My sister lives on the mantelpiece

Standard

Annabel Pitcher

Quando si chiude questo romanzo, ci si stacca dalla voce e dai pensieri e dalla vita di Jamie, la prima cosa che colpisce è la quantità di temi che la scrittrice riesce a toccare o a far intuire in poco più di duecento pagine: terrorismo, lutto, divorzio, abbandono, alcolismo, anoressia, bullismo, pregiudizio. E insieme integrazione, amicizia, coraggio, primo amore, crescita, il tutto con un tocco leggero che lascia comunque un livido nello spirito: perché sono cose che ci sono, che forse non si nominano, ma che segnano chi ne viene a contatto.

E che vengono viste attraverso gli occhi innocenti di Jamie, dieci anni, un padre che beve (ma non si dice), una madre fuggita col responsabile del gruppo di sostegno che frequentava, una sorella intelligente e amorevole che non mangia, e una sorella indubbiamente morta, ma che è la presenza più forte nella casa. Dalla piccola urna sulla mensola del caminetto domina e influenza le loro vite: quella dei genitori, che non hanno mai superato il trauma di vederla fatta a pezzi da una bomba, e la rendono il centro della vita familiare, schiacciando i figli rimasti (“ma noi siamo vivi!” esplode Jasmine, a un certo punto) nel ricordo di Rose, resa perfetta e immutabile dal ricordo, eterna pietra di paragone. E jamie, che non la ricorda, che aveva cinque anni quando è successo, che non ha mai pianto, vede la sua famiglia andare in pezzi e cerca di sopravvivere: anche se questo vuol dire legarsi all’unica bambina che nella nuova scuola gli dimostri interesse e amicizia, e che sotto un hijab colorato ha occhi brillanti e uno spirito indomabile. La musulmana Sunya. Anche se questo vuol dire crescere, alla fine, e trovare il coraggio di abbandonare le illusioni che proteggono l’infanzia, riconoscere il tradimento, e imparare a lasciar andare chi muore,e a tenere stretto a sé chi vive – o almeno chi prova a vivere, nel modo migliore possibile, oltre il dolore.

E’ un libro molto bello e molto intenso; non mi ha fatto impazzire lo stile (ma io non sono molto per il flusso di coscienza), ma i personaggi sono profondi e ben caratterizzati (menzione d’onore per Jasmine, “intelligente, bella, rosa” – e viva, anche se si sente solo come l’ombra della sorella gemella, la brillante Rose, perduta per sempre), e non c’è la ricerca della lacrima facile: le lacrime arrivano quando devono arrivare, insieme a quelle perdute di Jamie, a marcare un cambiamento: doloroso, difficile, ma segno di vita.

NB: in Italia il romanzo è stato di recente pubblicato sotto il titolo di Una stella fra i rami del melo. 🙂

Annunci

»

  1. Beh, c’è da dire che il flusso di coscienza è quello di un ragazzino di dieci anni, quindi molto lineare. E poi non sei tu che ami la Von Arnim?
    Io ho adorato Sunya: ogni volta che penso a questo libro ricordo la sua prima frase “Inventa!” e mi viene di mangiarmela di baci!

    • Sono una fedele adoratrice della cara Elizabeth, è vero. ^^
      Sunja è una forza della natura, come Jas: ho come avuto l’impressione che le ragazze siano il vero motore del romanzo – e il gatto.
      Ribadisco, la “voce” è quella che deve essere, solo che mi stanca un poco come tipo di narrazione. ^^

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...