Archivio dell'autore: librisognanti

Grayling’s song

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Karen Cushman

Quando Hanna Strong; fattucchiera e guaritrice, inizia a trasformarsi in un albero dopo che la sua casa è stata bruciata da un incendio magico e il suo grimorio rubato, solo la figlia Grayling può salvarla.

Ma per salvarla deve raccogliere il suo coraggio e lasciare la vita tranquilla e sicura nella valle, incamminandosi per il mondo alla ricerca di streghe e stregoni che ancora non abbiano subito la stessa sorte di Hanna, armata solo di qualche pozione, la sua conoscenza delle erbe e le canzoni che le vengono dal cuore.

Presto si uniscono a lei un topo mutaforma, una strega del tempo, un’incantatrice, un’apprendista lamentosa e un mago che legge il formaggio: scalcinata combriccola che nasconde molto più di quello che dà a vedere.

Un tocco di magia differenzia questo nuovo delizioso romanzo di Karen Cushman dai purissimi romanzi storici precedenti. Ma non cambia l’attenta ricostruzione di una realtà contadina, né la delicata attenzione a una storia di crescita e maturazione.

Un altro piccolo gioiello.

Calvin

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Martine Leavitt

Calvin ha diciassette anni, e ha sempre sentito una connessione con il personaggio di Calvin and Hobbes.

Il giorno in cui è nato Bill Watterson ha pubblicato l’ultima striscia; suo nonno gli ha messo nella culla una tigre di pezza chiamata Hobbes, amata follemente fino a che non è stata uccisa dalla lavatrice; la sua migliore amica/nemica/vicina di casa si chiama Susie.

Ma quando Hobbes la tigre comincia a comparirgli davanti e gli viene diagnosticata una schizofrenia, il bisogno di incontrare Bill Watterson per chiedergli un’ultima striscia in cui si veda Calvin cresciuto – e sano – diventa impellente.

Inizia così un pellegrinaggio attraverso la distesa ghiacciata del lago Eyre, accompagnato solo da Hobbes e da Susie – che possono essere o non essere reali -, mentre i confini tra realtà e allucinazione sfumano sempre di più, fra la neve.

Delicato e ironico proprio come il fumetto a cui si ispira, Calvin è un romanzo intelligente che tratta senza pietismi un tema importante come la malattia mentale.

Vincent il matto

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Luiz Antonio Aguiar

Camille Roulin è solo un ragazzino quando nella sonnolenta cittadina provenzale di Arles arriva da Parigi un pittore dai capelli rossi e i modi strani, alla ricerca dei colori del Sud: il suo nome è Vincent van Gogh, e mentre i suoi modi stravaganti gli guadagnano subito l’antipatia e la derisione degli arretrati abitanti del paese, la sua sincerità, la sua dedizione a un nuovo modo di dipingere e la sua ingenuità conquistano immediatamente il padre di Camille, che ne diventa amico e lo coinvolge sempre di più nella vita della propria famiglia.

Inizia così l’ultimo anno di van Gogh, e la scoperta della grande arte moderna da parte di una famiglia umile ma piena di cuore, che impara a vedere il mondo attraverso gli occhi pieni di colori del timido uomo con i capelli rossi.

Bellissima, sentita biografia dell’artista visto da un ragazzino, è un modo meraviglioso e semplice di introdurre i bambini ai drammi dell’animo e alla spettacolare produzione di un uomo che ha aiutato a gettare le basi della pittura contemporanea.

Storie della buonanotte per bambine ribelli

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Elena Favilli & Francesca Cavallo

Cento vite di donne straordinarie.

E sfilano davanti al lettore piratesse, scienziate, sportive, scrittrici, guerrigliere, avvocati, regine: tutte donne che hanno in comune una sola cosa: non aver permesso che la società, la famiglia, il mondo le costringesse a rinunciare a quello che volevano essere.

Cento storie, cento donne: una pagina a testa, un ritratto per ognuna, tutti belli e azzeccati come tono e stile.

