Mr. Rochester

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Sarah Shoemaker

Credo che se avessi chiamato il blog “Jane Eyre è il mio romanzo preferito!”  la cosa non potrebbe essere più nota, come credo di aver palesato più e più volte la mia diffidenza – generalmente ben ripagata… – verso i vari derivati e retelling che ogni tanto fanno capolino, fra cui annovero il romanzo più brutto mai letto, l’abominevole Charlotte di D. M. Thomas  >.<.

Generalmente, ma non sempre; e ogni tanto la mia compulsione a prendere in mano suddetti retelling mi ricambia con qualcosa di assolutamente delizioso (Il caso Jane Eyre di Jasper Fforde) o con un inaspettato, ottimo romanzo storico.

Da qui in poi attento, lettore mio, perché lo spoiler è in agguato.

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Mr. Rochester non è solo un retelling di Jane Eyre visto dalla parte di Rochester: come Jane racconta la sua storia partendo dall’infanzia, così fa Edward, ricostruendo il freddo, distante rapporto con padre e fratello e i lunghi anni di formazione, intrapresi senza sapere perché e monitorati a distanza dal genitore.

E’ un Edward Rochester costantemente afflitto dalla solitudine quello che vediamo: raggelato nei rapporti familiari, ansioso di compiacere il padre, costantemente deluso nella richiesta di affetto, lega con i suoi maestri e trova degli amici, per vedere la malattia e la morte portarli costantemente via.

E’ anche un Edward Rochester ingenuo e fiducioso quello che si vede, corrotto lentamente dalla solitudine e dal tradimento di chi avrebbe dovuto averlo a cuore, fino ad avvicinarsi, dopo il ritorno dalla Giamaica, all’uomo cinico, manipolatore, disilluso del romanzo originale.

Ma mentre il romanzo funziona in maniera impeccabile fino al ritorno in Inghilterra – eccellente la ricostruzione storica sia della vita afosa e languida nel Caraibi come di quella nella grigia realtà dell’Inghilterra industriale come quella delle spensierate avventure capestri di tre ragazzi mandati da un istitutore molto particolare  – è proprio dal ritorno a Thornfield in poi che la caratterizzazione di Rochester inizia a traballare: l’autrice cerca insieme di seguire il personaggi tratteggiato da Charlotte Bronte e insieme dare un ritratto di Edward che ne scusi i comportamenti prevaricatori e manipolativi del romanzo originale.

A mio parere, non funziona, come non funziona la descrizione della passione di Edward per Jane: sembra nascere pressoché dal nulla, e nell’omettere buona parte dei dialoghi originali viene a mancare il tocco di sfida che la giovane istitutrice ha sempre avuto nei confronti del padrone. Viene raccontato, ma non mostrato, perdendo efficacia e credibilità.

Inoltre, devo ancora capire che necessità ci fosse di introdurre Gerald, l’improbabile figlio illegittimo di Bertha e possibile erede di Thornfield Hall: un tocco da feuilleton che niente aggiunge e qualcosa toglie alla credibilità e scorrevolezza di un romanzo che comunque vanta un’ottima scrittura, personaggi solidi e un’eccellente ricostruzione storica.

Peccato, appunto, per questi dettagli.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^

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