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The best of Subterranean

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Io diffido delle antologie multiautore: di solito si trova un misto di pezzi buoni e di pezzi disastrosi, vaganti in un brodo di racconti neutri, privi di sapore riconoscibile.

Perché allora richiedere – e affrontare – 758 pagine e trenta racconti?

Perché alcuni degli autori mi attraggono come il Nord attrae l’ago della bussola.

Io leggo K. J. Parker, e John Scalzi, e Catherynne Valente (anche se con le riserve che sono state confermate da questa lettura) e non capisco più nulla.

E perché la curiosità di scoprire nuove voci è sempre forte – e, in questo caso, premiata. ^^

La mia previsione si è rivelata sbagliata: alcuni racconti incolori, alcuni – pochi – da occhi al cielo, ma una percentuale davvero alta di gemme di rara bellezza, quasi tutte disponibili gratuitamente in Rete. Che, quindi, segnalo. ^^

The last log of the Lachrymosa di Alastair Reynolds è il raccont, dalle tinte nemmeno tanto vagamente horror, di una missione su un pianeta alieno – una missione che va decisamente, decisamente male;

The seventeenth kind di Michael Marshall Smith è il rutilante resoconto di una vendita televisiva dai risvolti – e dai contatti col “pubblico” – decisamente imprevisti;

lo spegnersi della razza umana è raccontato nello stupendo Dispersed by the Sun, Melting in the Wind by Rachel Swirsky;

un automa, un bambino e un geniale inventore affetto da demenza sono i protagonisti dello steampunk Tanglefoot di Cherie Priest, che nasconde una delicata rappresentazione della malattia;

Hide and Horns è la città in cui arriva il riluttante eroe western di Joe Lansdale, protagonista di un’avventura ai confini dell’horror, ma con un tocco di surreale umorismo;

Younger women di Karen Joy Fowler racconta il rapporto contrastato tra una madre e una figlia adolescente, e come il vampiro di turno, da vero parassita, riesca a sfruttarne le crepe;

Last breath di Joe Hill porta il lettore in visita a un museo molto speciale – che non tutti apprezzano, purtroppo;

White Lines on a Green Field di Catherynne M. Valente conferma il mio giudizio – e i miei dubbi – sull’autrice: il talento per una scrittura evocativa, l’abilità nel rimaneggiare miti e leggende di ogni parte del mondo, e il sospetto che usi questi suoi talenti per impacchettare splendidamente quelle che sono scatole vuote. Rimane un racconto straniante e interessante;

The Least of the Deathly Arts di Kat Howard è un’inusuale storia d’amore e poesia, fra la Morte e la giovane studiosa che si è dedicata anima e corpo al suo studio;

Water Can’t be Nervous di Jonathan Carroll è un’altra inusuale storia, ma di un amore (più amori, nei secoli) che finiscono, perché l’eternità porta inevitabilmente noia; e di come un dio faccia ammenda della sua incostanza con le sue amanti, realizzando un sogno:

The Crane Method di Ian R. MacLeod ci porta nella pericolosa giungla della vita accademica degli studiosi di storia medievale inglese – e se pensate che sia un argomento noioso, sapete meno di Jon Snow;

The Tomb of the Pontifex Dvorn di Robert Silverberg conferma il meraviglioso talento di questo scrittore; un’altra storia di passioni accademiche si trasforma nella cronaca di un sogno d’infanzia realizzato;

A Small Price to Pay for Birdsong di K.J. Parker è il racconto più bello di tutta la raccolta: una storia di musica, passione, talento e degli abissi dell’animo umano;

The Truth of Fact, the Truth of Feeling di Ted Chiang è una profonda, affascinante riflessione sulla verità e la menzogna; la verità e la menzogna dei ricordi individuali, la verità e la menzogna delle parole, orali o scritte. E il fatto che, forse, non esiste una sola, univoca verità.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^

The Wendy Project

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Melissa Jane Osborne & Veronica Fish

Una notte di primavera la macchina guidata da Wendy, sedici anni, vola nel lago.

