Archivi categoria: dai quattordici anni

The circle

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Damon Clark & Alyzia Zherno

Nuova città nuova scuola, nuovi compagni: dopo la morte della madre Christian si trasferisce col padre, con l’intento di lasciarsi il dolore alle spalle e riprendere a vivere.

Ma le cose non vanno bene: preso di mira a scuola dai bulli d’ordinanza, si trova attirato in un gruppo di ragazzi ai margini che lo coinvolgono in un rituale spaventoso…

Horror classico che vanta nella veste grafica il suo principale motivo d’interesse, è per il resto privo sia di originalità che di approfondimento: tutti i personaggi sono veramente di carta, senza  motivazioni per le azioni, anche le più orrende, che compiono, e la trama è tremendamente affrettata.

Rimane il dubbio che, nonostante la scarsa originalità della trama, qualcosa di meglio sarebbe potuto nascere se l’autore si fosse preso una trentina di pagine in più, danno carne e sangue ai personaggi.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione.

The summer I became a nerd

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Leah Rae Miller

Maddie è bionda, popolare, simpatica, e una cheerleader fidanzata con il campione di football della scuola.

Insomma, è tutto quello che si deve essere per integrarsi perfettamente, per non spiccare, per non essere derisa.

E’ anche, segretamente, appassionatamente nerd: fumetti e film sono la sua vita, le fanno battere il cuore e le tolgono il respiro dall’emozione.

Ma questo suo lato oscuro viene tenuto been nascosto, per evitare che l’ignominia e la derisione la perseguitino, come è capitato un agghiacciante giorno alle elementari.

Ma un’estate afosa, un nerd carino e divertente e un negozio rifornitissimo di fumetti la costringeranno a scegliere chi vuole essere: quella che è, o quella che crede che gli altri vogliono che sia?

Un romanzo fresco e divertente, ricco di citazioni e ammiccamenti, scritto in maniera brillante;  e sebbene Maddie possa sembrare surreale (e sia parecchio irritante) nelle sue fissazioni, il tema dell’affermazione dell’identità e della necessità di limpidezza nei rapporti umani è ben trattato, senza moralismi.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^

Cross my heart

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Sasha Gould

Nella splendente Venezia del XVI secolo, Laura viene fatta uscire dal convento in cui è stata chiusa per sei anni: Beatrice, la sua incantevole sorella, è morta annegata, e il padre vuole che la sostituisca nel matrimonio combinato allo scopo di risollevare le disastrate finanze della famiglia.

Ma il promesso sposo è ripugnante e crudele, il padre di Laura instabile e prepotente, la morte di Beatrice pesa sullo spirito della sorella, e Venezia è una città di segreti: segreti che possono compare l’aiuto di una società di donne dedita alla manipolazione del potere, e cambiare gli equilibri della Repubblica.

Scorrevole e divertente, Cross my heart ha il solo difetto di voler volare più alto di quanto non possa fare: l’idea della società di donne che collezionano e gestiscono segreti è bellissima, ma l’ambientazione è di una  superficialità e goffaggine incredibili: tra cadaveri tenuti in casa per giorni prima della sepoltura a periodi di lutto non rispettati a giovinette che zompettano in giro per la città non accompagnate sembrava di leggere un comtemporary in corsetto.

Una lettura in ogni caso piacevole, se si chiude un occhio (o anche entrambi XD) sulla ricostruzione storica, e se si vuole passare qualche ora di relax.

In Calabria

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Peter S. Beagle

Cosa succederebbe se in una minuscola, remota fattoria – tre mucche, tre gatti, una capra e un cane – sperduta nei monti calabresi un giorno iniziasse a brucare un unicorno?

Come potrebbe la sua meraviglia – il puro miracolo della sua esistenza – sopravvivere alle pressioni del mondo di oggi?

E’ quello che si chiede Claudio Bianchi, proprietario della fattoria, strenuamente determinato a proteggere la fiaba che gli sta toccando l’esistenza, cambiandola con delicatezza ma in modo radicale.

Sullo sfondo, la magia di una natura selvaggia, e di un’ambientazione inusuale appena rovinata dai costanti errori e imprecisioni negli intermezzi in italiano che l’autore si ostina a spargere come coriandoli nel testo.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione.

This is where it ends

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Marjeke Nijkamp

Inizia l’anno nella scuola superiore di Opportunity, cittadina dell’America profonda.

Gli studenti, riuniti nell’aula magna, vengono accolti dal canonico discorso di incoraggiamento della preside.

