Archivi categoria: dai quattordici anni

Se basta un fiore

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Giulia Blasi

Max e Clara: due adolescenti separati da una siepe e dall’antipatia che divide le loro famiglie.

Da una parte il giardino dei genitori di Clara, sceneggiatori di sinistra di mentalità aperta e abitudini abbastanza sregolate; dall’altra la famiglia di Max, con un padre palazzinaro senza scrupoli, una madre trofeo, e cinque figli in fuga, ognuno a modo loro.

E poi, un’estate, e un’amicizia che cresce come una pianta: non seminata, non curata, semplicemente perché trova le condizioni perfette per spuntare – ed evolversi.

Ho scoperto un romanzo molto più intelligente e profondo del leggero YA che mi aspettavo; un romanzo che mostra le crepe nascoste in ognuno, e non ha timore di far crescere i personaggi, con le perdite e i guadagni che inevitabilmente segnano l’adolescenza: il cambiamento di sé, il cambiamento degli altri, la mutevole forma dei rapporti umani.

Davvero consigliato.

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Il giorno degli eroi

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Guido Sgardoli

Silvio ha quindici anni quando scoppia la guerra.

Troppo pochi per lasciare i campi che coltiva con la famiglia nella pianura veneta e arruolarsi volontario per la Patria, come vorrebbe, seguendo i fratelli maggiori e ignorando gli avvertimenti del padre e le preghiere della madre.

Solo due anni dopo, nel fango della trincea, capisce che non c’è onore, che non c’è eroismo nel combattere una guerra che non si comprende, contro nemici che sono più vicini – nella fame, nel freddo, nella paura – dei generali che mandano a morire i soldati dell’una e dell’altra parte.

Un romanzo che alterna il presente in trincea di Silvio e il ricordo dei giorni più innocenti che l’hanno inesorabilmente portato al fronte, che con poesia ma senza sconti illustra tutto il dolore della guerra, e di una generazione che andò perduta al fronte.

Da leggere e far leggere.

 

Oggi forse non ammazzo nessuno

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Randa Ghazy

Jasmine ha ventitrè anni, va all’università, sta lottando contro il matrimonio della sua migliore amica, e sebbene sia religiosa non crede nei fondamentalismi.

Jasmine è una giovane musulmana presa in mezzo: tra Occidente e Oriente, tra religione ed estremismo, tra amici che la vedono come corpo estraneo e correligionari che la vedono come corpo estraneo anch’essi: polemica, ferocemente ironia, provocatoria, cerca di definire la propria identità in un mondo pieno di luoghi comuni, che vorrebbe solo sfatare per esser giudicata per quello che è: una persona, da conoscere.

Ma vincere i pregiudizi degli altri non è nulla rispetto a vincere i propri, e imparare che avere opinioni ben definite e insindacabili su tutto può essere la via della rovina, se non si è disposti a metterle in discussione. Da una parte e dall’altra.

Randa Ghazi scrive un romanzo interessante, in cui riversa tutto il suo dolore e la sua frustrazione (e quella di milioni di musulmani moderati, immagino) alle dichiarazioni spesso gorssolane di opinionisti e giornalisti.

Ma a parte il fatto che Jasmine mi stava fondamentalmente antipatica, che il linguaggio volutamente volgare mi irritava (e non mi cadono perle e rose dalla bocca, credetemi), ho trovato che mancasse un vero confronto: non una parola sul terrorismo, e non una parola sul perché mai i musulmani moderati si pronuncino condannando gli atti più brutali e violenti contro i Paesi che li hanno ospitati.

Finché non saranno quei milioni a far sentire la loro voce e a prendere posizione dubito che si potrà iniziare un vero processo di integrazione; e se i romanzi a tema mi hanno sempre dato fastidio, tanto più lo fanno i romanzi a tema con note di vittimismo, e scarsa predisposizione all’analisi sincera di tutti gli aspetti della questione che pretendono di analizzare.

Il giovane robot

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Sakumoto Yosuke

Rei ha quindici anni e frequenta le scuole medie.

Rei è un agente segreto: il suo scopo è raccogliere informazioni sui suoi compagni.

Rei è un robot: il suo scopo è rendere felici gli umani. In segreto.

Sono queste le facce di Rei: robot, agente segreto, studente. E adolescente, impegnato a decifrare le sfumature e le ambiguità dei rapporti umani, di espressioni e sentimenti, di relazioni e discorsi, in una continua scoperta degli altri e di sé stesso.

