Poet: the remarkable story of George Moses Horton

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Don Tate

Ci sono storie che vanno raccontate, e che vanno raccontate ai bambini, perché la grandezza dello spirito e il coraggio di chi le ha vissute devono essere ricordati e diffusi.

Questo è il caso di George Moses Horton: nato in schiavitù nel North Carolina del primo Ottocento, impara da solo a leggere, col solo aiuto di un vecchio sillabario; separato dalla sua famiglia inizia a comporre poesia, mandandola semplicemente a mente, e rivedendo i suoi componimenti agli studenti di una vicina università, che iniziano a pagarlo e a donagli libri e vestiti, finché George non impara anche a scrivere – poesie d’amore e morte, e di libertà desiderata ardentemente.

Ma vivrà come schiavo quasi tutta la vita: solo la vittoria dei nordisti e la liberazione degli schiavi, quando ormai ha più di sessant’anni,  gli daranno quella libertà di vivere e scrivere che ha cantato e desiderato tutta la vita.

Illustrato con delicatezza e con brani di Horton inseriti nel testo, questo piccolo libro diffonde una storia di volontà e coraggio, e impedisce di dimenticare un orrore del passato che è ancora ben presente, anche se in forme differenti, in gran parte del mondo.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione.

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