Anna

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Niccolò Ammaniti

Una tredicenne si mette alla ricerca del fratellino rapito, in una Sicilia devastata dal fuoco e rimasta in mano ai bambini, gli unici che sopravvivano alla Rossa, il virus che uccide in poche settimane chiunque superi i quattordici anni.

Sulle strade desolate si aggirano branchi di cani e di ragazzini, e Anna trova in un cane un tempo nemico e in un ragazzino sulla bicicletta gli unici alleati nella ricerca di Astor.

 

Sebbene l’editore non lo metta nero su bianco, Ammaniti scrive uno YA: e purtroppo dello YA mantiene molti stereotipi, che non vengono riscattati dall’ambientazione siciliana né dalla scrittura comunque suggestiva dell’autore.

Spiace dirlo, perché anche nella semplicità di una vicenda (come in Io non ho paura) ha in passato dimostrato di saper sfruttare appieno il materiale che ha a disposizione; ma sarà che veramente non ne posso più di post-apocalittici, di virus che lasciano soli i bambini, e di riluttanti alleati, sarà che Anna è francamente antipatica e Astor francamente irritante, sarà che se non mi dài almeno una scintilla di originalità pretendo una scrittura da urlo e un’ambientazione che salti fuori dalla pagina (e qui abbiamo i soliti market saccheggiati e le solite auto abbandonate), ma Anna si è rivelato per me il genere peggiore di libro: quello che annoia.

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