La bambinaia francese

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Bianca Pitzorno

 

Sophie rimpiange la splendida, luminosa Parigi: affacciandosi alle fredde finestre del maniero di Thornfield Hall, nella grigia campagna inglese, come non potrebbe? Ma Adéle, la piccola Adéle, è qui, e lei ha il dovere di vegliare su di lei, e proteggerla; e riportala a Céline, sua madre, la cui gentilezza è stata calpestata senza scrupoli dall'inglese spietato che adesso mira alla giovane, scialba istitutrice.

Premetto una cosa: io sono fanaticamente devota a Jane Eyre. Lo rileggo un paio di volte l'anno, lo spizzico quando sono di umore grigio, e tendo ad accalappiare qualsiasi altro romanzo ne sia anche in parte ispirato. Detto questo, in genere prendo delle solenni fregature, con le sole, luminose eccezioni del delizioso Il caso Jane Eyre di Jasper Fforde, e de La bambinaia francese: non un capolavoro (e personalmente ho trovato un po' forzata la parte a Parigi), ma una piacevole riscrittura, adeguatamente divertita e avventurosa, retta dallo stile piano e virtuoso insieme di Bianca Pitzorno.

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