Battle royale

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Koushun Takami


Una Repubblica che di democratico non ha nulla, fondata sul terrore e la delazione. Un programma di sperimentazione delirante, che condanna ogni anno una classe di studenti al massacro. E quarantadue studenti su un'isola, obbligati a uccidere se vogliono vivere.

Queste le premesse di Battle royale, romanzo che in Giappone ha creato un dibattito ferocissimo, arrivato sino in Parlamento; perchè quello che viene presentato spesso come un banale ammmasso di scene di violenza si rivela, una volta preso in mano, una miniera di riflessioni non banali sulla ferocia della società giapponese – ma i riferimenti si possono spesso applicare a quella occidentale senza alcuna difficoltà -, su un darwinismo sociale che prevede l'eliminazione dei più deboli a costo della sanità mentale dei più forti, sulle dinamiche che si possono instaurare in gruppi più o meno corposi se messi in condizioni estreme, sulla banalità del male, spesso possibile per il silenzio o la cooperazione volontaria di molti carnefici. Un romanzo che presenta dei momenti di vero genio nella presentazione e gestione di una mole importante di personaggi, tutti con una storia e caratteristiche ben definite, e di eccellenza nell'analisi di alcuni dei principali: Mitsuko dal volto d'angelo e l'anima vuota, Shinji “il terzo uomo”, Hiroki il cavaliere rimangono a lungo in mente, insieme ad alcuni minori di grande potenza.

Detto questo, è un volume non privo di difetti: una quantità spropositata di personaggi dotati di capacità o caratteristiche eccezionali (insomma, che in una classe si trovino due hacker eccellenti, tre o quattro sportivi di prima categoria, due ragazze di incredibile bellezza, uno studente più abile di McGyver mi sembra francamente eccessivo…), due cattivi caratterizzati il primo da una mediocrità deprimente e il secondo da caratteristiche così incredibili che dovrebbero farne il Lecter dei poveri ma che non gli servono a un bel nulla nella trama, e un finale sciatto in maniera indecorosa. Tutto difetti, c'è da dire, rimediati nell'eccellente trasposizione cinematografica, che vanta tra l'altro un favoloso Takeshi Kitano a nobilitare uno dei personaggi peggio tratteggiati nel romanzo.


 

Battle royale è un romanzo che mi sento di consigliare caldamente. Ma, pur con molte remore, non a dei ragazzi.

Descrive puntualmente un gruppo di alunni e le loro dinamiche, nel contesto particolare di una scuola giapponese. Ciò NON ne fa però un romanzo per ragazzi: benché oggi qualunque quindicenne sia “narrativamente assuefatto” a scannamenti e violenza, la carne macellata e gli occhi vuoti dei protagonisti di Battle Royale sono fini a una rifessione sociale che richiede una certa maturità per essere compresa.

 

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