Archivi categoria: dai quattordici anni

Our dark duet

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Victoria Schwab

Sei mesi sono passati da quando Kate ha abbandonato Verity e il suo nome; sei mesi da quando August ha abbracciato un altro ruolo, accettando di combattere.

Sei mesi in cui le ombre si sono fatte più fitte, i mostri più forti.

Sei mesi in cui nuovi mostri sono nati, e sono in caccia.

E con uno di essi ritorna Kate, con l’unico obbiettivo di distruggerlo.

Ma sono i mostri dentro di noi i primi nemici; e se è possibile cambiare, espiare i propri peccati, diventare quello che altri pensano che possiamo e dobbiamo essere, quanto è giusto farlo?

Un finale pieno di azione ed emozione, che lascia spunti di riflessione inaspettati in quello che si presenta come un urban fantasy per ragazzi.

Per fortuna, nonostante tutto, e nonostante i costi, “per come la vedo io, la luce sta vincendo”.

Ottima come sempre la scrittura, ben sviluppati Kate e August; lasciano a desiderare i comprimari minori o, perlomeno, quelli non presenti nel primo volume: poco più che macchiette, privi di una personalità propria.

Ma è un difetto minore: si viene trascinati dalla complessità di Kate e dalla lotta interiore di August, dai dilemmi che li attanagliano: e c’è spazio per poco altro,  a parte l’emozione.

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My sister Rosa

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Justine Larbalestier

E se la persona più pericolosa che conosci fosse la tua sorellina di dieci anni?

La tua amabile, intelligentissima, calcolatrice, manipolatrice, affascinante sorellina di dieci anni?

Quella che solo con te si confida; che solo a te chiede consigli su come sembrare davvero umana. Normale.

Che studia quando sorridere e quando ridere; che considera le persone utili.

Che non capisce i concetti di “Bene” e “Male”, o di “amore”.

Che adora che piacere, ma a cui non piace nessuno.

Che ama più di tutti il potere sugli altri.

Che è un veleno lento e insidioso.

E che tu, a diciassette anni, lotti per tenere sotto controllo. Da solo, perché nessuno crederebbe che che Rosa sia pericolosa.

in fondo non ha ucciso nessuno.

Ancora.

Un ottimo thriller che costruisce bene personaggi e caratteri, anche se avrei volentieri fatto a meno di pagine e pagine di sms fra amicicci, pagine e pagine di allenamenti di boxe, e pagine e pagine di perfetto instalove adolescenziale con la ragazza perfetta.
Ah, e anche di qualche discussione su religione, cultura e diversità – non che non sia sensibile ai temi, ma per le prediche vado in chiesa.

Preloved

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Shirley Marr

E se il tuo ragazzo ideale fosse brillante, intelligente, spiritoso, e morto da trent’anni?

La madre di Amy – fedele alle proprie origini cinesi e alle superstizioni ancestrali di quel popolo – le ha raccomandato per tutta la vita di fare attenzione, o avrebbe portato a casa con sé un fantasma.

Comunque, se anche Amy ci avesse creduto, nessuna di queste raccomandazioni riguardava un pendente da poco prezzo cascato sulla testa di Rachel, la sua umorale, sconsiderata, desideratissima migliore amica, e recuperato da Amy.

Quindi, che fare, quando un sedicenne degli anni Ottanta inizia a infestarti, seguendoti ovunque, e dichiarando chiaro e tondo che Rachel è la reincarnazione del suo unico grande amore, e che devi aiutarlo a scoprire cosa è successo quel giorno d’estate di trent’anni fa?

E soprattutto, cosa fare se ti rendi conto che l’unica cosa che vorresti è che lui guardasse te, non lei, e potesse rimanere?

Preloved si è rivelato un romanzo piccolo nelle dimensioni, ma pieno di sentimento; a partire da uno spunto originale e divertente, l’autrice ha costruito una storia di crescita personale e scoperta di sé credibile e tenera, prendendo per mano Amy e facendole fare un viaggio alla scoperta dei sentimenti – amore, amicizia, affetto in famiglia, e di quanto sia importante ricordare il passato, ma non farsene soffocare. Una piccola, piccola gemma, che meriterebbe ben altra risonanza di quella che ha finora ottenuto; purtroppo l’esser stato scritto e pubblicato nella lontana Australia rende difficile procurarselo, e lo ha finora condannato a una fortuna molto minore di atri romanzi meno meritevoli.

Se potete, leggetelo. ^^

Now I rise

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Kiersten White

Lada è tornata in Transilvania, ed è ben decisa a prendere il potere.

