Riot

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Sarah Mussi

In un futuro prossimo, l’Inghilterra cerca di far passare una legge per la sterilizzazione obbligatoria della popolazione povera, i privi di mezzi che gravano sul welfare dello Stato; ma l’opposizione, organizzata e coordinata via internet da Tia, figlia ribelle di uno dei più potenti ministri del governo, si prepara a lottare per il diritto di decidere del proprio corpo e del proprio futuro.

Premessa interessante?

Bene, perché c’è giusto quella.

Il romanzo è di una noia mortale, con una protagonista e voce narrante che vorresti vedere morta in un fosso: lamentosa, ribelle quando le fa comodo, stupida come una bottiglia di aranciata vuota, snob nonostante le sue aspirazioni rivoluzionarie; un protagonista maschile affascinante (e sto pure a dirlo… =.= ) e misterioso; cattivi cattivissimi con un piano diabolico segreto (e così astuti che citano Goebbels in tv – MADDDAIIII!); una scrittura sciatta e trascurata, oltre che ripetitiva in modo deprimente.

Un fallimento sotto tutti i punti di vista; e davvero non capisco perché persisto a farmi prendere per i fondelli da questi distopici da tre soldi falsi. =.=

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione.

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