Intervisto… Fulvia Degl’Innocenti

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Scrittrice, redattrice de Il Giornalino, direttrice di una collana di narrativa per ragazzi, Fulvia Degl’Innocenti da anni osserva la narrativa per i più giovani da una posizione privilegiata.

Su questo blog è comparsa come autrice di Lasciami andare, e come una delle penne che hanno dato vita alle Fiabe per leoni veneziani. ^^

E’ stata anche così disponibile da accettare di rispondere  a qualche domanda a questo proposito su La città dei libri sognanti, e da condividere le sue idee su letteratura, scrittura e sul panorama editoriale nostrano. ^^

Buona lettura!

Negli ultimi anni la letteratura per adolescenti è diventata di moda, trainata da alcuni titoli di grande successo (Eragon, Twilight, Le cronache del Mondo Emerso, per fare qualche titolo). Tu curi una collana di libri per bambini, lavori come giornalista in una rivista dedicata ai ragazzi, scrivi per piccoli e adolescenti: da addetta ai lavori, come credi che si evolverà questo fenomeno? Ritieni che serva a formare una generazione di nuovi lettori, in un Paese come l’Italia che pure legge poco?

I dati sono già in questa direzione. I bambini e i ragazzi leggono di più: degli adulti in genere ma anche dei loro coetanei di qualche anno fa. Per far scattare la scintilla che innesca la passione per la lettura ci vuole qualcosa di coinvolgente, che emozioni. Leggere è anche vincere la forza di inerzia, è andare oltre alla seduzione del “tutto e subito” dei tanti gadget tecnologici: e allora ben vengano Harry Potter e Twilight, che grazie anche al fenomeno cinematografico, all’imitazione dei compagni, hanno sedotto milioni di ragazzi e in molti casi li ha convertiti alla lettura. I gusti poi si raffinano, e si può andare oltre la semplice trama serrata e cercare storie che scavano dentro, che rendano emozioni sottili e atmosfere sfumate. E nella letteratura per ragazzi ci sono perle preziose in questo senso come – fra i tanti –  Quindici giorni senza testa che ha appena ricevuto il Premio Andersen per i libri sopra i 15 anni, i romanzi di David Almond tra cui Skellig. I romanzi di Anne-Laure Boundoux, tra cui Le lacrime dell’assassino e Figlio della fortuna. E ancora, Sganciando la luna dal cielo, pubblicato da Feltrinelli, i romanzi di Green tra cui Colpa delle stelle, quelli di Aidan Chambers.

Hai scritto moltissimo, e per tutte le età: come sai qual è il pubblico adatto a una certa storia, e come “scegli” la voce con cui raccontarla?

Una storia che nasce contiene già i suoi lettori. Poi però è libera di incontrare chiunque e rompere le barriere dell’età. Per cui un romanzo per adolescenti colpisce al cuore anche gli adulti, così come una fiaba piccina può incantare anche i più grandi. Spesso i target sono solo legittime convenzioni editoriali a cui un buono scrittore sa adattarsi, cercando di conservare la genuinità della sua ispirazione.

Tu hai alle spalle una già lunga carriera di autrice: quali sono gli scrittori che ti hanno formata?

Solo da poco tempo leggo con l’attenzione di uno scrittore che cerca di rubare i segreti a chi è più grande di lui. In passato ho letto con lo spirito del divoratore onnivoro, la grande avventura di Verne, così come i tormenti di Dostoevskij e la tensione sanguigna di Stephen King.

ATTENZIONE SPOILER!

In Lasciami andare analizzi il rapporto fra un padre single e una figlia adolescente; è un’accoppiata atipica nella letteratura per ragazzi. Da dove è nata questa idea?

Seguo con molto interesse la cronaca nera e mi ero appassionata al caso di Melania Rea, la giovane mamma uccisa in un bosco e il cui marito era l’unico accusato dell’omicidio. Mi sono ritrovata a chiedermi: anche se il padre fosse assolto la loro bambina, che aveva di pochi mesi al momento della morte della madre, che cosa penserà una volta diventata adulta? Ci sarà sempre nelle sua vita l’ombra del sospetto? Da quella domanda è venuta fuori la mia storia, che è sicuramente diversa e frutto della mia immaginazione, ma che contiene una citazione precisa di quel fatto di cronaca nera e anche di altri episodi drammatici che vedono nelle parti di vittime i bambini e i genitori in quelle dei carnefici.

Fra i molti temi che tratti parli anche di un argomento troppo spesso taciuto anche a livello istituzionale, la depressione post-partum: come è entrata nella tua storia, e cosa ti ha portato a volerne parlare?

