Pure

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Julianna Baggott

Che. PIOMBO.

Ma andiamo con ordine.
Mi aspettavo grandi cose da Pure: un mondo in cui, a causa di colossali Detonazioni, la maggior parte dell’umanità è morta, e i sopravvissuti sono fusi con oggetti o animali, o deformi in altro modo – eccetto coloro che si erano rifugiati all’interno del Dome e che, intatti e perfetti (anzi, geneticamente perfezionati) costituiranno l’elite di un mondo purificato e rinato; il tema ricorrente e affascinante, del ricordo e della menzogna; la verosimiglianza dell’ambientazione mi facevano sperare in un post-apocalittico serio, non nella banale rivisitazione di un triangolo amoroso in stile paranormal.
E in questo il romanzo ha mantenuto le promesse, non lo nego. Ma lo stile dell’autrice (pesante e, insieme, freddo e distante), la scelta di narrare tutto al presente ma in terza persona, la generale freddezza dei personaggi (oh, non mi sono affezionata a uno che sia uno!), gli enormi punti di domanda su alcuni punti della trama e sulle reazioni dei personaggi stessi (hanno un aplomb, questi ragazzi! XD) ne hanno reso la lettura una vera e propria tortura.
Non leggerò il seguito, decisamente; nonostante spunti interessanti, il solo pensiero di affrontare nuovamente la scrittura di Julianna Baggott mi induce a cercare rifugio piangendo dietro la mia coda di lettura.

Fortuna che il mese passato ci siamo consolati dedicandoci  alla zia Bianca (Pitzorno, ovviamente!)

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