Beauty queens

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Libba Bray

E Libba Bray si conferma la scoperta dell’anno passato.

Perché mi vanto di esser difficile da sorprendere*, e lei l’ha fatto per la seconda volta in tre mesi con un romanzo che è tutto il contrario di come si presenta, ovvero come un mix fra Il signore delle mosche e Pretty little liars.

Perché cosa vi aspettereste da una storia che inizia con una dozzina di reginette di bellezza che precipitano su un’isola deserta, se non un degradarsi dei rapporti umani e un esplodere di omicidi a colpi di mascara?

Invece Libba Bray fa tutto il contrario, e scrive un romanzo intelligente e profondo, che attraverso le voci, le storie, le personalità delle ragazze tratta (con ironia, ma senza disprezzo) in primis il tema dell’identità, della scoperta e del rispetto di sé, e in secundis un vasto assortimento di tematiche sociali di grande importanza; scrivendo, come notava Saretta, acuta lettrice e membro di YA e dintorni, un “romanzo femminile, ma non femminista”, che dichiara il valore di ogni donna per quello che è: anche le sciocche, anche le vanesie hanno i loro assi nella manica: devono solo imparare a riconoscerli e usarli. E farlo tutte insieme, imparando anche a non chiedere scusa per quello che si pensa, per quello che si è, imparare a godere del proprio corpo e della propria bellezza senza esserne schiave ma senza disprezzarlo, senza permettere a nessuno (neanche ai propri genitori) di utilizzarlo per i loro scopi è il primo passo.

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