MangaClassics: Pride and Prejudice & Les Misérables

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Se da una parte sono sempre diffidente nei confronti delle trasposizioni dei grandi classici, dall’altra guardo con sincero interesse a qualsiasi tentativo di introdurli presso i ragazzi, rendendoli appetibili; e ammetto che l’idea di vederli trasformati in manga* mi intrigava; leggo manga da sempre, e riconosco una flessibilità notevole nel mezzo, e delle possibilità espressive notevoli.

*In realtà manwha, fumetti coreani. ^^

Ho quindi richiesto al volo una copia de I Miserabili e di Orgoglio e pregiudizio, impaziente di vedere se le buone premesse venivano mantenute.

Purtroppo mi devo dire delusa.

Metto le mani avanti: sono ben cosciente del fatto che il passaggio da un medium comunicativo a un altro implica necessariamente adattamenti, aggiustamenti, interpretazioni; ma credo anche fermamente che lo spirito di personaggi e vicenda possa e vada mantenuto intatto, altrimenti si propone (e in questo caso si propone a dei ragazzi, che invece dovrebbero esser invogliati a prender in mano l’originale…) un falso.

Per me è quello che è successo in questi due casi, sebbene con modalità differenti.

Per i Miserabili, semplicemente non credo che la forma dello shojo sia adatta; o meglio, non la forma che è stata scelta. Ci sono grandi shojo drammatici, mentre qui tutto il pathos di personaggi e vicende viene annacquato e disperso in tavole troppo pulitine e leccate per risonare anche solo vagamente con l’originale.

Certo, le vicende principali sono mantenute, così come i personaggi principali, ma derubati di ogni profondità psicologica.

Pensavo che la forse la leggerezza di toni (di toni, si badi bene, non di temi: la Austen nasconde profondità che sfuggono al lettore poco attento, ma che non per questo scompaiono) di Orgoglio e pregiudizio potesse favorire una trasposizione del genere, ma anche qui la delusione è stata profonda: persa tutta l’ironia della Austen, ci troviamo davanti a una vicenda sentimentale banalissima, arricchita solo da tavole lussureggianti nel disegno, e da tutti i peggiori topoi grafici degli shojo: mancavano solo le tempeste di fiori di ciliegio. =.=’

Sono carenti le caratterizzazioni dei personaggi: Darcy è un imbecille goffo e cafone, Elizabeth una sciocca irritante, ben lontana dalla donna brillante e spiritosa del romanzo; e a parte gli errori storici dell’adattamento, vedere Darcy e Bingley rappresentati come leccati damerini tuailaiteschi mi faceva male alle retine. ç.ç

Un esperimento tristemente fallito, per quanto mi riguarda; anche se continuo sperare di incrociare, prima o poi, dei buoni “ponti” letterari a fumetti.

Ringrazio l’editore per avermi fornito le copie necessarie alla stesura di questa recensione.

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