Un libro pieno di ispirazione per bambine e bambini (chi ha detto che i modelli devono per forza andar per sesso?), ma con un difetto, almeno per me: il tono fiabesco (lo so, si dichiara nel titolo, però…) delle biografie, che sorvola sul destino spesso tragico di queste guerriere, e sul prezzo che hanno pagato per il loro coraggio e la loro indipendenza.

Non è una cosa da dimenticare, non è una cosa da sottovalutare: tanto più onore tocca a chi non si è tirato indietro, nonostante tutto.

Anya’s ghost

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Vera Brosgol

Anya è intelligente, irritabile, ribelle, sempre a dieta: farebbe di tutto per fondersi con i ragazzi della scuola, per far dimenticare le sue origini russe e l’essere sovrappeso, per integrarsi, per trovare amici.

Emily è amabile, socievole, amante della moda e dei ragazzi, e decisamente morta diverse decine di anni prima.

Una caduta in un pozzo, una falange – così piccola, così inoffensiva – e Anya si ritrova con un’amica fantasma: utile, astuta, ma forse un po’ troppo intrigante, forse un po’ troppo prepotente…

Ottima storia di adolescenti e integrazione, vira con eleganza verso l’horror – non solo quello di una storia di fantasmi, ma quello di un’amicizia malata e prevaricante.

Seta

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Alessandro Baricco & Rébecca Dautremer

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Non sono una fan di Alessandro Baricco: lo trovo colorato, ma vuoto e leggero come un palloncino che voli via: e lascia lo stesso segno – nullo.

Ma la meraviglia delle illustrazioni di Rébecca Dautremer – un romanzo a parte, parallelo, ricchissimo – serve bene questa fiaba orientaleggiante, le dà colore e consistenza,ne traccia e definisce i passi, rendendola memorabile.

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The best of Subterranean

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Io diffido delle antologie multiautore: di solito si trova un misto di pezzi buoni e di pezzi disastrosi, vaganti in un brodo di racconti neutri, privi di sapore riconoscibile.

Perché allora richiedere – e affrontare – 758 pagine e trenta racconti?

Perché alcuni degli autori mi attraggono come il Nord attrae l’ago della bussola.

Io leggo K. J. Parker, e John Scalzi, e Catherynne Valente (anche se con le riserve che sono state confermate da questa lettura) e non capisco più nulla.

E perché la curiosità di scoprire nuove voci è sempre forte – e, in questo caso, premiata. ^^

La mia previsione si è rivelata sbagliata: alcuni racconti incolori, alcuni – pochi – da occhi al cielo, ma una percentuale davvero alta di gemme di rara bellezza, quasi tutte disponibili gratuitamente in Rete. Che, quindi, segnalo. ^^

The last log of the Lachrymosa di Alastair Reynolds è il raccont, dalle tinte nemmeno tanto vagamente horror, di una missione su un pianeta alieno – una missione che va decisamente, decisamente male;

The seventeenth kind di Michael Marshall Smith è il rutilante resoconto di una vendita televisiva dai risvolti – e dai contatti col “pubblico” – decisamente imprevisti;

lo spegnersi della razza umana è raccontato nello stupendo Dispersed by the Sun, Melting in the Wind by Rachel Swirsky;

un automa, un bambino e un geniale inventore affetto da demenza sono i protagonisti dello steampunk Tanglefoot di Cherie Priest, che nasconde una delicata rappresentazione della malattia;

Hide and Horns è la città in cui arriva il riluttante eroe western di Joe Lansdale, protagonista di un’avventura ai confini dell’horror, ma con un tocco di surreale umorismo;

Younger women di Karen Joy Fowler racconta il rapporto contrastato tra una madre e una figlia adolescente, e come il vampiro di turno, da vero parassita, riesca a sfruttarne le crepe;

Last breath di Joe Hill porta il lettore in visita a un museo molto speciale – che non tutti apprezzano, purtroppo;

White Lines on a Green Field di Catherynne M. Valente conferma il mio giudizio – e i miei dubbi – sull’autrice: il talento per una scrittura evocativa, l’abilità nel rimaneggiare miti e leggende di ogni parte del mondo, e il sospetto che usi questi suoi talenti per impacchettare splendidamente quelle che sono scatole vuote. Rimane un racconto straniante e interessante;

