You

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Austin Grossman

 Sono gli anni ’90, e Russel viene assunto per il lavoro dei suoi sogni, anche se a lungo ha tentato di negarlo perseguendo un cammino di vita più convenzionale: diventa game designer per la Black Art, innovativa casa di produzione di videogiochi, fondata da tre suoi amici del liceo.

E inizia un cammino di scoperta (ri-scoperta) di sé stesso, un percorso di crescita interiore, e insieme un’indagine per capire cosa sia successo a Simon – il geniale amico morto in circostanze poco chiare dopo aver accennato a una rivoluzione nel mondo dei videogame.

You non è quello che ci si potrebbe aspettare. Contrariamente a Ready Player One – a cui è stato accostato spesso, come se bastasse avere come tema i videogiochi perché due romanzi siano imparentati… – non è un romanzetto d’avventura con moderate spruzzatine di fantascienza (…no, Ready Player One non m’è piaciuto XD): è invece una costruzione più complessa, un po’ storia dei videogiochi, un po’ romanzo di fantascienza, un po’ giallo, e molto, molto, molto romanzo di formazione.

La scrittura è scorrevole, le vicende interessanti, i personaggi molto umani nelle loro debolezze; ma nonostante mi sia piaciuto, so che me lo sarei goduto molto di più se avessi avuto un passato da videogiocatrice – cosa che mi manca; ho l’impressione di essermi persa tutta la parte più tecnica, e non posso che dispiacermene.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^

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