Mio fratello Simple

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Marie-Aude Murail

Klèber e Bernabè, fratelli, diciassette e ventidue anni, cercano casa a Parigi.

Quale sarà mai il problema, ci si chiederà. E la risposta è: Bernabè ha ventidue anni di corpo ma solo tre di testa: è un “i-dio-ta”, come tiene a rimarcare ogni volta che Klèber, maturo prima del tempo deve spiegare la sua condizione a chi incontrano. Perché Simple è sotto la tutela del fratellino, che l’ha tirato fuori da un istituto al cui solo ricordo gli scappa da piangere; e insieme cercano casa, una casa in cui stare, in cui costruire una vita normale, il più normale possibile.

E la trovano, quest’opportunità, in un appartamento di studenti; che, certo, cambieranno loro la vita, ma se la troveranno anche cambiata da Simple, che vede quello che nessuno vede, e dice solo la verità.

Il più bello dei romanzi di Marie-Aude Murail che ho finora letto, fa sorridere mentre ti stringe il cuore; e certo, è una fiaba, ma una fiaba dolceamara, che dà speranze nell’umanità.

 

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