Archivi categoria: dai dodici anni

The transfigured hart

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Jane Yolen

Richard vive nei libri.

Silenzioso, curioso, timido, ama la pagina scritta, indifferente o infastidito dai coetanei con cui non ha potuto giocare a lungo, malato.

Heather ama il mondo, in tutte le sue espressioni.

Animali, luce, alberi, persone, acqua che scorre, la musica della natura sono il suo pane quotidiano.

M quando si incontrano si sentono immediatamente uniti dalla meraviglia: quella di un animale bianco, luminoso, bellissimo, che solo loro hanno visto – un cervo albino, come crede prosaicamente Heather, o un unicorno, come suggerisce Richard?

Nel periodo liminare che scivola dall’infanzia all’adolescenza, i due bambini/ragazzi cambiano, nella scoperta di sé e dell’altro, e nella necessità di proteggere la vera magia: quella in cui credono, reale o meno.

Una storia delicata e senza tempo, che conferma (se ce ne fosse bisogno) la ricchezza di temi e stile di una delle grandi narratrici del nostro tempo.

Ringrazio l’editore per avermi fornito la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^

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Persidivista.com

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Marie-Aude Murail

Ruth ha quattordici anni, una sorellina di cinque che adora, un padre serio e lavoratore  e un foro nel cuore a forma di mamma: Eve-Marie è morta qualche anno prima, all’uscita di un ristorante, e il padre non si è mai ripreso.

Il silenzio domina fra lui e Ruth, che sembrano uniti solo da Bethsabee.

Ma quando Ruth posta una vecchia foto di classe del padre, della madre e della sorella gemella di lei Marie-Eve, su un sito per ritrovare vecchie conoscenze (e capire come mai il padre tiene per mano la zia, morta diciottenne, e non la madre) si scoperchia il vaso di Pandora di un delitto mai davvero risolto, e di segreti messi a tacere troppo a lungo.

Marie-Aude Murail si confronta qui con il thriller per ragazzi, costruendo una lettura gradevole ma poco incisiva, sebbene i suoi temi fondamentali (i rapporti familiari difficili, la violenza sulle donne, i fraintendimenti) si ritrovino tutti.

MA siamo comunque ben lontani dai suoi romanzi migliori e più profondi: l’inarrivabile Miss Charity, Mio fratello Simple, Oh, Boy!

Ho trovato decisamente più interessante il diario di scrittura del romanzo, in cui l’autrice documenta la genesi, la ricerca, la scrittura, intrecciandola inestricabilmente a cenni di vita privata.

Maria Sibylla Merian

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 Sarah B. Pomeroy & Jeyaraney Kathirithamby

“Artista, scienziata, avventuriera”: è così che l’autrice definisce questa donna eccezionale ed eccezionalmente poco conosciuta.

Vissuta a cavallo fra 1600 e 1700, Maria Sibylla Merian univa un grandissimo talento artistico a un’altrettanto grande interesse nei confronti della natura: animali e piante la affascinavano, sopratutto i piccoli, multiformi, infiniti insetti.

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E, per mettere a frutto entrambe le sue doti, si imbarca con la figlia dall’Olanda verso l’America del Sud, alla ricerca di nuovi, meravigliosi insetti da scoprire e documentare.

Un viaggio notevole, una ricchezza di scoperte e illustrazioni impressionante, che furono utilizzate dopo la sua morte da moltissimi scienziati, fra cui Linneo, per la classificazione delle specie.

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Il volume si avvale delle illustrazioni della pittrice, che ne fanno un’opera d’arte in sé; ma il testo è inoltre chiaro e piacevole, e la vicenda di questa donna straordinaria, da sola, varrebbe l’acquisto.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. 🙂

Hidden city

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Sarah Grace Tuttle & Amy Schimler_Safford

Alla scoperta della natura che si nasconde in una metropoli: fili d’erba e muschio nelle crepe della strada, piccioni che si bagnano e corteggiano in una fontana, formiche operose che accumulano accumulano accumulano.

