Vimini

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Donato Cutolo

Un’estate, un ritorno: quello di Vimini, adolescente trasferitasi in Francia col padre, nel paesino in cui ha passato l’infanzia sotto la buona ala protettrice della nonna, e a cui la legano ancora i colori dell’arcobaleno, una madre asservita alla bottiglia, l’amicizia forte con un pianista malinconico e un amore ancora più forte con Remo, il ragazzo con cui divinava i colori nella pioggia e nelle bolle di sapone.

Ma le cose sono cambiate, e la tragedia incombe: una tragedia che può avere il sapore di una liberazione.

L’esperimento è interessante: il connubio di testo e musica affascinante e ben congegnato, e il testo ricco di spunti e immagini ricchi di suggestione; ma mentre di solito invoco qualche decina di pagine in meno da romanzi afflitti da logorrea, qui molto rimane sottaciuto nella vicenda, molto chiuso nell’ellissi di una scrittura che lascia troppo alla comprensione del lettore: e avrei scelto invece qualche decina di pagine in più per conoscere i personaggi, vederli in azione nel quotidiano, seguirli con più calma, invece che vederli svanire come una delle bolle di sapone di Vimini.

Ringrazio l’autore per avermi fornito  la copia necessaria alla stesura di questa recensione.

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