Archivi categoria: dai quattordici anni

The last Namsara

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Kirsten Ciccarelli

Draghi che sono fonte di storie, storie che nutrono il fuoco dei draghi, attirandoli come mosche al miele. E per questo le antiche storie sono proibite: dànno potere ai nemici che si vogliono sterminare, creature infide colpevoli di tradimento.

Questo sa Asha. Questo, e che lei è l’Iskari, colpevole di malvagità, creatura del buio, e che solo una caccia dietro l’altra, una testa di drago via l’altra può espiare il suo peccato.

Almeno fino a che il matrimonio con il principale generale delle truppe del re suo padre non le toglierà anche la gioia della lotta.

Ma forse le cose non stanno come le sono state raccontate, e le antiche, proibite storie nascondono altre verità…

La premessa del romanzo è intrigante: basata sul potere delle storie, forgiata nella mitologia.

Dopodichè, a pagina trenta, entra in scena lo schiavo fascinoso che non ha paura della protagonista nonostante la sua fama, le chiede un ballo (…), suona il liuto, e ti rendi conto che è uno dei tanti romance sotto mentite spoglie.

E io sono stanca di prendere in mano fantasy, o distopici, o fantascienza, o thriller, e trovarmi messa alle strette da un romanzo d’ammmmore. -.-

Del resto, poco altro raccomanda il romanzo: lo stile è corretto ma piuttosto piatto, con puntatine di infodumping non troppo fastidiose ma presenti; i personaggi non hanno ombre: sono figurine di carta, appena sbozzati e totalmente stereotipati; la costruzione del mondo vorrebbe essere complessa ma anch’essa risulta poco più di un fondale dipinto; e ho l’impressione che, se mi fossi disturbata ad arrivare fino in fondo, avrei scoperto che i colpacci di scena che vengono vagamente promessi nel primo quarto del romanzo erano esattamente quelli che mi immaginavo.

Mi terrò il (vago, peraltro) dubbio.

E aspetterò il ritorno di Lada: se voglio principesse che spacchino fondoschiena, so che sposso sempre contare su di lei. XD

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. 🙂

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Marco Polo

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Marco Tabilio

Nel 1271 Marco ha diciassette anni, e vive al crocevia fra Oriente e Occidente: il porto di Venezia risuona di lingue e profumi esotici, e ogni giorno merci raffinate e strane arrivano da tutto il mondo, riempendogli occhi e cuore di desiderio.

Non desiderio di ricchezze, ma di orizzonti sconosciuti.

E quando il padre Niccolò riparte per la corte di Kublai Khan, signore dello sterminato impero mongolo, per Marco inizia l’avventura di tutta la vita: percorsa la via della seta, diventa uomo di fiducia del Khan, e per decenni ne è gli occhi e le orecchie nel suo impero, ambasciatore e consigliere.

Anni dopo, in prigione a Genova, racconta le sue avventure: nasce così Il Milione.

E così nasce anche questa bellissima biografia di Marco Polo, lussureggiante di sogni e immagini, precisa e insieme evocativa di un mondo lontano, barbaro e splendido.

Un autore da tenere d’occhio, Marco Tabilio: a una solida sceneggiatura unisce infatti un tratto personale e variato, adattabile e suggestivo insieme.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. 🙂

Calvin

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Martine Leavitt

Calvin ha diciassette anni, e ha sempre sentito una connessione con il personaggio di Calvin and Hobbes.

Il giorno in cui è nato Bill Watterson ha pubblicato l’ultima striscia; suo nonno gli ha messo nella culla una tigre di pezza chiamata Hobbes, amata follemente fino a che non è stata uccisa dalla lavatrice; la sua migliore amica/nemica/vicina di casa si chiama Susie.

Ma quando Hobbes la tigre comincia a comparirgli davanti e gli viene diagnosticata una schizofrenia, il bisogno di incontrare Bill Watterson per chiedergli un’ultima striscia in cui si veda Calvin cresciuto – e sano – diventa impellente.

