The Girl Who Circumnavigated Fairyland in a Ship of Her Own Making

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Catherynne M. Valente & Ana Juan

Premetto di aver  fatto molta fatica a prendere il ritmo con questo romanzo: nonostante l’inusuale ricchezza linguistica (e già da questo credo che possiamo dire che la Valente mirasse a dimostrare COME un romanzo per ragazzi possa essere scritto!) è proprio il genere di storia (la chiamo “alicesca”) che non amo; stranamente ho preso il ritmo man mano che continuavo, e ho letto gli ultimi capitoli molto più rapidamente, e con piacere, anche se il finale non mi ha entusiasmata e , soprattutto, se non mi son trovata a gridare al capolavoro  come moltissimi altri lettori.

Il romanzo (da ora noto come The girl who XD) presenta indubbiamente degli spunti di riflessione e analisi ricchi e interessanti, sebbene ben mascherati sotto la forma di romanzo-di-avventure-per bambini, e avvolti in una scrittura ricchissima, tanto da sconcertare, in certi momenti, e che alcuni non hanno gradito; personalmente, come ho detto, la ritengo una sorta di dichiarazione d’intenti dell’autrice, che già nella forma avverte che  sarà necessario andare oltre le apparenze, e che il romanzo può essere letto a più livelli – e a più età, di sicuro.

Quello che mi ha atterrata è stato appunto il genere: non amo i romanzi di avventure alla Alice, me ne stanco immediatamente: e soprattutto la prima parte l’ho trovata faticosa.

Rimane il fatto che mi è restata comunque la voglia di leggere il seguito, e che mi son trovata a valutare il romanzo quattro stelline su cinque: cosa piuttosto rara per un libro che avevo meditato di abbandonare. C’è molto su cui riflettere, e alcune scene hanno una drammaticità e una pregnanza simbolica fortissime.

Non mi sono innamorata di Fairyland come non mi sono innamorata di Oz o del Paese delle meraviglie, e non mi sono innamorata nemmeno di September, ma The girl who ha fascino, persino per me.

…in soldoni, lo raccomando? Sì, agli amanti di Alice e di sfrenate avventure in mondi fantastici, o a chi ama scavare alla ricerca di significati nascosti, o a chi gode semplicemente della ricchezza di linguaggio; meno a chi non ricade in questi gruppi.

Una nota: il libro è stato pubblicato  in Italia col titolo La bambina che fece il giro di Fairyland per salvare la fantasia (…mi astengo dai commenti, che è meglio…): l’ho letto in originale quindi non posso valutare la traduzione, mi limito a segnalarlo per chi non si senta di affrontare lo stile immaginifico dell’autrice in inglese. 🙂

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