Archivi categoria: dai quattordici anni

With the fire on high

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Elizabeth Acevedo

Emoni ha diciassette anni, i capelli riccissimi, una bambina di due anni, e un talento per la cucina che ha del magico, secondo l’amatissima nonna.

All’ultimo anno di scuola superiore deve giostrarsi in una vita piena di complicazioni – una piccoletta che cresce, i compiti, un lavoro part time che permetta di partecipare alle molte spese – e decidere del suo futuro: continuare a studiare o cercare immediatamente un lavoro? E, soprattutto: può riuscire a coltivare il suo talento culinario?

Ovviamente sì. E, credetemi, non è uno spoiler, perché questo romanzo ha da subito una scrittura così facilona e una vicenda così dolciastra che non se ne dubita un momento.

Esattamente come non si sente la fatica e i problemi di Emoni, che certo è di bassa estrazione sociale, orfana di madre, abbandonata dal padre che vede una volta l’anno, vive con la nonna e la sua pensione d’invalidità, ha una bambina a carico ma si è lasciata con il padre e via cantando.

Però i problemi di soldi li vediamo solo ogni tanto (con quello che costano i bambini piccoli solo in pannolini, eh!), la figlia si piglia una febbre in un anno di nido (la mia pestilenze che quella del 1347 era una passeggiata), mai un capriccio, mai una notte in bianco. L’ex è un ottimo padre, il nuovo interesse amoroso non batte ciglio quando scopre che ha una bambina. L’amica del cuore è ovviamente un mito.

Tutto va bene: amici, famiglia, amore, lavoro, studio.

Mi sfugge perché tentare una vicenda complessa quando, alla fine, vuoi raccontare di unicorni. E spezie. Molte spezie.

Sconsigliato a tutti, ai diabetici in particolare.

The Guinevere deception

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Kiersten White

Mi aspettavo molto dalla nuova saga di Kiersten White, dopo aver concluso in bellezza le vicende di Lada: e cosa di meglio di un bel fantasy a sfondoarturiano, con sani intrighi di corte e una protagonista che sembra l’equivalente responsabile della nostra amica (?) transilvana?

Bene, posso dire di essermi annoiata a more dalla prima all’ultima pagina.

Una protagonista lamentosa e fastidiosa, che sa e non sa ma ricorda ma non capisce ma poi si sacrifica perché lei…;

due plot twist che si annusano dalla prima pagina, li vedi arrivare e li schivi come una foglia in autunno, tanto prevedibile è la loro parabola;

personaggi di contorno piatti come pareti, e altrettanto vivaci. Non parlo di pareti affrescate, ovviamente;

una ricostruzione storica assente, ben lontana dalla precisione di pensiero e costumi della saga precedente. Abiti lunghi, capelli intrecciati, polsi che non si possono vedere, spezie preziose e spade: datemi un momenti qualsiasi del Medioevo (o del fantasy classico, se è per quello) e lo piazziamo senza problemi.

Considerando quanto mi è costato finirlo (e che mi dimenticavo di averlo in corso – me lo ricordavo quando aprivo il lettore) mi guarderò bene dall’avvicinarmi al seguito.

Lupa bianca lupo nero

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Marie-Aude Murail

Sauver Saint-Yves prova a tenere fede al suo nome – “salvatore”: nel suo studio di psicologo a Parigi passano storie e persone di ogni genere, e a ciascuno Sauver offre il sostegno che può, tentando di orientarsi in vicende personali e familiari complesse, oscure, ingannevoli.

Una ragazzina che vive all’ombra del fratellino morto, e si sogna cavaliere; una famiglia che si è allargata alla nuova compagna della madre; un ragazzo dalle emozioni sospese, alle prese  con una madre fortemente disturbata; un padre narcisista, che plagia una figlia e rifiuta l’altra, troppo ribelle.

E, nell’altra parte della casa, il piccolo Lazare, suo figlio, alle prese con i misteri degli altri e le fatiche della scuola e dell’amicizia.