Inizia così un pellegrinaggio attraverso la distesa ghiacciata del lago Eyre, accompagnato solo da Hobbes e da Susie – che possono essere o non essere reali -, mentre i confini tra realtà e allucinazione sfumano sempre di più, fra la neve.

Delicato e ironico proprio come il fumetto a cui si ispira, Calvin è un romanzo intelligente che tratta senza pietismi un tema importante come la malattia mentale.

The Wendy Project

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Melissa Jane Osborne & Veronica Fish

Una notte di primavera la macchina guidata da Wendy, sedici anni, vola nel lago.

Ne riemergono lei e il fratello John, mentre il piccolo Michael è sparito.

Ma Wendy lo sa, lo ha visto: un ragazzo vestito di verde lo ha portato via in volo, verso la seconda stella a destra.

Nessuno le dà retta, non i suoi genitori, non la psicologa che le chiede di parlare per immagini, affidandole un quaderno.

E nel fondersi di fantasia e realtà, verità e allucinazione, Wendy dovrà trovare la forza di andare avanti.

Delicata storia sul lutto e il senso di colpa tracciata attraverso tavole dai colori acquerellati riprende e sfrutta con originalità la figura di Peter Pan e i suoi comprimari, ricordandone il ruolo originale: colui che accompagna i bambini dopo la morte, perché non abbiano paura.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. 🙂

The sacred lies of Minnow Bly

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Stephanie Oakes

Chi è Minnow Bly?

La violenta adolescente che ha ridotto in fin di vita un ragazzo?

La vittima straniata e straniante di un culto religioso che le ha tolto dodici anni di vita?

La ragazza a cui hanno strappato le mani, o l’assassina del santone a cui tutti si affidavano?

Minnow tace. Tace durante il ricovero in ospedale; tace durante il processo; tace in riformatorio.

Finché l’amicizia con la sua travolgente compagna di cella e la proposta di uno psichiatra dell’FBI – “Parlami, e darò parere favorevole alla tua liberazione” – iniziano a sgretolare prima il complesso muro di credenze che l’ha imprigionata per anni, e quindi la sua solitudine.

Anche se la verità è avvolta in menzogne, e Minnow non ha alcuna intenzione di liberarla…

Affascinante analisi di una ragazza traumatizzata ma forte, che lotta per liberare sé stessa e chi ama; che d’istinto è ribelle, se ribellione vuol dire usare il cuore e il cervello; che sogna e lotta per una vita vera e libera.

Un romanzo sensibile e inquietante sui meccanismi della fede e del potere, sulla forza del gruppo e il coraggio dei singoli, e sulla volontà di cambiamento.

The circle

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Damon Clark & Alyzia Zherno

Nuova città nuova scuola, nuovi compagni: dopo la morte della madre Christian si trasferisce col padre, con l’intento di lasciarsi il dolore alle spalle e riprendere a vivere.

Ma le cose non vanno bene: preso di mira a scuola dai bulli d’ordinanza, si trova attirato in un gruppo di ragazzi ai margini che lo coinvolgono in un rituale spaventoso…

Horror classico che vanta nella veste grafica il suo principale motivo d’interesse, è per il resto privo sia di originalità che di approfondimento: tutti i personaggi sono veramente di carta, senza  motivazioni per le azioni, anche le più orrende, che compiono, e la trama è tremendamente affrettata.

Rimane il dubbio che, nonostante la scarsa originalità della trama, qualcosa di meglio sarebbe potuto nascere se l’autore si fosse preso una trentina di pagine in più, danno carne e sangue ai personaggi.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione.

The summer I became a nerd

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Leah Rae Miller

Maddie è bionda, popolare, simpatica, e una cheerleader fidanzata con il campione di football della scuola.

Insomma, è tutto quello che si deve essere per integrarsi perfettamente, per non spiccare, per non essere derisa.

E’ anche, segretamente, appassionatamente nerd: fumetti e film sono la sua vita, le fanno battere il cuore e le tolgono il respiro dall’emozione.

Ma questo suo lato oscuro viene tenuto been nascosto, per evitare che l’ignominia e la derisione la perseguitino, come è capitato un agghiacciante giorno alle elementari.