Perché forse Rei è nato come un robot, ma sta diventando qualcosa di più: parte di un gruppo, di una rete di amici, di relazioni sociali necessarie e pericolose insieme.

Un romanzo interessante, che paga però una notevole piattezza e freddezza  di espressione – all’inizio la imputavo a Rei e alla sua natura di robot, e ci sarebbe stato, ma ho poi notato che affliggeva tutti i punti di vista. E questo no, non va.

Rimane uno spunto interessante sui rapporti umani e uno spaccato affascinante sull’adolescenza e la vita scolastica in Giappone, segnata spesso da rapporti umani comunque estremamente formali e freddi, rispetto ai nostri, e con diverse concezioni di doveri nell’amicizia.

The wren hunt

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Mary Watson

The Wren hunt si è rivelato uno strano miscuglio; da una parte elementi tipici di uno YA (un amore improvviso e contrastato, un accenno di triangolo), dall’altra un’ambientazione particolare: forme ancestrali di magia si mantengono nell’Irlanda dei nostri giorni, nutrite e nascoste ai più da clan rivali, gli Auguri e i Giudici, in lotta da secoli.

Complesso, affascinante, coerente il sistema di mitologia che fornisce carne e sangue alla vicenda, mentre proprio la protagonista, Wren , e il suo interesse amoroso risultano desolatamente stereotipati.

Senza infamia, ma senza particolare lode anche lo stile, che tenta un qualche lirismo ma senza troppo successo.

Una lettura che fa passare il tempo, ma poco di più.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria a scrivere questa recensione.

Nuvole di ketchup

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Annabel Pitcher

Si firma Zoe, ma non è il suo nome.

Ha quindici anni, scrive di notte nella pace di un casotto degli attrezzi che la sua famiglia ha in giardino.

E scrive a un condannato a morte, perché da un anno muore dentro anche lei: la colpa la distrugge, il silenzio la annichilisce. Ha bisogno di parlare, ha bisogno di liberarsi. Ha bisogno di assolversi.

Anche se in realtà, man mano che si procede nella lettura del romanzo, si scopre che c’è ben poco di cui sentirsi in colpa: un tradimento, sì. Un errore, nel rendersi conto che il ragazzo con cui si sta non è quello che si ama. La confusione di un’adolescente che scopre il sesso e il proprio corpo, abbandonata nella mareggiata del desiderio.

Ma, alla fine, all’occhio del lettore si risolve tutto in un triangolo adolescenziale; e per quanto sia gradevole la scrittura dell’autrice, e credibili le dinamiche familiari di Zoe (una madre oppressiva, una sorellina disabile, un’altra sorella che ha bisogno di attenzioni ma non sa come ottenerle) non si può fare a meno di provare irritazione per la sua stupidità, e noia per l’intera vicenda.

Forse, semplicemente, non ho più l’età per i contemporary per ragazzi.

 

The girl in the tower

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Katherine Arden

Un cavallo veloce corre per le innevate campagne di Russia: lo monta un giovane dagli occhi verdi, senza paura, con un demone di gelo che veglia su di lui. O meglio, su di lei.

Un altro cavallo torna a Mosca: lo monta un giovane monaco, che porta notizie grandi e terribili al suo principe,  e vola sulla neve sperando di prevenire la guerra e mettere fine al fuoco.

Una banda di banditi brucia villaggi e rapisce bambine. E chiama vendetta.

Un ragazzo che ragazzo non è, un monaco, un principe: e, dall’altro lato della barricata, forze che vogliono la distruzione della Russia, e domare ogni forza contraria: sopratutto se è il coraggio e il desiderio di libertà di una giovane donna insofferente alle costrizioni del ruolo stabilito per lei dalla società.

Dopo The Bear and the Nightingale Katherine Arden ritorna nella Russia medievale, in bilico fra antiche tradizioni e nuova religione, e lo fa in grande, proponendo ancora una volta una vicenda che, sfruttando tutti gli elementi della fiaba e del mito, è in realtà una commovente, appassionante riflessione sul coraggio di ribellarsi e di sacrificarsi insieme, sull’amore nelle sue sfumature, sulla necessità di preservare il passato guardando al futuro.