Ne riemergono lei e il fratello John, mentre il piccolo Michael è sparito.

Ma Wendy lo sa, lo ha visto: un ragazzo vestito di verde lo ha portato via in volo, verso la seconda stella a destra.

Nessuno le dà retta, non i suoi genitori, non la psicologa che le chiede di parlare per immagini, affidandole un quaderno.

E nel fondersi di fantasia e realtà, verità e allucinazione, Wendy dovrà trovare la forza di andare avanti.

Delicata storia sul lutto e il senso di colpa tracciata attraverso tavole dai colori acquerellati riprende e sfrutta con originalità la figura di Peter Pan e i suoi comprimari, ricordandone il ruolo originale: colui che accompagna i bambini dopo la morte, perché non abbiano paura.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. 🙂

After many years

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Lucy Maud Montgomery

Ventuno racconti pubblicati nel corso di quarant’anni, e mai più dati alle stampe fino a questa edizione.

E’ questo il baule dei tesori che le due curatrici regalano ai lettori: la possibilità di incontrare per la prima volta Lucy Maud Montgomery, o di ritornare alle atmosfere idilliache e stimolanti insieme dei suoi romanzi, apprezzando nel frattempo l’evoluzione del talento e dello stile  di una grande scrittrice.

Una lettura tonificante, per l’ironia e i personaggi sempre peculiari e ben caratterizzati che popolano queste pagine, appannata appena dai primi tre o quattro racconti, sfacciatamente moralizzanti: scritti, d’altronde, per una rivista cristiana, e inevitabilmente tarati sia nello stile, ancora acerbo, che nei temi.

Ma poi – che ricchezza, e quanti sorrisi in una raccolta che, per una volta, regala solo serenità.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^

Mightier than the sword

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K. J. Parker

Un’imperatrice dalla volontà di ferro; un’imperatore morente; prede di barbari che attaccano i monasteri dell’Impero, radendoli al suolo.

Un nipote nell’esercito, che come legato ha il dovere di porre fine a questa faccenda.

O almeno così lo informa la zia imperatrice, prima di spedirlo a nord.

Inizia così un pellegrinaggio fra i monasteri, un rosario di incontri con amici perduti e parenti impresentabili, con un contorno di una storia d’amore inopportuna, un tradimento, una ribellione e l’ascesa di un nuovo imperatore.

Il tutto racchiuso in un prezioso manoscritto, che in poche pagine rivela nuovamente il talento e l’ironia di K. J. Parker, distillando in una deliziosa novella quelli che avrebbero potuto essere due o tre romanzi.

Adorabile.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^

My cat is sad

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Katrina Streza

‘Il mio gatto è triste!’, pensa il bambino del micio arrotolato sul pavimento.

E allora, perché non svegliarlo?

E fargli un bagno?

E presentargli quel simpatico, scatenato cagnetto?

Divertentissimo volumetto che illustra le incomprensioni facili a nascere fra un bambino volenteroso e un pacifico felino – prima che l’amicizia trionfi.

Almeno fino al prossimo sonnellino. XD

Ringrazio l’editore per averi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^

The circle

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Damon Clark & Alyzia Zherno

Nuova città nuova scuola, nuovi compagni: dopo la morte della madre Christian si trasferisce col padre, con l’intento di lasciarsi il dolore alle spalle e riprendere a vivere.

Ma le cose non vanno bene: preso di mira a scuola dai bulli d’ordinanza, si trova attirato in un gruppo di ragazzi ai margini che lo coinvolgono in un rituale spaventoso…

Horror classico che vanta nella veste grafica il suo principale motivo d’interesse, è per il resto privo sia di originalità che di approfondimento: tutti i personaggi sono veramente di carta, senza  motivazioni per le azioni, anche le più orrende, che compiono, e la trama è tremendamente affrettata.

Rimane il dubbio che, nonostante la scarsa originalità della trama, qualcosa di meglio sarebbe potuto nascere se l’autore si fosse preso una trentina di pagine in più, danno carne e sangue ai personaggi.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione.

A girl walks into a book

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Miranda K. Pennington

Questo è il mio anno brontiano.

