Rapunzel untangled

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Cindy C. Bennett

A me i retelling piacciono. Mi diverte immensamente vedere come una storia ben conosciuta possa acquisire nuove sfumature, e come personaggi noti (e talvolta stereotipati: penso ai personaggi delle fiabe o del mito, di certo poco dotati di una personalità sfaccettata) diventino vivi, e parlino e agiscano in altri contesti.
Mi piace inoltre esplorare le fiabe e i miti meno noti; ho dato quindi volentieri una possibilità a Rapunzel untangled, intrigata dalla rilettura modernissima di una fiaba che amo, con una Rapunzel sì prigioniera, ma dotata anche di un’inedita finestra sul mondo: internet.
Mi spiace dire che, però, il tentativo non è riuscito, a mio parere: anche sorvolando sul controsenso di una prigioniera che viene lasciata libera di usare internet (per studio – ma onestamente, a una strega che l’ha rapita bambina che gliene dovrebbe importare?), ho trovato la scrittura senza guizzi, e il romanzo noioso.
Non l’ho abbandonato facendo fuoco e fiamme per l’irritazione, ma per pura e semplice noia.

Rapunzel untangled è uscito ieri negli Stati Uniti, nel caso voleste smentirmi; Ringrazio l’editore per avermi gentilmente fornito la copia necessaria alla stesura di questa recensione.

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