Sono troppo un genio del male

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Josh Lieb
 

Un giorno mi implorerete di concedervi l'onore di leccarmi i piedi. Vi piegherete su quelle stupide e inutili ginocchia implorandomi: “La prego, signore! La prego! Mi permetta di leccale lo sterco di cane rognoso che ha tra le dita!” (Con me scalzo nello sterco di cane rognoso, tanto per rendervi la cos ancora più ributtante.) Se fossi dell’umore giusto, non troppo disgustato dalle vostre stupide lacrime verminose o dalla vostra stupida faccia accartocciata, vi potrei concedere oil grandissimo onore di leccarmi i piedi fino a farli brillare. Anche se non ve lo meritate.
Ma questo in un giorno futuro. Al momento sono in seconda media.

 
Mi ha regalato momenti di sincero, esilarato divertimento: penetrare nella mente di un diabolico dodicenne dall'aspetto tenero e paffuto, proprietario di un impero economico, aduso a inventare marchingegni di ogni tipo, a truccare corse di cavalli, manipolare i mercati mondiali, progettare colpi di Stato e con il solo, unico obiettivo di diventare presidente d'istituto risulta essere un viaggio divertente e sconfortante insieme, intriso della tonificante perfidia dei bambini, rischiarato dall’altrettanto tonificante stupidità degli adulti e inumidito dalla guizzante lingua dell’adorabile Leccalecca.
 
Surreale, travolgente, crudele e sincero è il mondo creato da Lieb, che implacabile riflette i mali dell’America democratica nelle apparentemente più modeste elezioni di rappresentante d’istituto; e che è in grado di smascherare con sottigliezza bullismo, cecità, trascuratezza stillando il vetriolo di una geniale mente di dodici anni.

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