La stella nel pugno

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Robert Sharenow

Quando ero piccola mio padre mi raccontava le storie dei grandi pugili: ancora oggi guardo con piacere i film che parlano di pugilato, e mi sento più vicina a lui.

Forse è questo che mi ha fatto prendere in mano La stella nel pugno: l’attrazione per il pugilato, e  la curiosità di vedere come si potesse integrare la storia di un allampanato quattordicenne ebreo nella Germania dell’ascesa nazista.

La ricetta è molto ben riuscita: la ricostruzione storica accuratissima, sia per quanto riguarda la storia della boxe e quella del fumetto, che fanno da contorno e definiscono gli interessi di Karl, il protagonista, si per la resa dettagliata e naturale insieme della stretta angosciosa dell’antisemitismo e del fanatismo di quegli anni. Efficace, inoltre, l’evoluzione del protagonista: da ragazzino vigliacco e sprezzante, a giovane in cerca della propria identità, formato non solo dalla disciplina dello sport ma dal coraggio e dalla vigliaccheria che vede intorno a sé, in misura sempre maggiore, mentre si avanza verso la Notte dei Cristalli.

Un romanzo intenso, estremamente ricco; buona anche l’edizione, sebbene mi chieda se lo stile, che non mi ha entusiasmato, sia dovuto all’originale o a una traduzione non eccellente.

Nel complesso, però, ottimo romanzo e ottimo “prodotto”: e scoprite anche voi la “nobile arte” della boxe, e i suoi protagonisti: a mio padre sarebbe piaciuto. J

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