Moon over Manifest

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Clare Vanderpool

Abilene ha dodici anni e per tutta la vita ha vissuto con suo padre, vagando di lavoro in lavoro, di stato in stato per l’intero continente americano afflitto dalla Grande Depressione; finché un’estate viene caricata su un treno e spedita a Manifest, nel profondo sud degli Stati Uniti, dove il papà ha passato l’infanzia e da cui è andato via da anni, senza tornare, e lasciando dietro di sé una scia di segreti.

Segreti che Abilene, in attesa di riunirsi a lui in autunno, è determinata a scoprire, grazie a due nuove amiche, una raccolta di vecchie giornali di vent’anni prima, e una scatola di ricordi messi insieme da Jinx, ragazzino vagabondo e pieno di risorse che ha vissuto nella sua camera prima di lei.

Si spiegano così davanti agli occhi della bambina le vicende della Manifest di allora, con l’incombere della Grande Guerra e le tensioni derivanti dal razzismo nei confronti degli immigrati, e quelle della Manifest di adesso, assediata dal Proibizionismo e dalla miseria della Depressione; e Abilene, nella lunga estate che le si para davanti, impara che niente è come sembra, e cosa vuol dire trovare un luogo da chiamare casa.

 

Avevo moltissime aspettative per Moon over Manifest: la vittoria della Newbery Medal e recensioni entusiastiche di amici (anche mia madre l’ha adorato O.O) mi avevano indotto a scommettere che mi sarebbe piaciuto moltissimo, e che avrei arruolato Abilene nel gruppo delle ragazze letterarie che sono mie amiche. Invece, la mia natura di bastian contrario letterario, che mi induce a sentirmi di solito delusa dai romanzi che il mondo adora, ha colpito ancora: l’ho trovato indubbiamente gradevole, e piacevole nella ricostruzione alternata della vicenda negli anni ’30 e di quella negli anni ’10 grazie ai ritagli di giornale e ai ricordi legati alla scatola di sigari, ma mi ha lasciato poco; continuavo a fare il paragone con Il buio oltre la siepe, sebbene mi rendessi conto  – e mi renda conto anche adesso – che è una sfida che pochissimi romanzi potrebbero vincere. Ma Abilene non è Scout, e la buffa popolazione di Manifest non rende la città più vivida ai miei occhi se non nella presentazione di una galleria di personaggi che danno appena colore, ma senza dare carne e sangue a vicende e ambientazione.

Per il numero e l’importanza dei temi trattati (razzismo, immigrazione, sfruttamento, crisi economica) e l’intelligente leggerezza della narrazione è comunque un romanzo perfetto per i ragazzi delle elementari e delle medie, e potrebbe dare spunto per qualche bella ricerca sulle “città che erano”. J

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