Unspoken

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Sarah Rees Brennan

 

Io diffido dei paranormal.

No, davvero: già non sono particolarmente attratta dal genere, ma in più mi è passata tra le mani talmente tanta cartaccia imbrattata di triangoli amorosi, belli-e-dannati (in più di un senso) con serie problemi relazionali, e candide imbecilli protagoniste che di riflesso mi tengo lontana da tutto il genere, compresi quei pochissimi che mi dicono (e me lo dicono persone più che affidabili) avere grossi meriti, sia come trama che come scrittura (prima o poi vincerò la mia avversione e prenderò in mano Daughter of smoke and bone. Giuro.)

Dicevo: io diffido dei paranormal. E infatti ho richiesto Unspoken di Sarah Rees Brennan *cough cough* per errore: credevo fosse un finto paranormal, e molto più la storia di una ragazza curiosa in un minuscolo villaggio di campagna inglese – e io amo le ragazze curiose e amo soprattutto i villaggi di campagna inglesi, sia perché li posso immaginare sia perché si distaccano dalla solita ambientazione ammmerigana.

Superato un attimo di panico al vedersi profilare un triangolo all’orizzonte del pacifico (ci piacerebbe…) Sorrry-in-the-Vale, posso solo dire di essere più che contenta dell’errore (e umilmente grata alla casa editrice per avermi approvato la richiesta): mi sono divertita con Unspoken come non mi divertivo da tempo con un romanzo – soprattutto un romanzo YA.

Ambientazione incantevole e inquietante a parte (no, le due cose non si escludono a vicenda: in questo caso si includono XD), Sara Rees Brennan vanta uno stile assolutamente brillante, di pulizia cristallina, e dialoghi divertenti e intelligenti come se ne leggono pochi. La trama regge, anche se mi sono resa conto a un certo punto che non andavo avanti a tamburo battente per il mistero, ma per i personaggi: a parte Kami (stappate lo champagne! Finalmente una protagonista che se la sa cavare, non passa il tempo a rimuginare e lagnarsi, ed è avventurosa e intelligente! Al solo pensiero mi commuovo…), il perno attorno a cui gira tutto il romanzo, ogni altro personaggio è caratterizzato benissimo, a partire dallo squinternato gruppetto di amici che si improvvisano investigatori (e menzione d’onore per la pigra, implacabile Angela), per finire con la famiglia di Kami e gli inquietanti abitanti del maniero. Perché, ovviamente, c’è un maniero.

L’unico che non ho amato particolarmente è proprio Jared, ma dipende in buona parte dal fatto che non mi interessano i bad boys (sebbene lui sia un poco sui generis, e più intelligente della media del topos letterario); come notava Livia, Ash ha più potenzialità come personaggio.

Aggiungo al volo: se  volete rinfrescarvi gli occhi, conoscere la penna affilata di Kami e vagare fra i cottage di Sorry-in-the-Vale, iniziate a dare un’occhiata al primo capitolo, messo a disposizione dall’editore per stuzzicare l’appetito. ^^ E per ingannare il tempo, in attesa che una copia fresca di stampa approdi nella vostra cassetta della posta, ci si può godere The summer before I met you, delizioso companion messo a disposizione dall’autrice per festeggiare l’imminente uscita in libreria di Unspoken.

Unspoken esce oggi (!) in libreria, purtroppo solo all’estero (e qui, supplica umilissima agli editori italiani: è una serie che promette di essere favolosa, e venderebbe benissimo: perché non portarla da noi al più presto? *occhioni da cocker*); ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione.

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