Il brigante e margherita

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Donatella Bindi Mondani

A ridosso dell’Unità, in un’Italia ancora frammentata in stati e staterelli, Margherita si prepara a diventare grande: ascolta senza capire i discorsi rivoluzionari del conte suo padre, cavalca per la campagna della loro tenuta, e sente storie spaventose dei briganti dei dintorni – eroi e delinquenti insieme, ricercati dalle autorità e aiutati dalla gente, protagonisti dei nuovi miti che nascono fra il popolo in tempi di necessità.

Margherita ascolta e non capisce, e non le ragioni del suo cuore coraggioso e gentile; e attraverso i suoi occhi ingenui viviamo i travagli del periodo che vedrà nascere a breve, l’Italia come la conosciamo.

Romanzo piacevole e ben ricostruito pecca solo, a mio parere, in un’eccessiva brevità, che impedisce di immergersi a fondo nella temperie del momento; ma la distanza, sia geografica che culturale, fra città e campagna è resa con efficacia, come il fermento dei rivoluzionari di ogni classe sociale. Può essere una maniera intelligente per introdurre i moti carbonari ai ragazzi delle medie, mostrandoli da un angolo differente.

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