The cobweb bride

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Vera Nazarian

Ho incontrato Vera Nazarian come scrittrice taaaanti, taaaanti anni fa in alcune delle antologie fantasy curate da Marion Zimmer Bradley, e la ricordavo per due magnifici, evocativi racconti di incommensurabile malinconia che già vent’anni fa mi avevano colpito, e che ho riletto più volte da allora.
Ho ritrovato la stessa atmosfera fiabesca e sognante, la stessa ricchezza di immagini, la stessa sottile malinconia in questo romanzo: e a tutto questo si è aggiunta la straordinaria abilità linguistica nascosta in parte, nei racconti, dalla traduzione, e che qui splende. Ho amato tutti personaggi, trovando anche le comparse ben caratterizzate e credibili, e l’Europa fiabesca, immersa nel gelo, in cui si muovono alla ricerca del Castello della Morte affascinante ed evocativa; solo, avrei preferito un romanzo stand alone, non una trilogia: avrei trovato la narrazione allungata eccessivamente già con due romanzi, e molti fili si assottigliano troppo. Mi è persa inoltre ingenua la gestione della sorte di padre e fratello di Vlau Fiomarre; là, però, può dipendere dal mio scarso interesse in quella sottotrama.
Una lettura comunque affascinante e piacevolissima.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione.

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