Moscow but dreaming

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Ekaterina Sedia

Alla fine del primo racconto, <i>A short encyclopedia of Lunar seas</i>, sapevo già che sarebbe stata una lettura da cinque stelle. Giusto perchè non ce ne sono altre da assegnare. E questo nonostante io non ami i racconti – non sia tipo da racconti – provi una certa allergia ai racconti.
Ma quelli di Ekaterina Sedia sono squarci di realtà – o, meglio di realtà a cavallo fra reale e immaginario, fra passato e presente, fra Russia e Occidente, fra fiaba e orrore, con l’unico filo conduttore di una (neanche tanto) sottile malinconia.
Rusalki e Upiyr, orfani e fantasmi, calzini e topolini ti trascinano da un mondo all’altro, sempre al limite, come se camminassi sulle lame, da novella Sirenetta russa: e non sono meri fondali quelli contro cui si dipanano le storie, ma per quanto differenti sempre ambientazioni quasi tangibili, nello spazio e nel tempo, nell’estraniamento dei personaggi.
Ekaterina Sedia mi ha insegnato cosa vuol dire “realismo magico”; e questo è il minore dei suoi meriti.

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