Muhamat sogna Costantinopoli, ed è pronto a qualsiasi cosa per conquistarla. Come è pronto a qualsiasi cosa per riavere Lada accanto a sé.

Radu ha scelto di non seguire la sorella, e di rimanere a fianco di Muhamat, seguendo il suo cuore e la sua religione: ma fin dove si può spingere questa fedeltà?

Separati, i tre ragazzi esplorano i limiti della crudeltà e del tradimento, del desiderio e della fedeltà a sé stessi e ad altri, scoprendo che non ci sono limiti stabiliti, nemmeno quelli imposti da cuore o fede.

E che non ci si può fidare di nessuno, sopratutto di chi ci è più vicino.

Sebbene inferiore all’appassionante And I darken – le dinamiche dei tre protagonisti sono annacquate dalla distanza, e i comprimari non sono all’altezza di renderne la complessità – questo secondo capitolo risulta comunque una lettura affascinante e ricca di interesse, sia a livello puramente di intrattenimento che di spunti di riflessione più profondi su amore, amicizia, fedeltà, tradimento.

Non vedo l’ora di artigliare il terzo. OO

Monet

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Salva Rubio

Ninfee e papaveri: anche chi non sa niente di arte (o chi non ama gli Impressionisti, come il Maritozzo) ha davanti agli occhi Il campo di papaveri o lo stagno ricoperto di ninfee, dall’acqua sempre cangiante, che ha occupato gli ultimi anni della lunga, travagliata, produttiva esistenza di Monet.

E proprio partendo dalla sua vecchiaia l’autore ripercorre questa esistenza: la passione folle per la pittura, la vita familiare complicata, la povertà, la brama di riformare un modo di dipingere ormai stantio, di creare una nuova via: la via della luce.

E gli amici, i nemici, i colleghi, che si avvicendano sullo sfondo di una Parigi, di una Francia ricca di talenti quanto la Firenze del ‘400, la Roma del ‘500, l’Atene di Pericle, attizzando il fuoco di una fucina di idee che cambierà il mondo dell’arte.

Sostenuto da tavole bellissime, che riprendono con sottigliezza e intelligenza dipinti di Monet e di altri, questa graphic novel porta alla scoperta dell’uomo oltre il pittore: un uomo che non si è sempre comportato al meglio (sopratutto con quella santa donna della prima moglie), ma che ha creduto profondamente nella sua arte, e non si è lasciato distogliere dal suo sogno.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. 🙂

This savage song

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Victoria Schwab

Kate vive in un mondo infestato da mostri.

Ombre che prendono forma e vita dai peccati degli uomini.

Affamate di carne e sangue. E, in un caso, di peccati.

Augustus è un mostro che non vuole esserlo, intrappolato fra il disgusto per il suo bisogno di nutrirsi dell’anima di chi ha peccato e la paura di perdere il controllo se non lo fa.

Ma quando il mondo inizia a mostrare  crepe, crepe vere, e la pace con i mostri scricchiola, saranno due ragazzi – il mostro che vuole essere umano e la ragazza che non teme i mostri – a dar vita a un’improbabile, fragile alleanza. Forse la sola speranza di sopravvivenza per la città in cui vivono.

Brillantissima scrittura e credile costruzione del mondo sono solo due dei meriti di un romanzo che, dopo un primo venti per cento in cui mi lasciava freddina, mi sono trovata a sfogliare alla velocità della luce.

Complessi i protagonisti, credibile il loro (non facile (rapporto); e l’idea di un mostro che può nutrirsi solo di anime che abbiano peccato di omicidio, e che ha la musica come arma e insieme toccante e inquietante.

Aspetto con impazienza il secondo e ultimo volume della serie. ^^

The last Namsara

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Kirsten Ciccarelli

Draghi che sono fonte di storie, storie che nutrono il fuoco dei draghi, attirandoli come mosche al miele. E per questo le antiche storie sono proibite: dànno potere ai nemici che si vogliono sterminare, creature infide colpevoli di tradimento.

Questo sa Asha. Questo, e che lei è l’Iskari, colpevole di malvagità, creatura del buio, e che solo una caccia dietro l’altra, una testa di drago via l’altra può espiare il suo peccato.

Almeno fino a che il matrimonio con il principale generale delle truppe del re suo padre non le toglierà anche la gioia della lotta.

Ma forse le cose non stanno come le sono state raccontate, e le antiche, proibite storie nascondono altre verità…

La premessa del romanzo è intrigante: basata sul potere delle storie, forgiata nella mitologia.

