Please ignore Vera Dietz

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A. S. King

Charlie è morto, ed è morto male. E solo Vera, la sua migliore amica dall’infanzia, la ragazza che lo amava, la ragazza che lo odia, conosce tutta la verità su quello che è successo. Ma Vera (la responsabile Vera, Vera che naviga sempre sotto i radar, che tenta di farsi notare il meno possibile, che è diventata maestra di mimetismo) riuscirà a superare tutto il dolore che le si agita dentro e a fare quello che sa esser giusto?

Avevo grandi, grandissime aspettative per questo romanzo: e forse sono state proprio loro a fare in modo che ne fossi così profondamente delusa.

Non fraintendetemi, Vera è un personaggio (un’adolescente) credibile, e il suo rapporto con il padre insieme dolce e da stringere il cuore; la scrittura è curata; ma ho trovato che tutto  il romanzo nel complesso si trascinasse, e personalmente avrei riempito Charlie di ceffoni ogni paio di righe: altro che l’incantatore, il ragazzo affascinante ma con un lato oscuro che vuole (o no?) essere salvato. Tutte le vicende mi hanno lasciato fredda, solo a  volte vagamente interessata; e sebbene riconosca all’autrice la capacità di toccare moltissimi temi “sensibili” (a memoria, violenza domestica, gravidanze adolescenziali, abbandono di minore, elaborazione del lutto, alcolismo, abuso di droghe, bullismo – uhm, messi così di seguito fanno una certa impressione XD) con delicatezza, nessuno di questi mi ha particolarmente colpita, esattamente come con i suoi personaggi. Le darò di sicuro un’altra chance, ma senza fretta; anche per scoprire se ho raggiunto, come temo, il livello massimo di saturazione di contemporary dai temi deprimenti e protagonisti sempre, vagamente, fastidiosi.

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  1. Charlie ispira ceffoni a raffica!
    Un altro tema stradiffuso nei contemporary è proprio quello del ragazzo che sarebbe intelligente, bravo, ecc., ma (c’è un MA) per mille problemi è un mezzo sbandato e necessita salvezza. Trovo che la cosa sia pure diseducativa: lo vogliamo insegnare da subito alle giovani donne di prendersi cura di se stesse, non fare le (illuse) crocerossine o sfinirsi per le cause perse (e lottare, invece, quando davvero ne vale la pena)?

    • E’ un aspetto che non avevo considerato, ma hai ragione: sembra che la letteratura YA divida le sue protagoniste principalmente in crocerossine alla “io ti salverò nonostante te stesso” o, al contrario, damigelle prive di spirito e iniziativa che aspettano il super-ragazzo (di solito prepotente e con disturbi di personalità legati al bisogno di controllo =.=) che ribalti la loro vita.
      E’ sconfortante.

  2. Pingback: Reality boy | La città dei libri sognanti

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