Poison study

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Maria V. Snyder

Premetto una cosa: ho affrontato Poison study senza alcuna aspettativa, e invece ho trovato un romanzo scorrevole, piacevole e che mi ha dato da riflettere per qualche tempo. Non è privo di difetti, ma li ho trovati nettamente minori rispetto al resto.

E da qui… 
Parto con ordine: per una volta non avrei strozzato la protagonista nè il protagonista maschile, che per me è già qualcosa rispetto ai fantasy standard: Yelena ha un passato difficile e oscuro, ma è anche in gamba e piena di risorse, e propositiva: non la fanciulla da salvare, inerte tra le mani del cattivo prima e dell’eroe poi.
E l’eroe non è tanto eroe, alla fine: certo, è ricco di talenti ( bello come il sole, ca va sans dire) ma è prima di tutto un manipolatore e un assassino senza alcuno scrupolo nè rimorso, con un’unica fedeltà: il Comandante.
Ossia chi ha instaurato una dittatura militare completamente liberticida.
e qui faccio una pausa, perchè questo è un argomento che mi ha molto toccato: il difetto che rimprovero a Yelena e Valek è di avere troppi talenti: porca miseria, lei sa fare TUTTO una volta che ci si mette (e anche se non ci si mette, vedi la magia: qualcosa mi dice che sarà una maga strapotente o con abilità rarissime…), e lui nel combattimento è pressochè disumano. Eh, insomma!

E passiamo ai punti che mi hanno colpito di più: il Comandante e la dittatura.
il Comandante mi piace come personaggio, anche se avrei preferito che venisse approfondito maggiormente il suo rifiuto della propria natura femminile, e quelle che sono le radici della completa mancanza di compassione (al limite dell’irragionevolezza) e la totale adesione a regolamenti che possono rivelarsi nocivi: la negazione della propria femminilità, il rifiuto di essere quella che è ha un legame con questa totale rigidità? Perchè, dati i suoi talenti eccezionali, non ha scelto di affermarsi come donna? E il ricordo di quando ha ucciso il lupo, camuffandosi da uno di loro, è un riflesso (o l’ispirazione) del camuffamento quotidiano a cui si sottopone? Non sono riuscita a farmene una ragione.
secondo: la dittatura. il Comandante ci viene presentato come un capo giusto, attento a sfruttare al meglio i talenti di chiunque; allo stesso tempo una monarchia crudele e corrotta è stata sostituita da un sistema completamente liberticida, che nega non solo la fede e il divertimento personali (eccetto che nelle dosi e nei modi accettati dal regime, come le due feste annuali), ma scoraggia l’apprendimento di qualsiasi cosa non sia strettamente inerente al proprio mestiere – che viene comunque assegnato, senza possibilità di scelta.
i movimenti sono controllati strettamente, il dissenso sradicato, i beni di lusso proibiti, ogni deviazione dal Codice punita con la morte: eppure nessuno, tanto meno i protagonisti, batte ciglio. Valek, anzi (anche se con un tocco di compassione ragionevolezza) fa entusiasticamente parte del sistema, e ha svolto un ruolo fondamentale nel portare il Comandante al potere.
ma non c’è discussione, solo il ricordo della corrotta monarchia di prima, come se fra l’uno e l’altro sistema non ci fossero vie di mezzo.
Per carità, questo è il primo volume della trilogia, ed è possibile che le cose si sviluppino in seguito, ma mi ha sconcertata questa naturale, passiva presentazione di un regime, senza che nè l’autrice nè i personaggi lo trovassero motivo di discussione.

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