Per quanto abbia sempre amato il lavoro delle tre sorelle (…vabbè, di due su tre, Emily tocca tenerla nel pacchetto…) in un certo senso ho sempre avuto un senso di isolamento nella mia passione, e a volte l’impressione di leggere in maniera inusuale i loro romanzi: altrimenti perché mai ritenevo Anne – la misconosciuta, ignorata, trascurata Anne – la più innovativa e coraggiosa delle tre, pur restando fedele al mio amore per Jane Eyre?

E riguardo a Jane Eyre stessa, solo io vedevo e ammiravo l’ironia, il coraggio, l’indipendenza di pensiero di un personaggio che di solito viene rappresentato in trasposizioni in altri media e retelling come una povera, piccola governante priva di senso dell’umorismo e afflitta da eccessivi moralismi (quello che invece io leggo come dolente rispetto per sé stessa)?

L’incontro con Samantha Ellis prima (il suo Take courage sulla  vita e l’opera di Anne è insieme interessante e commovente) e quindi quello con Miranda Pennington mi hanno fatto sentire meno incompresa, e insieme a un sostegno alla mia lettura e interpretazione della personalità e delle opere delle tre sorelle entrambe mi hanno aperto due porte: una verso dettagli della loro vita e opera che non conoscevo, e che ho trovato affascinanti (anche se non sempre sono stata d’accordo con la lettura delle autrici); l’altra sulla loro vita e maturazione personale, vista attraverso e grazie ai romanzi di Charlotte, Emily e Anne.

Sopratutto A girl walks into a book è infatti un’opera di critica letteraria, ma anche un memoir intimo e ironico di come l’autrice abbia spesso trovato conforto o guida nella sua complicata, spesso dolente esistenza di ragazza “fuori posto”, dalla sessualità complessa e dalla scarsa sicurezza di sé grazie ai personaggi e alle esperienze nati ad Haworth.

E sarà perché anch’io ho spesso cercato rifugio nei libri (nonostante una solida rete di amici strani almeno quanto  me :P) che ho sentito qualcosa risuonare – non fosse altro che l’irritazione per l’autrice, e certi suoi atteggiamenti. XD

E’ un anno brontiano: questi due saggi, altri che mi aspettano, e alcune bellissime trasposizioni come To walk invisible mi hanno avvicinato ancora di più al loro mondo, senza togliere niente del fascino sempre nuovo che i loro romanzi esercitano su di me, a ogni nuova lettura (Cime tempestose no, continuo a odiarlo – e nemmeno tanto cordialmente).

Un libro da leggere sia che si sia interessati alle tre sorelle di Haworth, sia che si senta la necessità di sentire la voce di una persona che ha sempre vissuto la sua diversità come emarginazione: invece che uno dei tanti romanzi più o meno buoni che sfruttano questi temi, tanto vale leggere un’esperienza reale, ben scritta, e sostenuta dal giusto tocco di ironia. ^^

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^

Dustrats!

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Adria Regordosa

Sir Muffin Muffinson, eroico micio, ha il suo bel daffare: ogni notte veglia accanto alla culla della piccola Emma, per impedire che la sfrenata fantasia della bambina spedisca nel mondo i sogni più imprevedibili.

Ma questa settimana, tutto preso da altri impegni, ha dimenticato di pulire sotto il lettino: e da là sotto escono scatenati topolini di polvere, sotto dorma di folletti!

Inizia così una caccia per tutta la casa – o meglio, per oceani e giungle, castelli e giardini creati dalla sognante Emma.

Finché…

Un libro delizioso, illustrato con ricchezza e fantasia, e dalla storia tenera e ironica insieme.

Magnifico il finale.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^

Mr. Rochester

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Sarah Shoemaker

Credo che se avessi chiamato il blog “Jane Eyre è il mio romanzo preferito!”  la cosa non potrebbe essere più nota, come credo di aver palesato più e più volte la mia diffidenza – generalmente ben ripagata… – verso i vari derivati e retelling che ogni tanto fanno capolino, fra cui annovero il romanzo più brutto mai letto, l’abominevole Charlotte di D. M. Thomas  >.<.