Un romanzo complesso, dai molti personaggi e dalle molte sfide, che cerca nella verosimiglianza di un mestiere difficile e di un passato segnato dalla tragedia la rappresentazione sincera dei rapporti umani.

Spero davvero che vengano tradotti gli altri romanzi della serie, perché se da una parte il mistero del passato di Sauver e Lazare viene risolto, sono moltissimi i fili che compongono l’arazzo e che vorrei continuare a seguire.

The Princess of Clèves

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Madame de La Fayette & Catel & Claire Bouilhac

Un classico è un’opera che, a distanza di anni, decenni, secoli, millenni, parla ancora a chi lo legge.

Parla per sé, parla grazie alle reinterpretazioni , alle trasposizioni, alle citazioni, in un rinfrescarsi sempre nuovo.

Sebbene non sempre queste operazioni riescano, posso invece dire che la resa in fumetto de La Principessa di Clèves, iconico romanzo del Seicento francese, non toglie niente all’originale: anzi, aggiunge la delicatezza di tavole che evocano con efficienza gli abiti della corte francese del ‘500, epoca in cui è ambientato.

Ed è una storia sempre attuale, sebbene adesso meno ci siano matrimoni combinati: ma l’amore scoperto in ritardo, e che nessuno è destinato a raggiungere – per dovere, decoro, affetto -, sempre inseguendo una persona che non si potrà ottenere pienamente, è vicenda universale.

Tanto di cappello, quindi, a questa sensibile reinterpretazione.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. 🙂

The dark descent of Elizabeth Frankenstein

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Kiersten White

Il suo nome è Elizabeth Lavenza, e da quando aveva cinque anni è la compagna inseparabile, l’amica preziosa, la complice silenziosa di quello strano giovane che è Viktor Frankenstein.

Adottata dalla famiglia come compagna di giochi per il malinconico figlio maggiore, Elizabeth ha giurato che mai sarebbe tornata alla miseria da cui è venuta, mai alla solitudine da cui è stata salvata: e, se per evitarlo, deve mentire, manipolare, interpretare un’Elizabeth mite, dolcissima, disponibile che non esiste, lo farà.

Lo farà finché non avrà la sicurezza di una casa, la protezione di una famiglia sua.

Ma Viktor, il suo caro Viktor, è partito per l’università, e dopo le prime lettere non ha più mandato notizie: ed Elizabeth decide di prendere in mano la situazione, ricordando a tutti quanto lei sia necessaria per mantenerlo… stabile.

Una storia di mostri in cui i mostri sono dappertutto, ma nascosti dietro maschere di calma impassibile; e di una ragazza che dovrà reimparare la verità – a riconoscerla e a praticarla, con il coraggio e l’intelligenza che ha costruito negli anni.

Brillante e inquietante retelling di quel grandioso romanzo che, a distanza di duecento anni dalla pubblicazione, è ancora Frankenstein, The dark descent of Elizabeth Frankenstein ha una protagonista complessa, che intraprende un inusuale percorso di crescita, sostenuto dalla sempre suggestiva scrittura di Kiersten White.

Unico difetto, una certa lentezza nella prima parte, e un’accelerazione forse troppo brusca nella seconda, ma niente che mini troppo la godibilità del romanzo, che vedo pubblicato anche in italiano. ^^

David Mogo, Godhunter

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Suyi Davies Okungbowa

Qualche anno fa il cielo si è aperto e gli dèi sono piombati sulla Terra.

Dèi potenti e meno potenti, senzienti o inani, fastidiosi o tranquilli, dèi che hanno cambiato la vita nella Lagos di un tempo come mai ci si sarebbe aspettati, facendo germogliare nuove figure: stregoni, per dire, o cacciatori di dèi – semidei dotati del  potere  di catturare gli spiriti inquieti, intrappolarli e liberarli al sicuro, lontani dalla gente.

