Diverse energies

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Non amo in genere le raccolte di racconti, e anche meno le antologie di autori vari , ma il tema alla base di Diverse energies mi intrigava: in una letteratura YA dominata dai protagonisti di razza bianca (recentissima la polemica su Goodreads per i protagonisti di altre razze “sbiancati” o modificati nelle copertine…) questa raccolta vuole riunire racconti che diversifichino, presentando distopie con protagonista, in realtà, la diversità razziale che è realtà non tanto in Europa, quanto negli Stati Uniti.
La presenza di tre autori come Ken Liu (di cui ho letto il bellissimo The man who ended History), Paolo Bacigalupi (due romanzi in coda di lettura, e un racconto poteva essere l’occasione per conoscerlo) e Ursula K. LeGuin (che non ha bisogno di presentazioni, spero!) e di due autrici che conoscevo di nome ma di cui non ho letto niente (Malinda Lo, particolarmente sensibile anche al tema gay negli YA, e Cindy Pon) mi hanno convinta alla lettura.
Come temevo il risultato è però ineguale. A fianco di alcuni racconti molto belli, ho trovato diverse buone idee che mi sono però parse incompiute in qualche maniera, o raccontate confusamente, e una minoranza di racconti che mi hanno lasciato molto fredda.

The last day di Ellen Oh parte da un’idea geniale. Peccato che la resa sia assolutamente inferiore all’idea stessa: non ho provato né tristezza né orrore – e sì che, considerato che mi sono sentita male durante la visita al Museo di Hiroshima, l’autrice partiva avvantaggiata;

Freshee’s Frogurt di Daniel H. Wilson è un racconto molto scarno, ma divertente e reso con efficacia dal punto di vista linguistico;

di Uncertainty principle di K. Tempest Bradford ho adorato l’idea e la prima parte, mentre ho trovato scadente e confusionaria la soluzione (dalla comparsa della seconda ragazza in poi, diciamo senza spoiler 😉 );

Pattern recognition conferma Ken Liu un autore intelligente e profondo, e ottimo dal punto di vista stilistico, almeno per quanto mi riguarda;

Gods of dimming light di Greg van Eekhout ha un’idea originalissima e un’ambientazione davvero davvero bella: lascia forse un vago senso di incompiutezza, ma mi è piaciuto moltissimo;

Next door di Rahul Kanakia mi ha lasciato perplessa: per quanto mi piaccia l’inquietante ambientazione, non sono riuscita a sentirmi coinvolta, probabilmente perché non mi piace minimamento lo stile di scrittura;

Good girl di Malinda Lo è uno di quei racconti che, pur essendomi piaciuto, mi ha lasciato con un senso di “irrisolto”, forse per il finale aperto, e la mancata soluzione della ricerca iniziale della protagonista, ma anche per la scarsa esplorazione dei sentimenti e della storia che vengono raccontati;

A pocket full of dharma di Paolo Bacigalupi ha un’idea interessante, un’ambientazione affascinante e un’idea (la Biocittà) davvero bella, ma anche qui non è stato al livello che mi aspettavo: lo metterò alla prova nei romanzi;

What arms to hold, Rajan Khanna non mi ha detto nulla in particolare, nè come tema nè come scrittura, e non mi è piaciuto il vago afflato fantasy;

Blue skies di Cindy Pon è  per me uno dei migliori racconti della raccolta: pochi tratti, trama minima, ma resa appassionante del passato e del presente dei personaggi, e delle loro diversità;

Solitude di Ursula K. Le Guin è di una bellezza travolgente: una riflessione sulle lontananze culturali e sulla loro incolmabilità di una lucidità e chiarezza affascinanti, nello stile squisito della LeGuin. Vale la pena di leggere la raccolta solo per questo (una ristampa, sia detto, non scritto appositamente per la raccolta, come il racconto di Bacigalupi).

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