Generalmente, ma non sempre; e ogni tanto la mia compulsione a prendere in mano suddetti retelling mi ricambia con qualcosa di assolutamente delizioso (Il caso Jane Eyre di Jasper Fforde) o con un inaspettato, ottimo romanzo storico.

Da qui in poi attento, lettore mio, perché lo spoiler è in agguato.

spoiler-alert

Mr. Rochester non è solo un retelling di Jane Eyre visto dalla parte di Rochester: come Jane racconta la sua storia partendo dall’infanzia, così fa Edward, ricostruendo il freddo, distante rapporto con padre e fratello e i lunghi anni di formazione, intrapresi senza sapere perché e monitorati a distanza dal genitore.

E’ un Edward Rochester costantemente afflitto dalla solitudine quello che vediamo: raggelato nei rapporti familiari, ansioso di compiacere il padre, costantemente deluso nella richiesta di affetto, lega con i suoi maestri e trova degli amici, per vedere la malattia e la morte portarli costantemente via.

E’ anche un Edward Rochester ingenuo e fiducioso quello che si vede, corrotto lentamente dalla solitudine e dal tradimento di chi avrebbe dovuto averlo a cuore, fino ad avvicinarsi, dopo il ritorno dalla Giamaica, all’uomo cinico, manipolatore, disilluso del romanzo originale.

Ma mentre il romanzo funziona in maniera impeccabile fino al ritorno in Inghilterra – eccellente la ricostruzione storica sia della vita afosa e languida nel Caraibi come di quella nella grigia realtà dell’Inghilterra industriale come quella delle spensierate avventure capestri di tre ragazzi mandati da un istitutore molto particolare  – è proprio dal ritorno a Thornfield in poi che la caratterizzazione di Rochester inizia a traballare: l’autrice cerca insieme di seguire il personaggi tratteggiato da Charlotte Bronte e insieme dare un ritratto di Edward che ne scusi i comportamenti prevaricatori e manipolativi del romanzo originale.

A mio parere, non funziona, come non funziona la descrizione della passione di Edward per Jane: sembra nascere pressoché dal nulla, e nell’omettere buona parte dei dialoghi originali viene a mancare il tocco di sfida che la giovane istitutrice ha sempre avuto nei confronti del padrone. Viene raccontato, ma non mostrato, perdendo efficacia e credibilità.

Inoltre, devo ancora capire che necessità ci fosse di introdurre Gerald, l’improbabile figlio illegittimo di Bertha e possibile erede di Thornfield Hall: un tocco da feuilleton che niente aggiunge e qualcosa toglie alla credibilità e scorrevolezza di un romanzo che comunque vanta un’ottima scrittura, personaggi solidi e un’eccellente ricostruzione storica.

Peccato, appunto, per questi dettagli.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^

Everafter vol. 1

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Dopo il glorioso, emozionante finale di Fables le cose sono profondamente cambiate nel mondo degli umani: le fiabe si sono ritirate, è vero, ma nuove ne nascono ogni giorno, e ogni giorno fioriscono streghe e stregoni: umani che sviluppano poteri magici delle specie più varie, innocui o meno innocui, gestibili o meno.

Una nuova realtà richiede nuovi strumenti per essere gestita – sopratutto se la fine del mondo conosciuto è una delle possibilità che si presentano quotidianamente o quasi in seguito ai suddetti mutamenti:  e allora intervengono gli Shadow Players, un gruppo di fiabe antiche e nuove e di umani, che si sono incaricati di prevenire, documentare,  eliminare le minacce magiche. A qualsiasi costo.

Una rutilante avventura, in cui magia e tecnologia si intrecciano a combattimenti e una sana dose di spionaggio che strizza consapevolmente l’occhio alla spia delle spie, James Bond.

Sebbene manchi della carica emotiva e della profondità delle serie principale, e abbia trovato francamente esagerata la nonchalanche con cui vengono amministrate morti orribili, sono 160 pagine di divertimento senza pensieri.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione.