The many lives of Ruby Iyer

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Laxmi Hariharan

Un romanzo dal sapore vagamente distopico ambientato Bombay, e quel che conta, scritto da un’autrice indiana? Lo prendo al volo!

A parte il fascino di un’ambientazione a mezzo tra tradizione e modernità, l’oppressione di una metropoli tentacolare e asfissiante, un Paese fra Oriente e occidente, l’attrattiva maggiore era rappresentata per me dall’autrice: una garanzia di autenticità, per come la vedo io, e la speranza di originalità nelle vicende e nella narrazione.

Devo però ammettere che ha funzionato poco per me: la città è resa bene, ma trovavo la protagonista francamente irritante, e la vicenda e i personaggi di contorno abbastanza stereotipati: quando è entrato in scena il migliore amico gay mi ha preso un vago senso di sconforto, e un meno che vago senso di deja vu. =.=

La scrittura è scorrevole, anche se non entusiasmante, ma ho avuto l’impressione di una gestione piuttosto confusionaria delle vicende e  di uno stile che avrebbero entrambi tratto molto giovamento da un intervento più energico di un buon editor.

Nel complesso, The many lives of Ruby Iyer si è rivelato un romanzo piacevole, adatto a passare qualche ora di distrazione, ma che non ha l’originalità di temi e personaggi che mi sarei aspettata da un’autrice indiana.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione.

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