Celebrando Bianca Pitzorno: Georgiana1792 (aka LizzyGee) parla de La bambinaia francese

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Il secondo contributo ai festeggiamenti pitzorniani viene dall’adorabile e onnivora Georgiana1792 (nota anche come LizzyGee) , instancabilmente attiva sui meravigliosi Old friends e new fancies (blog dedicato interamente alla fortuna di Jane Austen) e Diario di pensieri persi, miniera di consigli e aggiornamenti letterari.

Da brava consumatrice di spin off, Georgiana parla de La bambinaia francese, recensito da me eoni fa e protagonista di una discussione anche su YA e dintorni.

Segnalo anche le belle discussioni aperte da Georgiana su Speciale Violante e Principessa Laurentina, due romanzi molto amati di Bianca Pitzorno, discussioni ricchissime di spunti.

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Chi mi conosce sa che non mi faccio assolutamente problemi a leggere spin-off, sequel e compagnia bella, tanto che nel mio blog, Old Friends & New Fancies ci occupiamo proprio di questo. Quando ci si rende conto che il derivato è un omaggio al romanzo originale che lo ha ispirato, che lo tratta con rispetto e devozione — come solo un fan sa fare — una lettura di questo genere non può che rappresentare la gioia di una condivisione. Non concordo con i puristi, che non vogliono intaccati i capolavori della letteratura; lo spin-off, chiamiamolo anche fan-fiction, ci donano il piacere del prolungamento di una lettura amata, facendoci ritrovare personaggi, atmosfere, spirito del romanzo, con nuove situazioni o da diversi punti di vista. E agli intransigenti dico: “Se non volete leggere derivati, non lo fate! Nessuno vi costringe.”

Parliamo dunque de La bambinaia francese, spin-off di Jane Eyre di Charlotte Brontë, visto dal POV di Sophie, la bambinaia francese, appunto, di Adèle, la figlioccia di Edward Rochester, che la Pitzorno pubblicò nel 2004. Ispirata da Il grande Mar dei Sargassi , scritto da Jean Rhys nel 1966 (Adelphi 1980), la scrittrice sarda ha pensato che si potesse omaggiare Charlotte Brontë e il suo capolavoro con un prequel, o meglio, con un romanzo parallelo, che mostrasse la storia di Jane Eyre da una diversa angolazione.

La Pitzorno ha svolto un minuzioso lavoro di ricerca storica, per cui, se considerassimo i personaggi come se li ‘leggessimo’ per la prima volta, non potremmo certamente essere oltraggiate da un romanzo storico così ben costruito.

I problemi sorgono perché si va a intaccare la figura di Edward Rochester uno degli eroi romantici più amati della letteratura. Rochester viene presentato malissimo, come un libertino impenitente, che fa il moralista quando gli conviene (cioè quando si tratta di donne, mentre agli uomini — soprattutto se sono ricchi e aristocratici — tutto è concesso; tanto che più di una volta ha rischiato la bigamia). E la giovane Jane è piuttosto fredda e rigida, ma anche molto ingenua e pronta a cascare nelle maglie della rete tesale da Rochester. Beh, volete sapere una cosa? Nonostante ami il libro di Charlotte Brontë, il personaggio di Rochester presentato dalla Pitzorno è esattamente quello che ho visto anch’io attraverso le pagine di Jane Eyre.

Vedo in questa testimonianza di affetto di Bianca Pitzorno alla Brontë, però, anche un tentativo di obiezione: “Amo il tuo romanzo, ma non condivido tutto ciò che pensi”, sembra voler dire la scrittrice sarda. Innanzitutto ciò si deduce dalla Nota dell’Autrice al termine del libro:

Il primo doveroso omaggio va a tutte le opere di Charlotte Brontë, e in particolare a Jane Eyre e a Villette, dove l’autrice esprime senza mezzi termini la sua opinione sul carattere ‘falso, frivolo e superficiale’ delle donne francesi, e sugli adulti che si inteneriscono eccessivamente sull’infanzia. A questa doppia dichiarazione di disistima io, che ho un debole per i bambini e una grande ammirazione per il carattere e la cultura dei francesi, specie quelli dell’Ottocento, cerco di dare la mia risposta.

In particolare, dunque, all’Illuminismo francese, che in questo libro è osannato oltremodo (i detrattori dicono che lo è fin troppo).

E, dulcis in fundo, sebbene la Pitzorno non lo dichiari apertamente, si comprende chiaramente che è una Janeite (come me: e questo me la rende ancora più simpatica!). E dato che Jane Austen non si può difendere dalle accuse che le vengono mosse da Charlotte Brontë e dai bronteiani — che dicono che i suoi romanzi mancano di passione —, lo fa lei con questo libro, che per me è una vera e propria dichiarazione d’amore. Più volte nel corso della narrazione viene omaggiata la Austen, il cui romanzo L’Abbazia di Northanger è il preferito della protagonista. (E, fra parentesi, le atmosfere gotiche di Jane Eyre sono proprio ciò che viene maggiormente messo alla berlina nell’Abbazia; questo crea un intreccio fra le trame dei tre libri, come se Jane Austen fosse riuscita, da morta, a prendersi gioco di Charlotte Brontë!)

E sempre la Austen ha intitolato il suo primo romanzo Sense and Sensibility (Ragione e Sentimento); questi due valori contrappongono non solo due qualità, ma anche due correnti di pensiero: la ragione, la razionalità dell’Illuminismo e il sentimento, la passione del Romanticismo. Jane Austen conclude il suo romanzo con un finale che media i due valori equamente per raggiungere equilibrio e serenità, ma propende più verso la corrente di pensiero del secolo precedente (Illuminismo), che non del successivo (Romanticismo).

Con questo, non voglio dire che la Pitzorno abbia voluto in qualche modo vendicare Jane Austen attraverso La bambinaia francese, lungi da me questo pensiero (non voglio assolutamente attribuire sentimenti meschini alla scrittrice che celebriamo in questi giorni!). Però, da Janeite non posso non essermi sentita un po’ compiaciuta nel constatare che una grande scrittrice come Bianca Pitzorno sia dalla parte di Jane Austen in questa specie di ‘guerriglia’ fra le due scrittrici dell’ottocento inglesi e i loro estimatori, che — non dimentichiamolo — non è stata la Austen a cominciare e che considero ridicola (come immagino faccia la Pitzorno).

Perché si possono amare entrambe le scrittrici senza conflitti. E Bianca Pitzorno lo dimostra con questo bellissimo libro che è La bambinaia francese.

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