Ma un’estate afosa, un nerd carino e divertente e un negozio rifornitissimo di fumetti la costringeranno a scegliere chi vuole essere: quella che è, o quella che crede che gli altri vogliono che sia?

Un romanzo fresco e divertente, ricco di citazioni e ammiccamenti, scritto in maniera brillante;  e sebbene Maddie possa sembrare surreale (e sia parecchio irritante) nelle sue fissazioni, il tema dell’affermazione dell’identità e della necessità di limpidezza nei rapporti umani è ben trattato, senza moralismi.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^

Cross my heart

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Sasha Gould

Nella splendente Venezia del XVI secolo, Laura viene fatta uscire dal convento in cui è stata chiusa per sei anni: Beatrice, la sua incantevole sorella, è morta annegata, e il padre vuole che la sostituisca nel matrimonio combinato allo scopo di risollevare le disastrate finanze della famiglia.

Ma il promesso sposo è ripugnante e crudele, il padre di Laura instabile e prepotente, la morte di Beatrice pesa sullo spirito della sorella, e Venezia è una città di segreti: segreti che possono compare l’aiuto di una società di donne dedita alla manipolazione del potere, e cambiare gli equilibri della Repubblica.

Scorrevole e divertente, Cross my heart ha il solo difetto di voler volare più alto di quanto non possa fare: l’idea della società di donne che collezionano e gestiscono segreti è bellissima, ma l’ambientazione è di una  superficialità e goffaggine incredibili: tra cadaveri tenuti in casa per giorni prima della sepoltura a periodi di lutto non rispettati a giovinette che zompettano in giro per la città non accompagnate sembrava di leggere un comtemporary in corsetto.

Una lettura in ogni caso piacevole, se si chiude un occhio (o anche entrambi XD) sulla ricostruzione storica, e se si vuole passare qualche ora di relax.

In Calabria

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Peter S. Beagle

Cosa succederebbe se in una minuscola, remota fattoria – tre mucche, tre gatti, una capra e un cane – sperduta nei monti calabresi un giorno iniziasse a brucare un unicorno?

Come potrebbe la sua meraviglia – il puro miracolo della sua esistenza – sopravvivere alle pressioni del mondo di oggi?

E’ quello che si chiede Claudio Bianchi, proprietario della fattoria, strenuamente determinato a proteggere la fiaba che gli sta toccando l’esistenza, cambiandola con delicatezza ma in modo radicale.

Sullo sfondo, la magia di una natura selvaggia, e di un’ambientazione inusuale appena rovinata dai costanti errori e imprecisioni negli intermezzi in italiano che l’autore si ostina a spargere come coriandoli nel testo.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione.

This is where it ends

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Marjeke Nijkamp

Inizia l’anno nella scuola superiore di Opportunity, cittadina dell’America profonda.

Gli studenti, riuniti nell’aula magna, vengono accolti dal canonico discorso di incoraggiamento della preside.

E quando tentato di uscire per andare a lezione, si rendono conto di essere prigionieri: le porte sono sbarrate, e uno di loro è entrato nella sala, e sta sparando.

Quattro sono i punti di vista che coprono l’orrore della mattinata a Opportunity, quattro gli sguardi che ricostruiscono Tyler, prima che prendesse le armi: sua sorella, che vorrebbe solo ballare; la migliore amica dei lei, Sylv, che è terrorizzata dal ragazzo; Tomàs, il fratello di Sylv, che lo teme ma vuole proteggere la sorella; e Claire, che ha avuto una storia con Tyler e crede in lui.

Ma queste quattro voci non portano da nessuna parte: tutte identiche, non costituiscono il coro che dovrebbe evocare l’orrore degli avvenimenti, far emergere Tyler come una figura sfaccettata  e complessa, analizzarne il degrado, sbalzare l’immagine della cittadina nel quotidiano e nell’emergenza.

L’autrice ha tentato un tema troppo complesso per le sue possibilità: ne viene fuori un romanzo piatto, noioso, in cui niente rende merito all’importanza del tema.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione.