47 ronin

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Stan Sakai & Mike Richardson

Un vecchio adagio dice: Conoscere la vicenda dei quarantasette ronin* è conoscere il Giappone, ma nonostante la mia pluridecennale passione per il Paese del Sol Levante ho rimediato soltanto ora – soltanto ora scoprendo, tra l’altro, che la leggenda si basa su un reale avvenimento storico, sebbene la distanza nel tempo e la componente eroica abbiano prodotto una mitizzazione della vicenda, assurta (appunto) a emblema dei tradizionali valori giapponesi di coraggio, onore e lealtà al proprio signore.

I fatti, nudi e crudi, sono questi: il nobile Asano, chiamato a Edo al servizio dello shogun**, sfodera la spada e aggredisce, Kira, un alto dignitario e maestro di cerimonie di palazzo; sia per l’aggressione che per aver sguainato la propria lama nella residenza  dello shogun gli viene ordinato di commettere seppuku***, la sua famiglia viene disonorata e i suoi possedimenti confiscati. In seguito alla morte del proprio signore i samurai suoi vassalli diventano ronin, samurai senza padrone; e quarantasette di essi si legano a Oishi, sovrintendente del nobile Asano, in un giuramento di vendetta.

Per due anni Oishi e i suoi uomini aspettano in agguato che Kira, da loro ritenuto responsabile della disgrazia del loro signore, abbassi la guardia; si dedicano a lavori umili, si sposano, si danno ai bagordi per indurlo a credere di non essere veri samurai, e di essere indifferenti al disonore del loro padrone.

Finché, una notte di dicembre, attaccano in forze il palazzo del funzionario, sterminano i suoi uomini, e dopo avergli offerto la possibilità di un suicidio dignitoso lo decapitano con la spada corta utilizzata da Asano per il proprio seppuku.

Attraversano quindi la città in processione, acclamati dalla folla, per offrire la testa di Kira e la spada sulla tomba del loro padrone, nel tempio di Sengakuji, e si consegnano alla giustizia dello shogun, che ordina il loro suicidio, ma consente che vengano sepolti vicino ad Asano.

La vicenda è appassionante e le tavole, di una semplicità ingannevole, semplicemente eccezionali: dettagliate nei personaggi, nei costumi, nei paesaggi, trasportano veramente nel Giappone dei primi anni del 1700, e permettono di scoprire Ogata Gekko, incisore di fine Ottocento, autore di una notevole  serie di illustrazioni ispirate alla vicenda dei quarantasette ronin.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione.

*Samurai senza padrone: in Giappone il termine ha a tutt’oggi una sfumatura negativa; contrariamente all’Occidente, infatti, i protagonisti della vicenda sono conosciuti come “i quarantasette uomini giusti”.

**Capo militare supremo, il  vero detentore del potere nel Giappone medievale (ossia, fino al 1800).

***Suicidio rituale.

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