Last days of an immortal

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Fabien Velhmann

Ci sono libri (romanzi, saggi, fumetti: non faccio discriminazioni) che semplicemente mi lasciano con l’impressione di non averli capiti, in un modo o nell’altro.

Posso avere una sensazione di incompiuto, come se mi fosse sfuggita qualcosa, una sfumatura, un significato; o, come in questo caso, l’impressione che l’intero messaggio che ‘autore voleva veicolare sia andato perso con me.

E mi sento in colpa a recensirlo negativamente, a dire “Non mi è piaciuto”, proprio per questo dubbio che continua a rodermi.

Di Last days of an immortal posso dire: non mi ha detto niente, non mi ha lasciato niente, se non un vago senso di noia e nemmeno il piacere delle tavole – cosa che Cursed pirate girl, pur no essendo il mio genere, mi aveva offerto.

Le domande filosofiche sulla diversità, la comunicazione, la comprensione, l’immortalità, il ricordo ci sono, le ho viste, ma non le ho sentite; temo che siano andate completamente perse con me.

Last days of an immortal esce oggi in America; ringrazio l’editore per aver messo a mia disposizione una copia in anteprima per la stesura di questa recensione.

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