Creature che diamo per scontate, ma rendono ricca la città in cui vivono,  e ci ricordano che dalla natura siamo circondati, che lo teniamo presente o meno.

Piccoli, incantevoli poesie ricche di informazioni e delicatezza accompagnano illustrazioni magnifiche, realizzate con suggestivi collage.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. 🙂

Princesses behaving badly

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Linda Rodriguez McRobbie

Delicate, educate, timide, passano il tempo sospirando mentre suonano l’arpa e aspettano l’Amore – sì, il Vero Amore, con le maiuscole.

O anche no.

Tratte da storia e leggende, l’autrice propone decine di principesse che sfatano l’immagine canonica: piratesse, statiste, guerriere, spie, truffatrici, assassine, sante (ma dalle mani bagnate di sangue).

Donne che, tutte, hanno dimostrato presenza di spirito, un carattere imprevedibile e una certa mancanza di scrupoli.

Esempi non proprio da seguire? Vero; ma anche la prova che, se ogni ragazza è una principessa, ci sono infiniti modi di esserlo, senza tradire sé stessa e le proprie inclinazioni.

Meno sanguinarie – si spera! – di quelle illustrate nelle brillantissime piccole biografie che propone l’autrice di questi istruttivo, liberatorio volume. 😉

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. 🙂

The loud silence of Francine Green

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Karen Cushman

Per me è strano dare “appena” tre stelle a un libro di Karen Cushman, ma sia il tema che, sopratutto, i personaggi mi hanno lasciata abbastanza fredda.

Per quanto l’autrice sia brava nel rendere l’atmosfera di ansiosa paura e di caccia alle streghe dell’America maccartista, e l’opprimente ambiente delle scuole cattoliche del tempo, non ho sentito vera emozione per nessuno dei personaggi.

Francine, in particolare, mi ha lasciato indifferente, seppur abbia apprezzato il suo tardivo riconoscere gli altri – compresi i genitori – oltre le apparenze; Sophie mi stava fondamentalmente antipatica: più che una paladina dei diritti civili mi sembrava una provocatrice con poco cervello, totalmente concentrata su sé stessa nonostante tutti i suoi discorsi sul prossimo.

Tenerissimo e realistico invece il personaggio di Artie, il fratellino di cinque anni di Francine.

Creativo e fantasioso, portatore di disastri come tutti i bambini, con la sua crescente paura dei “communisti” e della bomba è il vero barometro del tempo.

Meritevole comunque di una lettura, The loud silence of Francine Green è comunque lontano dagli altri bellissimi romanzi dell’autrice, e sopratutto dalle sue protagoniste: presuntuose, sciocche, prepotenti, acide, chiuse, ma ricche di una vita che a Francine e Sophie manca.

La Tagliateste

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Kenneth Grahame

Francia medioevale. I maggiorenti del paesino di Saint Radegonde sono in crisi: il loro boia è venuto a mancare, ed è la graziosa, impeccabile figlia di costui che si è fatta avanti, come suo diritto, a reclamare il posto.

Contro il parere dei dignitari meno illuminati la fanciulla riceve l’incarico, e si mette a svolgerlo con scrupolo, coscienza e precisione; senza rinunciare all’esercizio degli incanti femminili, e con un occhio ben attento al suo interesse, da brava donna d’affari.

Un racconto delizioso, che con ironia e senso dell’umorismo (oltre che con stupende illustrazioni, che richiamano le litografie dell’epoca) celebra l’ingegno femminile, e il valore di intelligenza e astuzia su tutto il resto.

