The hired girl

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Laura Amy Schlitz

Questo è il diario di una ragazza che compie quattordici anni nel 1910; una ragazzina brillante e intelligente, che ama leggere e scrivere, e da grande vorrebbe fare l’insegnante.

È il diario di una ragazzina che a quattordici anni il padre toglie da scuola perché deve mandare avanti la fattoria al posto della madre, morta di fatica quando lei era piccola, e badare a lui e ai tre fratelli; è il diario – comico e tenero, disperato e ricco di speranza – di una ragazzina che un giorno prende il coraggio e il suo futuro in mano e scappa per costruirselo, con una valigia di cartone piena di ingenuità e voglia di lavorare e imparare.

The hired girl è una meraviglia: la voce di Joan è forte e chiara, avvolta dai vezzi letterari dei suoi romanzi preferiti (e fra questi poteva mancare Jane Eyre, colei che la ispira alla fuga? ;)) ma limpida e sincera; è da una parte un credibile documento storico, che ricostruisce senza fronzoli la vita di una servetta in una casa padronale dei primi del Novecento, mostra i dubbi morali e religiosi di un’adolescente in cerca di sé stessa e di Dio, accolta fra ebrei gentili, che le fanno conoscer e l’antisemitismo attraverso i loro occhi, ed è insieme il ritratto di un’adolescente e delle sue oscillazioni d’umore, per cui tutto è meraviglioso o una tragedia; di una bambina privata d’amore che, per questo, si “innamora” come un cucciolo di chiunque sia gentile con lei; di una mente assetata di conoscenza, ma anche di romanzi ricchi di emozioni; di una ragazzina che si finge (e si crede) più matura di quello che è, ma non cede mai su quello che davvero ritiene giusto – solo su abiti e cappelli e ninnoli, in un sincero dispiego di femminile vanità che fa sorridere nella sua innocenza e in quanto la preoccupi perché “troppo mondano”.

Joan è un’altra aggiunta al piccolo giardino delle bambine letterarie che amo – Anna, Judy, Calpurnia, Scout, Catherine detta Uccellino, Charity  – per il loro coraggio, per lo sguardo limpido, per la ricerca continua e sincera di sé stesse, per la generosità di cuore, mente e spirito, al di là dei loro difetti, che tanto più care me le rendono, tanto più umane.

Uno di quei libri che se potessi andrei a sbattere sulla scrivania dei responsabili acquisti dei maggiori editori del nostro Paese per guardarli negli occhi e dire minacciosa: “Compralo. E traducilo come si deve. E fagli campagna pubblicitaria. ORA.”

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