E quando tentato di uscire per andare a lezione, si rendono conto di essere prigionieri: le porte sono sbarrate, e uno di loro è entrato nella sala, e sta sparando.

Quattro sono i punti di vista che coprono l’orrore della mattinata a Opportunity, quattro gli sguardi che ricostruiscono Tyler, prima che prendesse le armi: sua sorella, che vorrebbe solo ballare; la migliore amica dei lei, Sylv, che è terrorizzata dal ragazzo; Tomàs, il fratello di Sylv, che lo teme ma vuole proteggere la sorella; e Claire, che ha avuto una storia con Tyler e crede in lui.

Ma queste quattro voci non portano da nessuna parte: tutte identiche, non costituiscono il coro che dovrebbe evocare l’orrore degli avvenimenti, far emergere Tyler come una figura sfaccettata  e complessa, analizzarne il degrado, sbalzare l’immagine della cittadina nel quotidiano e nell’emergenza.

L’autrice ha tentato un tema troppo complesso per le sue possibilità: ne viene fuori un romanzo piatto, noioso, in cui niente rende merito all’importanza del tema.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione.

Lunch witch 2: Knee-deep in niceness

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Deb Lucke

Un cuore marcio, marcio, marcio – ma solo al 99,5%.

E quella minuscola percentuale non toccata dalla malvagità, quel segreto frammento di tenerezza nei confronti dei ragazzini è sufficiente a preoccupare i famigli della strega Grunhilda, e a far loro progettare un piano che la renda ancora più diabolica, facendo sprofondare la città di Salem nella desolazione e affermandola come degna discendente delle streghe che l’hanno preceduta.

Solo che… solo che… ovviamente niente va per il verso giusto, e mentre un’ondata di magico ottimismo e buon umore inonda la città, Grunwildha si trova a fronteggiare il tradimento dei suoi amici e la loro fuga, e a doversi alleare con un giovane, determinato Scout per ritrovarli e riportare Salem alla solita condizione di depressa infelicità.

Estremamente particolare nella veste grafica, sebbene le tavole possano risultare  a primo acchito poco attraenti svolgono in realtà benissimo la loro funzione,  traghettando il lettore nella malvagia (ma accogliente) capanna di Grunhilda e permettendogli di esplorare i recessi più marci (e quell’unico, preoccupante angolino) del suo cuore, in un’avventura che parla di amicizia in maniera a dir poco particolare.

Pirate Utopia

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Bruce Sterling

Io, Sterling, non lo posso soffrire.

Ogni sillaba è una punizione.

Ma il Lovvo (con la maiuscola) mi ha indotto a chiedere e ottenere questa ARC per il Drago-che-Vice-con-Me, che trova il suddetto autore estremamente stimolante (anch’io, ma dato che sono una signora non dico cosa mi stimola…)

Ecco quindi il suo deliziato parere, e dato che è meno pigro di me, eccolo in inglese. 😉

As usual, Bruce Sterling’s narrative rests upon meticulous research for the “scenery” (i.e. the historical background) and deep understanding of the interplay of political and cultural forces influencing a society. In this peculiar work, this is also somewhat mirrored in the interplay of written words and graphical art referencing the historical context. Bruce Sterling has the gift of irony and the reader will easily find himself flipping page after page to the very end. A critique, but this can be a petty peeve of mine with all I have read from Sterling, is that I often find his characters a bit “cold”, more the expression of an analytical point of view than passionate human beings. I would like also to praise Warren Ellis’s introduction, which immediately gets to the point of Modernism and maybe elucidates its axioms better than Sterling himself.

Ringrazio l’editore per averci concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^

Manga Classics: Jane Eyre

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La mia è una testa di autentico granito sardo, giura Quello-Che-Ho-Sposato: e ne ho conferma nella pertinacia con cui metto a rischio il mio fegato richiedendo adattamenti che hanno una percentuale di possibilità altissima di indurmi eczemi e reazioni allergiche assortite.

Invece questa riduzione di Jane Eyre è stata meno terribile del preventivato. c

Certo, gli errori storici ci sono (le donne in casa col cappello invece che le cuffie, capelli sciolti ovunque, improbabili mise da lutto…) ma la vicenda è stata rispettata, e i dialoghi, speso presi di peso dal testo originale, hanno arricchito e nobilitato le tavole, spesso piacevoli.

Una sola cosa rimprovero davvero (ma capita in tutte le riduzioni che ho visto o letto): non si rappresenta mai l’ironica verve di Jane, la sua caparbia forza d’animo, il suo rispetto per sé stessa: le cose che invece la rendono tanto cara al mio palpitante cuoricino. ❤

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione.