The Least of the Deathly Arts di Kat Howard è un’inusuale storia d’amore e poesia, fra la Morte e la giovane studiosa che si è dedicata anima e corpo al suo studio;

Water Can’t be Nervous di Jonathan Carroll è un’altra inusuale storia, ma di un amore (più amori, nei secoli) che finiscono, perché l’eternità porta inevitabilmente noia; e di come un dio faccia ammenda della sua incostanza con le sue amanti, realizzando un sogno:

The Crane Method di Ian R. MacLeod ci porta nella pericolosa giungla della vita accademica degli studiosi di storia medievale inglese – e se pensate che sia un argomento noioso, sapete meno di Jon Snow;

The Tomb of the Pontifex Dvorn di Robert Silverberg conferma il meraviglioso talento di questo scrittore; un’altra storia di passioni accademiche si trasforma nella cronaca di un sogno d’infanzia realizzato;

A Small Price to Pay for Birdsong di K.J. Parker è il racconto più bello di tutta la raccolta: una storia di musica, passione, talento e degli abissi dell’animo umano;

The Truth of Fact, the Truth of Feeling di Ted Chiang è una profonda, affascinante riflessione sulla verità e la menzogna; la verità e la menzogna dei ricordi individuali, la verità e la menzogna delle parole, orali o scritte. E il fatto che, forse, non esiste una sola, univoca verità.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^

Una Bibbia

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Rébecca Dautremer & Philippe Lemerchier

Una Bibbia.

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Non la Bibbia: perché questo è il racconto – e la reinterpretazione – delle storie del Vecchio e del Nuovo Testamento, da tramandare come patrimonio di meraviglia e orrore, accompagnato dalle ricche, suggestive, sconcertanti illustrazioni della solita meravigliosa Dautremer, un racconto a sé stante, una reinterpretazione nuova del testo, in un gioco di continua scoperta.

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Un gioiello, anche per chi, come me, non crede – ma crede nel potere e nella necessità delle storie.

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Maria Antonietta. Il diario segreto di una regina

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Benjamin Lacombe

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Teschi, uccelli, rose insanguinate adornano le acconciature di una regina incantevole, presagio della ghigliottina che la attende.

Spine invadono le sale di Versailles, ignorate dalla  Corte e da chi la presiede, come sono stati ignorati i segnali della Rivoluzione che si preparava.

E intrecciate alle suggestive, ricchissime, morbose illustrazioni di Benjamin Lacombe (che, per citare una mia amica, “sta male, ma noi lo amiamo per questo!” XD) documenti originali dell’epoca e pagine fittizie del diario di Maria Antonietta, che ricostruiscono la storia di una ragazzina assolutamente comune condannata alla nascita a un destino straordinario – priva della capacità di regnare, impossibilitata a sopravvivere in un’epoca di tumulti come il Settecento francese, in cui ci sarebbe voluta ben altro che una farfalla come lei per evitare il disastro.

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Un capolavoro di ricostruzione storica, di ricchezza visiva, e di compassione nei confronti di una vita che, comunque, è stata piena di dolore.

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A little princess

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Frances Hodgson Burnett

 Io ho odiato Sarah Crewe per trent’anni.

L’affliggente, deprimente cartone animato, la bambina gioconda nelle avversità, con sempre una buona parola di sopportazione; la sigla insopportabile; e sopratutto, portava il mio nome, questa marmocchia agghiacciante che aveva chiamato una povera bambola innocente Priscilla.

Doveva saltarmi il ticchio di leggere il romanzo per riconciliarmi con la  mia omonima, e scoprirne il mondo molto più fantasioso e meno lamentoso di quello del cartone; una fantasia sbrigliata (quasi) quanto quella della mia amatissima Anna Shirley, e un’eroina che nell’affrontare le difficoltà non dimentica mai se stessa.

Ottima sempre la scrittura, e davvero ben caratterizzati tutti i personaggi; un altro recupero fortunato (e fortunoso) rispetto ai traumi della mia infanzia.