The Toymakers

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Robert Dinsdale

Premessa: per decidere se The Toy Makers mi fosse piaciuto (e decidere che sì, mi era piaciuto, e parecchio pure) ho dovuto riflettere un paio di giorni.
Cosa inusuale, per una che di solito stabilisce se un romanzo è nelle sue corde alle prime trenta pagine ( e difficilmente sbaglia – è rarissimo che qualcosa che non mi è piaciuto alla prima si risollevi).
In buona parte credo che sia dovuto allo scarto tra le aspettative iniziali e il prodotto effettivo.
Insomma: mi capita fra le mani un romanzo ambientato fra il 1907 e il 1953, in un negozio di giocattoli a Londra.
Giocattoli meravigliosi, con più di un tocco di magia, e un negozio altrettanto magico: apre con la prima brina e chiude allo spuntare dei bucaneve.
Ogni anno, da vent’anni, generazioni di bambini affollano i suoi labirintici interni, scoprendo castelli di nubi, animali di pezza che volano davvero, scatole più grandi all’interno che all’esterno, soldatini che combattono battaglie complesse e sempre nuove.
E in questo negozio arriva Cathy, quindici anni e incinta, in fuga da una famiglia che vorrebbe farla rinunciare al bambino che porta in grembo; per decoro, decenza, vergogna.
Cosa ci può essere di più coccoloso di un romanzo ambientato in un negozio magico di giocattoli magici?
Ben poco, pensa una, ricordando con piacere The night circus.
E legge, incauta e impreparata.
Perché arrivano violenze sugli ebrei, e i campi di lavoro in Russia, e i traumi della prima guerra mondiale; i difficili rapporti fra fratelli; invidia e gelosia che infiltrano come veleno le generazioni; dolore e lontananza e tradimento; la degradante perdita della magia; e una sorprendente riflessione sul libero arbitrio.
Il tutto sullo sfondo di un mondo a parte, toccato solo dai maggiori eventi di due decenni, fino alla sua disgregazione, quando la realtà diventa troppo per la magia.
Ecco, questo è quello che mi sono trovata, stranita, per le mani: un’opera complessa e intelligente, che ribalta le aspettative del lettore, scavando a fondo e offrendo una molteplicità di piani di lettura.
Notevole, davvero.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^

Per questo mi chiamo Giovanni

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Luigi Garlando

Se non fosse stato per Chagall non avei mai preso in mano questo piccolo romanzo.

E sarebbe stato un vero peccato, perché la vita di Giovanni Falcone merita di essere ricordata e celebrata, nel coraggio eccezionale di un uomo normale: un uomo che voleva servire lo Stato, liberando i suoi concittadini dall’oppressione di una piovra che, quando ha iniziato a combatterci contro, non veniva nemmeno riconosciuta.

E Luigi Garlando lo fa benissimo: senza prediche, ma con esempi vivi dalla vita quotidiana, e con un brio che travolge  di pagina in pagina.

Un solo neo, per me: manca un indice con brevi biografie di coloro che vengono citati nel testo. Giovanni, certo, ma anche i suoi alleati e i suoi nemici, e le vittime lasciate sul campo dal Mostro.

Anche loro meritano di essere conosciuti e ricordati dai nostri ragazzi, perché sono stati sì parte viva della storia di Giovanni Falcone, ma anche della loro.

Un romanzo da leggere, leggere a voce alta, regalare: perché il coraggio, quello vero, vive in eterno.

The empty grave

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Jonathan Stroud

Il momento della resa dei conti è arrivato, e se i cinque ragazzi che si contrappongono all’agenzia che combatte gli spettri più potente del Regno Unito sembrano in netta minoranza, è solo se non si conosce la Lockwood & Co. e i suoi determinati associati.

Inizia quindi una battaglia senza regole per capire e provare quale è realmente l’origine del Fenomeno, e mettere un freno a decenni di terrore.

Capitolo finale della serie, The empty grave non è il migliore, ma mantiene un ritmo serrato e risolve tutti i nodi narrativi messi in campo nei quattro romanzi iniziali, senza lasciare pendenze, ma anche con poche sorprese, sia dal punto di vista della trama che di quello narrativo.

Rispetto alla saga di Bartimeus, sembra che Stroud abbia osato meno, preferendo mantenersi su un terreno più sicuro dal punto di vista narrativo.

Rimane comunque intrattenimento di qualità, scritto benissimo, con un mondo costruito in maniera solida e coerente e personaggi a cui è impossibile non affezionarsi.