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The girl in the tower

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Katherine Arden

Un cavallo veloce corre per le innevate campagne di Russia: lo monta un giovane dagli occhi verdi, senza paura, con un demone di gelo che veglia su di lui. O meglio, su di lei.

Un altro cavallo torna a Mosca: lo monta un giovane monaco, che porta notizie grandi e terribili al suo principe,  e vola sulla neve sperando di prevenire la guerra e mettere fine al fuoco.

Una banda di banditi brucia villaggi e rapisce bambine. E chiama vendetta.

Un ragazzo che ragazzo non è, un monaco, un principe: e, dall’altro lato della barricata, forze che vogliono la distruzione della Russia, e domare ogni forza contraria: sopratutto se è il coraggio e il desiderio di libertà di una giovane donna insofferente alle costrizioni del ruolo stabilito per lei dalla società.

Dopo The Bear and the Nightingale Katherine Arden ritorna nella Russia medievale, in bilico fra antiche tradizioni e nuova religione, e lo fa in grande, proponendo ancora una volta una vicenda che, sfruttando tutti gli elementi della fiaba e del mito, è in realtà una commovente, appassionante riflessione sul coraggio di ribellarsi e di sacrificarsi insieme, sull’amore nelle sue sfumature, sulla necessità di preservare il passato guardando al futuro.

E prepara un finale che si preannuncia di grande impatto, per una delle trilogie più belle mai lette.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^

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The Bear and the Nightingale

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Katherine Arden

In un villaggio perso nel nord dell’antica Rus’, immerso fra foreste e nevi, dove cristianesimo e antichi miti si intrecciano, in una notte d’inverno nasce una bambina.

I suoi occhi neri vedono quello che è nascosto agli altri, anche ai fratelli amatissimi e all’anziana nutrice; e ha strani poteri, per cui viene temuta, ma che sembrano l’unico scudo contro le minacce, naturali e innaturali, che si addensano sulla sua famiglia.

Un romanzo meraviglioso, tessuto con le fiabe della vasta terra di Russia ma con un’attenzione filologica agli usi e costumi del luogo, che con una scrittura limpida ed evocativa mette in scena personaggi umanissimi, amabili e non, e creature misteriose e inquietanti, misteriose e affascinante, misteriose e quotidiane che si fondono con le vicende umane.

Una vera gemma, rinfrescante come un’estate russa.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione, e mi auguro di vedere presto tradotto questo romanzo delizioso. ^^