Il cavaliere, la strega, la Morte e il diavolo

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Silvana De Mari


Un volume che presenta su stampa, con un'edizione bella e ben curata dalla Lindau, i racconti già pubblicati dall'autrice sul suo blog e sul suo sito, con l'eccezione dei due incorporati nel recentissimo Il gatto dagli occhi d'oro e dell'ultimo, Fiori, ma con l'aggiunta di un breve saggio sulla morte della stessa autrice.

Nove racconti, dunque, di lunghezza differente:

ne Il cavaliere, la strega, la Morte e il diavolo una Bradamante stracciona vaga per l'Italia del sud afflitta dai Mori, scontrandosi con la Morte – e sconfiggendola col dolore, e con la compassione;

a Seravezza, Alpi Apuane, Toscana, il 1526 porta la storia di un ragazzo che viaggia per conquistare il diritto alla donna che desidera, ma scopre mondi lontani e diversi, e forse più adatti al suo spirito libero;

spirito che non manca al castrato che leva la sua voce a Dio nella Roma del 1692, soffrendo il dolore di una mutilazione non voluta, ma accogliendo l'amore, e accettando di poterne dare, e molto;

l'amore che viene sottratto con l'inganno al giovane prete che combatte per la libertà dai Borboni a Capua, antenato coraggioso e mai dimenticato di un ragazzo, studioso appassionato, che impara da un'antica strega a scappare per distogliere l'attenzione dei nemici da coloro che cercano: e a morire – sul rogo lei, fucilato lui – con la gioia della salvezza altrui.

Cinque storie che percorrono un'Italia e un Mediterraneo attraverso secoli di povertà e dolore illuminati, però, dal coraggio e dalla misericordia dei singoli.

Un pizzico di magia illlumina invece la Storia come tante di un'insegnante in pensione, devastata dalla perdita della figlia bambina, e riportata alla vita dalla prepotenza affettuosa di uno strano tecnico del televisore, mentre invece è Babbo Natale, o la corrispondenza con lui, a rendere un ragazzino consapevole del proprio valore durante una notte gelida e favolosa insieme. Consapevolezza che è negata al giovane protagonista de L'ultimo esame, ricordato dal padre che ne piange la scomparsa, e canta il valore di un'esistenza breve e luminosa come una stella cadente, e si prepara a confrontare la perdita e il dolore.

L'ultimo racconto, infine, parla ancora di dolore, consapevolezza, riconoscimento: e di un cane dagli occhi umidi e le orecchie infinite, di una ragazzina dalla voce d'oro, di un pennacchio bianco e di un extraterrestre che impara moltissimo di sè attraverso gli altri: tutto raccontato ne Le cronache di Vascello del Capitano Aquindici, disperso sul pianeta dei barbari.

Tutti i racconti hanno un valore aggiunto, sono sentitissimi e molto amati dall'autrice: un affetto che traspare da ogni parola, da ogni frase; e tutti meritano una lettura più che attenta, per quanto ognuno sia poi libero di affezionarsi più ad alcuni che ad altri. E ammetto di essere parziale, leggendo e rileggendo con sempre lo stesso piacere Caro Babbo Natale e Una storia come tante su tutti.

Chiude il volume un breve, intenso saggio sulla morte.

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