Dopodichè, a pagina trenta, entra in scena lo schiavo fascinoso che non ha paura della protagonista nonostante la sua fama, le chiede un ballo (…), suona il liuto, e ti rendi conto che è uno dei tanti romance sotto mentite spoglie.

E io sono stanca di prendere in mano fantasy, o distopici, o fantascienza, o thriller, e trovarmi messa alle strette da un romanzo d’ammmmore. -.-

Del resto, poco altro raccomanda il romanzo: lo stile è corretto ma piuttosto piatto, con puntatine di infodumping non troppo fastidiose ma presenti; i personaggi non hanno ombre: sono figurine di carta, appena sbozzati e totalmente stereotipati; la costruzione del mondo vorrebbe essere complessa ma anch’essa risulta poco più di un fondale dipinto; e ho l’impressione che, se mi fossi disturbata ad arrivare fino in fondo, avrei scoperto che i colpacci di scena che vengono vagamente promessi nel primo quarto del romanzo erano esattamente quelli che mi immaginavo.

Mi terrò il (vago, peraltro) dubbio.

E aspetterò il ritorno di Lada: se voglio principesse che spacchino fondoschiena, so che sposso sempre contare su di lei. XD

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. 🙂

Marco Polo

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Marco Tabilio

Nel 1271 Marco ha diciassette anni, e vive al crocevia fra Oriente e Occidente: il porto di Venezia risuona di lingue e profumi esotici, e ogni giorno merci raffinate e strane arrivano da tutto il mondo, riempendogli occhi e cuore di desiderio.

Non desiderio di ricchezze, ma di orizzonti sconosciuti.

E quando il padre Niccolò riparte per la corte di Kublai Khan, signore dello sterminato impero mongolo, per Marco inizia l’avventura di tutta la vita: percorsa la via della seta, diventa uomo di fiducia del Khan, e per decenni ne è gli occhi e le orecchie nel suo impero, ambasciatore e consigliere.

Anni dopo, in prigione a Genova, racconta le sue avventure: nasce così Il Milione.

E così nasce anche questa bellissima biografia di Marco Polo, lussureggiante di sogni e immagini, precisa e insieme evocativa di un mondo lontano, barbaro e splendido.

Un autore da tenere d’occhio, Marco Tabilio: a una solida sceneggiatura unisce infatti un tratto personale e variato, adattabile e suggestivo insieme.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. 🙂

Calvin

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Martine Leavitt

Calvin ha diciassette anni, e ha sempre sentito una connessione con il personaggio di Calvin and Hobbes.

Il giorno in cui è nato Bill Watterson ha pubblicato l’ultima striscia; suo nonno gli ha messo nella culla una tigre di pezza chiamata Hobbes, amata follemente fino a che non è stata uccisa dalla lavatrice; la sua migliore amica/nemica/vicina di casa si chiama Susie.

Ma quando Hobbes la tigre comincia a comparirgli davanti e gli viene diagnosticata una schizofrenia, il bisogno di incontrare Bill Watterson per chiedergli un’ultima striscia in cui si veda Calvin cresciuto – e sano – diventa impellente.

Inizia così un pellegrinaggio attraverso la distesa ghiacciata del lago Eyre, accompagnato solo da Hobbes e da Susie – che possono essere o non essere reali -, mentre i confini tra realtà e allucinazione sfumano sempre di più, fra la neve.

Delicato e ironico proprio come il fumetto a cui si ispira, Calvin è un romanzo intelligente che tratta senza pietismi un tema importante come la malattia mentale.

The Wendy Project

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Melissa Jane Osborne & Veronica Fish

Una notte di primavera la macchina guidata da Wendy, sedici anni, vola nel lago.

Ne riemergono lei e il fratello John, mentre il piccolo Michael è sparito.

Ma Wendy lo sa, lo ha visto: un ragazzo vestito di verde lo ha portato via in volo, verso la seconda stella a destra.

Nessuno le dà retta, non i suoi genitori, non la psicologa che le chiede di parlare per immagini, affidandole un quaderno.

E nel fondersi di fantasia e realtà, verità e allucinazione, Wendy dovrà trovare la forza di andare avanti.

Delicata storia sul lutto e il senso di colpa tracciata attraverso tavole dai colori acquerellati riprende e sfrutta con originalità la figura di Peter Pan e i suoi comprimari, ricordandone il ruolo originale: colui che accompagna i bambini dopo la morte, perché non abbiano paura.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. 🙂