Ultraviolet

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R. J. Anderson

Alison assapora le parole, vede i suoi, gusta le menzogne, annusa i colori: lettere e numeri hanno una personalità per lei, e le stelle suonano una sinfonia di speciali colori quando le osserva.

Alison è speciale, anche se sua madre la ritiene pazza.

E ha disintegrato una compagna di scuola, Tori la perfetta, bionda come il grano e piena di un veleno che solo Alison pareva vedere – o sentire, dato che la vicinanza di questa ragazza speciale si palesava ai suoi senso come il Rumore per eccellenza. E che è sparita nel nulla.

Alison non ricorda altro, non sa altro, e teme di dover restare a vita nel centro psichiatrico in cui si è trovata internata, dopo che la scomparsa di tori ha mandato i suoi sensi in overload di informazioni: ma l’incontro con un giovane neuropsichiatra potrà dar una svolta alla sua vita,e permetterle di capire cosa può fare, e cosa ha realmente fatto?

Sono rimasta affascinata dalla descrizione della condizione di Alison, una forma neurologica molto rara chiamata sinestesia: i sensi si intersecano fra loro, dando origine ad esperienze particolarissime e differenti anche da sinesteta a sinesteta. Mi ha incantato il mondo di Alison: bugie che sanno di amaro sulla lingua, lettere con una personalità, occhi di  colore diverso da quello reale, perché riflettono altro: spettri ultravioletti che si mostrano all’occhio, e risuonano in armonia.

La scrittura è inoltre buona e curata, con personaggi credibili e sfaccettati: agghiacciante e realistica insieme la panoramica degli ospiti e del personale della clinica in cui viene internata Alison, e dei problemi psichiatrici giovanili che vengono trattati.

…poi a tre quarti dal  libri la scrittrice impazzisce, e ci mette di mezzo gli ALIENI. No, dico, ALIENI. O.O E il voto crolla, crolla, crolla mentre assisto depressa alla distruzione fantastica di un’ottima idea.

Ancora mi aggrappo alla possibilità che Alison avesse allucinato, ma temo che l’intento non fosse quello…

 

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