C’è una sorta di mitizzazione della figura della madre. Sia dal punto di vista proprio della cultura del nostro Paese sia negli ultimi tempi grazie ai bambini sfoggiati nelle copertine dalle sedicenti vip sempre incinte. Credo che aumenti il divario tra la maternità idealizzata e quella reale, e che anche quando non si arriva a casi estremi, ci sia una diffusa fatica nell’incarnare in modo sereno il ruolo di madre. E tante volte chi vive un disagio così “imbarazzante” non trova la forza di parlarne e sia schiacciata dai sensi di colpa. Chi non si perdona, si autocondanna, facendo tante altre vittime intorno a sé.

Un altro dei motori della vicenda è l’alcolismo, sia come causa di incomprensioni che come risultato di un trauma: anche qui, la scelta di un tema così intenso da cosa deriva?

Una grande ferita non sanata finisce per scavare voragini profonde nella psiche. Oltre una certa soglia il dolore è intollerabile e si cerca di stordirlo. La nostra società offre tanti stordimenti: gli psicofarmaci, le droghe, gli eccessi. L’alcol è uno di questi, quello alla portata più comune.

Ti ha ispirato il confronto continuo con gli adolescenti che segui su Il Giornalino?

Gli adolescenti che si raccontano attraverso le lettere che inviano alla redazione del settimanale il Giornalino in cui lavoro da tanti anni di sicuro tengono alta la mia sensibilità nei confronti dei loro vissuti: la rabbia, il senso di inadeguatezza, la spaesamento della crescita, il contrasto coi genitori, i conflitti con le amicizie, le grandi pulsioni ideali. I personaggi che creo ne portano gli echi, così come riflettono anche le mie emozioni di ex adolescente e di persona complessa e alla ricerca costante di un equilibrio.

L’anziana Rosa – una sorta di nonna-sostituta, di balzana fata madrina – è un punto di riferimento, forse un po’ dimenticato mentre cresce, da Eleonora; ha un modello reale, o porta su carta semplicemente il tuo ideale di nonna?

Io nutro un’autentica venerazione per la figura delle nonne. Donne che hanno tanto vissuto ma libere dalla prigione di essere madri. Rosa non è la mia nonna ideale, non assomiglia a nessuna delle nonne che ho conosciuto, ma ha spicchi di saggezza e di abitudini di alcune anziane in cui mi sono imbattuta. Accoglienza e benevolenza, benedizioni e consigli pratici: come un piccolo angelo che vigila da lontano. Ne avremmo bisogno un po’ tutti di angeli così.

In questi giorni esce per Rueballu Il primo concertoun volume in cui, in collaborazione con l’illustratore Paolo d’Altan, presenti ai ragazzi la figura di un grandissimo artista contemporaneo: Franco Battiato. Come è stata quest’esperienza?

E’ stato l’editore a contattarmi. Abbiamo scoperta una speciale comune sensibilità nei confronti di Battiato; per loro, editori siciliani, un caro amico e Maestro, per me la colonna sonora di un mio percorso spirituale. Un invito che è stato come un dono e un onore. Non è stato facile rendere in chiave semplice la complessa avventura musicale e filosofica di Battiato. Ma è stata una sfida emozionalmente coinvolgente e a tratti commovente

RUEBALLU_Copertina Maestro BATTIATO ok - Copia

Tre romanzi, tre film, tre fiabe.

Romanzi: Non lasciarmi di Kazuo Ishiguro, Un giorno perfetto di Melania Mazzucco, La strada di Corman McCarthy. Film: Quel che resta del giorno di James Ivory, In the mood for love di Wong Kar-wai, Sotto gli ulivi di Abbas Kiarostami. Fiabe: Pollicino, Cappuccetto rosso, La piccola fiammiferaia.

L’ultimo libro che hai letto, quello che stai leggendo, il prossimo che leggerai.

 Il bambino di Noè di Emmanuel Schmitt, Il signore delle mosche di William Golding, Kafka sulla spiaggia di Murakami.

Non posso che ringraziare Fulvia sia per le bellissime risposte che per l’incredibile disponibilità e gentilezza che mi ha mostrato; e lo spiritello benigno che veglia sul mio blog: Chagall. 🙂

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  1. Santa fata madrina! Il progetto su Battiato sembra fantastico. Ma la risposta dov’è? È il mio pc che non me la fa vedere.
    Complimenti, ottima intervista. Io intanto la segnalo ad Andrea, così la facciamo girare su facebook per Progetto Wonderland.
    E complimenti a Fulvia, ma lei non ne ha bisogno.

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