The Hit

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Allen Zadoff

L’idea è estremamente intrigante: un ragazzo senza nome e senza memoria (o meglio, con le sue memorie ben chiuse in uno sgabuzzino nel retro della sua mente) arriva in una nuova scuola, si ambienta, fa amicizia: e dopo qualche settimana, uno dei familiari o conoscenti dei suoi amici muore. Un incidente, un attacco di cuore, un infarto.

E lui, il ragazzo nuovo appena arrivato, deve ripartire all’improvviso, lasciare la città – i suoi genitori lo hanno richiamato.

Il ragazzo senza nome è un’arma, un’arma infallibile, che da due anni colpisce dove gli dicono di colpire, e scompare nel nulla; ma è anche un’arma che ha subito quello che fa subire ai ragazzi che diventano suoi amici, che lo fanno entrare in casa loro, avvicinare ai loro genitori – che gli permettono di colpire.

E inizia a essere stanco, a sentire le memorie che premono, a desiderare di nuovo un nome, una famiglia, una vita, a voler essere un ragazzo, non un’arma. O, perlomeno, non solo un’arma.

Un romanzo ricco d’azione e ben costruito, che punta interamente a tenere col fiato sospeso – e ci riesce; scorrevolissimo nella scrittura, strutturato in capitolo brevi e rapidi, è la lettura perfetta per un adolescente poco interessato ai libri.

Per parte mia, sebbene gli riconosca questi meriti, l’ho trovato troppo ripetitivo nella descrizione ossessiva dei controlli e degli strumenti di sicurezza utilizzati dal protagonista; inoltre, lo stile sincopato della narrazione non è fra i miei preferiti, sebbene mi renda conto che questi due sono limiti miei, e che invece ben si attagliano al tipo di romanzo.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione.

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