Nevernight

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Jay Kristoff

In una città costruita dalle ossa di un antico dio, fra canali e vicoli, si muove una ragazzina che ha perso tutto eccetto il nome della sua casata, un pugnale e il potere di dominare le ombre.

Diventerà la Signora delle Lame, e in nome di giustizia  e vendetta farà inabissare l’orgogliosa città, uccidendo nel suo cammino più persone di quante si possano contare.

Sarà leggenda, e questa è la sua storia: la storia di come inizia il suo apprendistato, e lotta per accedere alla più segreta e inusuale delle scuole: una scuola per assassini, dediti alla Signora del Buio, che di ogni morte fanno un’offerta.

Un romanzo che si è rivelato una sorpresa: non impazzisco per lo stile dell’autore, ma riconosce che è molto bravo, rende benissimo le voci dei vari personaggi e ha quel tocco d’ironia che aggiunge valore.

I personaggi non sono originalissimi, ma ben caratterizzati, e il worldbuilding è eccellente: curato e coerente anche nei dettagli, con l’idea di una città costruita dalle ossa di un dio assolutamente geniale e sfruttata al meglio.

Bella anche l’idea del gatto-ombra (sì, qui sono di parte XD) e divertenti gli approfondimenti realizzati con le note a fine capitolo, che da una parte arricchiscono il mondo, dall’altra continuano il tono abbastanza scanzonato della narrazione.

Un romanzo intrigante e interessante, che mi ha fatto ricredere dai pregiudizi che avevo sull’autore (certo, il fatto che il mondo fosse tutto farina del suo sacco e non avesse scombinati riferimenti giapponesi aiuta…) e passare diverse più che piacevoli.

Certo, non posso dire di essermi affezionata a nessuno dei personaggi, ma seguirò con curiosità e piacere la carriera di Mia Corvere, che sarà Signora delle Lame e distruggerà un impero.

Unica avvertenza: violenza e  sesso sono rappresentati in maniera molto grafica e dettagliata, quindi se siete anime sensibili (a questo e a un linguaggio non esattamente da salotto mondano) prendetelo con le pinze.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione.

And I darken

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Kiersten White

Lada è spietata. Crudele. E brutta.

Tutto quello che una principessa del XV  secolo non dovrebbe essere, anche fra le distese di monti e pini della Valacchia, il paese dominato da suo padre, Vlad Dracul II.

Radu è delicato. Timoroso. E bellissimo.

Tutto quello che un principe del XV  secolo non dovrebbe essere, sopratutto fra le distese di monti e pini della Valacchia, il paese dominato da suo padre, Vlad Dracul II.

Quando il padre li lascia nelle mani di Murad, il sultano turco di cui è vassallo, come ostaggi, i due fratelli si rendono conto di dover crescere insieme e per conto proprio, e affinare i propri talenti se vogliono sopravvivere nella scintillante, insanguinata corte ottomana; e che nonostante siano diversi come il giorno e la notte, alla fine il sangue conta: il proprio e quello degli altri.

Questo libro è stata una magnifica, inaspettata sorpresa: completamente differente dai divertenti paranormal che mi avevano fatto conoscere l’autrice, ricrea con efficacia non solo due realtà storiche affascinanti e complesse (seppure con qualche libertà, che Kiersten White stessa ammette), ma mette in capo personaggi complessi legati fra loro da rapporti credibili e inaspettati: Lada e Radu, che non riescono a capirsi e a incontrarsi, e si proteggono a vicenda quasi loro malgrado; Lada, Radu e Mehmed; Lada, Radu e la distante figura del padre.

Paura, le molteplici vie del potere, la scoperta del proprio corpo e del desiderio, di femminilità e omosessualità, i confini tra amore, amicizia, lealtà, religione e patria. non c’è niente di netto in questo romanzo, tutto muta a seconda dello sviluppo dei personaggi: e proprio Lada, che rifiuta è cambiamento, è quella che rimanendo aggrappata al passato non riesce a vedere un futuro.

Nato come rielaborazione fantastica della figura di Vlad Tepes l’Impalatore, con una ragazza al posto della figura storica, è un’esplorazione affascinante di animi turbati, che devono venire a patti con quello che hanno fatto – e con quello che sono disposti a fare.

Non vedo l’ora di proseguire la serie, e spero davvero che qualcuno in Italia si accaparri i diritti e renda merito, oltre all’idea, alla bellissima scrittura, ricca senza essere fastidiosa, e con frasi davvero memorabili.

Ringrazio  l’editore  per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^