Baby Doll

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Sharon Carter Rogers

Baby Doll e Boy:  due anime perse nei vortici del tempo. Solo che la prima è la figlia umanissima di un boss della malavita, il secondo è un’anima errante vera e propria, condannata  a legarsi a un umano dopo l’altro, senza possibilità di scegliere, senza ricordi; perso  a sé stesso, legato ad un’unica donna che ha amato e da cui è stato strappato: perché solo un nuovo legame interrompe il vecchio, e al nuovo legame non si può dir di no.
Giace sulla tomba del suo ultimo umani Boy, privo di nome e di ricordo, in attesa che qualcuno lo veda: e Baby Doll lo vede, lo chiama, lo lega a sé senza volere, senza che lui lo voglia, mentre assiste al funerale del suo patrigno, e medita la distruzione di un mondo che l’ha inghiottita e che lei rifiuta.
Inizia così un viaggio di scoperta, una settimana in cui Boy e Baby Doll rincorrono la conoscenza profonda di sé stessi, e nell’altro scoprono la presenza di Dio, e uno scopo nella loro vita.
 
Un romanzo atipico, completamente differente da quanto copertina e quarta di copertina vogliono far credere: un romanzo oscuro, duro, profondo, con un sottinteso mistico fortissimo. Unica pecca grave gravissima la traduzione: nel migliore dei casi sciatta, ma in un punto o due errata in maniera sconcertante: lo vorrei conoscere un poveretto che vanti una madre tanto snaturata da chiamarlo “jerk”…
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  1. La quarta è peggio, credimi!
    Eppure mi ha stupito: e io ADORO quando i libri mi stupiscono. 😉

    Tintaglia

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