Cursed pirate girl

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Jeremy Bastian

Premetto che ho letto Cursed pirate girl subito dopo aver chiuso il fenomenale Sharaz-De di Sergio Toppi, e che temo che non abbia giovato al secondo arrivato (ma, d’altronde, sono pochi i fumetti che avrebbero retto il confronto).

Non posso dire che mi sia piaciuto: forse per il paragone, appunto, di certo per ambientazione e tipo di storia, che non coincidono con i miei gusti; visionaria, la narrazione precipita il lettore in un mondo di coralli e isole tropicali, seguendo le avventure (immaginarie? Reali?) di un’Alice sfacciata e coraggiosa con un cappello da pirata, una spada di legno e una benda sull’occhio, alla ricerca del padre, capitano su un vascello che sfoggia il Jolly Rogers e solca i mari misteriosi di una geografia fantastica. Realtà o finzione? Non so, e credo che l’ambiguità e il travolgente succedersi di eventi e incontri fantastici – ossia quello che allontana me, a meno che non sia Miyazaki a propormeli – sia invece il punto di forza per molti lettori.

Insieme, sia detto, alle splendide tavole. Estremamente complesse, dettagliatissime, contribuiscono a immergere nell’immaginario sfrenato che impregna la storia, che sa quello dell’autore o quello della protagonista, e a rendere graficamente i tratti grotteschi e surreali di personaggi e storia.

La prima raccolta di Cursed pirate girl è uscito ieri in America;  ringrazio l’editore per avermi fornito la copia necessaria a stendere questa recensione.

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