Grandville bete noire

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Bryan Talbot

Mi sono innamorata.

Il DI Archibald LeBrock è un John Luther procione e più rustico in una meravigliosa Parigi steampunk.

Cosa desiderare di più, se sia le meravigliose pagine che la trama avventurosa e intelligente (splendida l’esposizione sull’innocuità dell’arte astratta, sostenuta e diffusa dalle classi dirigenti per la sua impossibilità di generare significato politico – storia vera, a quanto pare) portano la firma di quel maestro che risponde al nome di Brian Talbot?

Che maestro si conferma, sia nella grafica spettacolare (ero ipnotizzata dalla resa dei vari animali) che nei testi e nella costruzione di vicende e personaggi.
E adesso, si recuperano i volumi precedenti!

Ringrazio caldamente l’editore per avermi fornito la copia necessaria a redigere questa recensione. 🙂

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