Un mestiere difficile, pericoloso e illegale – un mestiere necessario, e che permette a David Mogo di mettere insieme pane e companatico, se solo arrivassero abbastanza lavori. magari non come quello che gli propone un inquietante, ricchissimo stregone, che puzza di rogne lontano un miglio, ma insomma…

Un’idea geniale, un’ambientazione nuova per noi occidentale (anche se sdoganata in anni recenti da Nnedi Okorafor, che a me non piace ma ha un successo notevole di critica), un protagonista abbastanza interessante; peccato che l’esecuzione sia molto da esordiente, con uno stile traballante, ritmo incerto, e dialoghi un poco scalcinati.

Non un romanzo che consiglio, insomma, anche se aspetterò con curiosità la prossima prova dell’autore per vedere se c’è un margine di crescita.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione.

The last Tsar’s dragons

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Jane Yolen & Adam Stemple

Lo Zar odia gli ebrei, e manda i draghi a tormentarli.

I draghi fanno danni.

I nobili odiano gli ebrei.

Monta un movimento rivoluzionario.

Il popolo odia gli ebrei.

I draghi fanno danni.

C’è la Rivoluzione d’Ottobre.

Lo Zar cade.

Fine.

Come annegare una splendida idea (Russia e draghi!) in una sciatta ricostruzione dell’antisemitismo di allora, che per quanto pervasivo non era certo l’unica pecca del regno zarista.

Un vero peccato, da Jane Yolen mi aspettavo decisamente di più.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. 🙂

Not a drop to drink

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Mindy McGinnis

Lynn ha lo stagno da difendere.

nella desolazione di un’America assetata, in cui l’acqua non è più un bene scontato, ogni attimo della sua vita e di quella di sua madre è rivolto alla sopravvivenza: nutrirsi, scaldarsi, vestirsi, difendersi.

Difendere lo stagno, accumulare acqua. Non temere la sete di oggi, tentare di prevenire quella di domani.

Per tutti è così, eccetto quelli che pagano a caro prezzo l’acqua in città – e venti di cambiamento stanno soffiando anche da quel lato.

La sopravvivenza prima di tutto: ma se poi si scopre il cuore, la coscienza, la condivisione? L’affetto di rapporti costruiti nella difficoltà, aiutando e facendosi aiutare?

Un romanzo sulla sopravvivenza, la crescita morale di una ragazza che è sopratutto scoprire gli altri non come minaccia ma come risorsa per se stessa, e sul bene a cui non pensiamo mai: l’acqua.

Davvero (inaspettatamente) bello.

Il mio nome è Venus Black

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Heather Lloyd

Venus Black ha tredici anni, un fratello autistico, ottimi voti e il sogno di diventare astronauta quando entra in carcere perl’omicidio del patrigno.

E metto subito le mani avanti: forse non aveva intenzione di sparare davvero, e di sicuro i motivi erano gravi e validi, ma il grilletto l’ha sicuramente premuto lei.

Venus Black ha tredici anni, ed è appena entrata in carcere quando Leo, il suo tesoro, il fratello lontano che solo lei riesce davvero a raggiungere sparisce nel nulla.

Ne ha diciannove quando rientra nel mondo: cresciuta, con una buona dose di cinismo in più, un’acredine insopprimibile verso sua madre e il desiderio di rifarsi una vita – trovare un lavoro, avere una casa tutta per se, fare amicizie, vivere una storia d’amore. E cercare Leo.

Un romanzo intelligente e profondo, sul rancore e le seconde possibilità, sulla colpa e il perdono di sé e degli altri, sul significato di famiglia e di affetto, sul coraggio di ricominciare – ovvero, di riaprire il cuore al mondo.

La trilogia delle ragazze: L’estate gigante

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Beatrice Masini

Un’estate, una spiaggia, un gruppo di ragazzini.

E un gigante che indica dal cielo che cosa vuole che si faccia, giorno dopo giorno, momento per momento: sfide piccole e grandi che uniscono bambini diversi per età e inclinazioni in quella che è una vera famiglia estiva.

Anche se l’estate, finendo, si porterà via l’infanzia per qualcuno, cedendo il posto all’autunno del cambiamento.

Delicata e sensibile come sempre, Beatrice Masini dipinge un’estate in bilico, il desiderio di una fine che si vede arrivare desiderandola e temendola, l’attesa del primo battito d’ali.