Maus

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Art Spiegelman

Quando un fumetto varca la definizione di genere, vince il premio Pulitzer e mostra a generazioni intere, in tutto il mondo, cos’è stata la vita nell’Europa nazista prima, e in un campo di concentramento poi, per un giovane ebreo di buona famiglia e sua moglie.

E non ci si lasci ingannare dall’apparente ingenuità del disegno, perchè Spiegelman – figlio, il figlio americano, intatto, del protagonista di questa storia, di questa agghiacciante testimonianza – non ha niente di ingenuo, e molta empatia: questo, come altri, è un modo per ricordare, e leggere Maus o Il diario di Anna Frank o La masseria della allodole può aiutare a celebrare una giornata che sia contro tutti i genocidi, e a ricordare quelli dimenticati o misconosciuti.

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Per ricordare, ho recensito anche

Il bambino con il pigiama a righe di John Boyne, dal quale è stato tratto di recente un film;

L’amico ritrovato e Un’anima non vile, di Fred Uhlmann, per scoprire com’era, prima dell’orrore, e come si poteva cadere. E che ci si poteva – si può – scattare, anche da un errore abominevole.

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