E prepara un finale che si preannuncia di grande impatto, per una delle trilogie più belle mai lette.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^

Our dark duet

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Victoria Schwab

Sei mesi sono passati da quando Kate ha abbandonato Verity e il suo nome; sei mesi da quando August ha abbracciato un altro ruolo, accettando di combattere.

Sei mesi in cui le ombre si sono fatte più fitte, i mostri più forti.

Sei mesi in cui nuovi mostri sono nati, e sono in caccia.

E con uno di essi ritorna Kate, con l’unico obbiettivo di distruggerlo.

Ma sono i mostri dentro di noi i primi nemici; e se è possibile cambiare, espiare i propri peccati, diventare quello che altri pensano che possiamo e dobbiamo essere, quanto è giusto farlo?

Un finale pieno di azione ed emozione, che lascia spunti di riflessione inaspettati in quello che si presenta come un urban fantasy per ragazzi.

Per fortuna, nonostante tutto, e nonostante i costi, “per come la vedo io, la luce sta vincendo”.

Ottima come sempre la scrittura, ben sviluppati Kate e August; lasciano a desiderare i comprimari minori o, perlomeno, quelli non presenti nel primo volume: poco più che macchiette, privi di una personalità propria.

Ma è un difetto minore: si viene trascinati dalla complessità di Kate e dalla lotta interiore di August, dai dilemmi che li attanagliano: e c’è spazio per poco altro,  a parte l’emozione.

My sister Rosa

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Justine Larbalestier

E se la persona più pericolosa che conosci fosse la tua sorellina di dieci anni?

La tua amabile, intelligentissima, calcolatrice, manipolatrice, affascinante sorellina di dieci anni?

Quella che solo con te si confida; che solo a te chiede consigli su come sembrare davvero umana. Normale.

Che studia quando sorridere e quando ridere; che considera le persone utili.

Che non capisce i concetti di “Bene” e “Male”, o di “amore”.

Che adora che piacere, ma a cui non piace nessuno.

Che ama più di tutti il potere sugli altri.

Che è un veleno lento e insidioso.

E che tu, a diciassette anni, lotti per tenere sotto controllo. Da solo, perché nessuno crederebbe che che Rosa sia pericolosa.

in fondo non ha ucciso nessuno.

Ancora.

Un ottimo thriller che costruisce bene personaggi e caratteri, anche se avrei volentieri fatto a meno di pagine e pagine di sms fra amicicci, pagine e pagine di allenamenti di boxe, e pagine e pagine di perfetto instalove adolescenziale con la ragazza perfetta.
Ah, e anche di qualche discussione su religione, cultura e diversità – non che non sia sensibile ai temi, ma per le prediche vado in chiesa.

Preloved

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Shirley Marr

E se il tuo ragazzo ideale fosse brillante, intelligente, spiritoso, e morto da trent’anni?

La madre di Amy – fedele alle proprie origini cinesi e alle superstizioni ancestrali di quel popolo – le ha raccomandato per tutta la vita di fare attenzione, o avrebbe portato a casa con sé un fantasma.

Comunque, se anche Amy ci avesse creduto, nessuna di queste raccomandazioni riguardava un pendente da poco prezzo cascato sulla testa di Rachel, la sua umorale, sconsiderata, desideratissima migliore amica, e recuperato da Amy.

Quindi, che fare, quando un sedicenne degli anni Ottanta inizia a infestarti, seguendoti ovunque, e dichiarando chiaro e tondo che Rachel è la reincarnazione del suo unico grande amore, e che devi aiutarlo a scoprire cosa è successo quel giorno d’estate di trent’anni fa?

E soprattutto, cosa fare se ti rendi conto che l’unica cosa che vorresti è che lui guardasse te, non lei, e potesse rimanere?

Preloved si è rivelato un romanzo piccolo nelle dimensioni, ma pieno di sentimento; a partire da uno spunto originale e divertente, l’autrice ha costruito una storia di crescita personale e scoperta di sé credibile e tenera, prendendo per mano Amy e facendole fare un viaggio alla scoperta dei sentimenti – amore, amicizia, affetto in famiglia, e di quanto sia importante ricordare il passato, ma non farsene soffocare. Una piccola, piccola gemma, che meriterebbe ben altra risonanza di quella che ha finora ottenuto; purtroppo l’esser stato scritto e pubblicato nella lontana Australia rende difficile procurarselo, e lo ha finora condannato a una fortuna molto minore di atri romanzi meno meritevoli.

Se potete, leggetelo. ^^