Archivi categoria: fantascienza

The best of Subterranean

Standard

34593154

Io diffido delle antologie multiautore: di solito si trova un misto di pezzi buoni e di pezzi disastrosi, vaganti in un brodo di racconti neutri, privi di sapore riconoscibile.

Perché allora richiedere – e affrontare – 758 pagine e trenta racconti?

Perché alcuni degli autori mi attraggono come il Nord attrae l’ago della bussola.

Io leggo K. J. Parker, e John Scalzi, e Catherynne Valente (anche se con le riserve che sono state confermate da questa lettura) e non capisco più nulla.

E perché la curiosità di scoprire nuove voci è sempre forte – e, in questo caso, premiata. ^^

La mia previsione si è rivelata sbagliata: alcuni racconti incolori, alcuni – pochi – da occhi al cielo, ma una percentuale davvero alta di gemme di rara bellezza, quasi tutte disponibili gratuitamente in Rete. Che, quindi, segnalo. ^^

The last log of the Lachrymosa di Alastair Reynolds è il raccont, dalle tinte nemmeno tanto vagamente horror, di una missione su un pianeta alieno – una missione che va decisamente, decisamente male;

The seventeenth kind di Michael Marshall Smith è il rutilante resoconto di una vendita televisiva dai risvolti – e dai contatti col “pubblico” – decisamente imprevisti;

lo spegnersi della razza umana è raccontato nello stupendo Dispersed by the Sun, Melting in the Wind by Rachel Swirsky;

un automa, un bambino e un geniale inventore affetto da demenza sono i protagonisti dello steampunk Tanglefoot di Cherie Priest, che nasconde una delicata rappresentazione della malattia;

Hide and Horns è la città in cui arriva il riluttante eroe western di Joe Lansdale, protagonista di un’avventura ai confini dell’horror, ma con un tocco di surreale umorismo;

Younger women di Karen Joy Fowler racconta il rapporto contrastato tra una madre e una figlia adolescente, e come il vampiro di turno, da vero parassita, riesca a sfruttarne le crepe;

Last breath di Joe Hill porta il lettore in visita a un museo molto speciale – che non tutti apprezzano, purtroppo;

White Lines on a Green Field di Catherynne M. Valente conferma il mio giudizio – e i miei dubbi – sull’autrice: il talento per una scrittura evocativa, l’abilità nel rimaneggiare miti e leggende di ogni parte del mondo, e il sospetto che usi questi suoi talenti per impacchettare splendidamente quelle che sono scatole vuote. Rimane un racconto straniante e interessante;

The Least of the Deathly Arts di Kat Howard è un’inusuale storia d’amore e poesia, fra la Morte e la giovane studiosa che si è dedicata anima e corpo al suo studio;

Water Can’t be Nervous di Jonathan Carroll è un’altra inusuale storia, ma di un amore (più amori, nei secoli) che finiscono, perché l’eternità porta inevitabilmente noia; e di come un dio faccia ammenda della sua incostanza con le sue amanti, realizzando un sogno:

The Crane Method di Ian R. MacLeod ci porta nella pericolosa giungla della vita accademica degli studiosi di storia medievale inglese – e se pensate che sia un argomento noioso, sapete meno di Jon Snow;

The Tomb of the Pontifex Dvorn di Robert Silverberg conferma il meraviglioso talento di questo scrittore; un’altra storia di passioni accademiche si trasforma nella cronaca di un sogno d’infanzia realizzato;

A Small Price to Pay for Birdsong di K.J. Parker è il racconto più bello di tutta la raccolta: una storia di musica, passione, talento e degli abissi dell’animo umano;

The Truth of Fact, the Truth of Feeling di Ted Chiang è una profonda, affascinante riflessione sulla verità e la menzogna; la verità e la menzogna dei ricordi individuali, la verità e la menzogna delle parole, orali o scritte. E il fatto che, forse, non esiste una sola, univoca verità.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^

Little Computer People

Standard

33960118

Galen Surlak Ramsey

Summary: while(book.Pages.First(); book.Pages.Last(); book.Pages.HasNext()) { Reader.Fun++; }
Details: What do you do when you are nothing less than pure genius and true father of the first A.I.? And how do you respond to said A.I. very outspoken opinion that yor are but a moron? Can you anticipate the stampede of events which will soon run over your life? Or should you just enjoy the pursue of the hot-as-hell-asian-rich-among-the-richest-much-wise-and-even-more-daring girl you can’t stop thinking about?
Ok, that’s just a bit of what’s awaiting for you since the omnipotent Compiler finishes doing goddamn-good job and gives birth to Pi (you brainchild’s name).
Ah, did we mention your’s psychiatrist in training sister? Do you feel safer now? Think again…
Ringrazio Mercor per la brillante recensione (si vede che si è divertito? XD) e l’editore per avermi fornito la copia necessaria a stenderla. 😉

Pirate Utopia

Standard

28957355

Bruce Sterling

Io, Sterling, non lo posso soffrire.

Ogni sillaba è una punizione.

Ma il Lovvo (con la maiuscola) mi ha indotto a chiedere e ottenere questa ARC per il Drago-che-Vice-con-Me, che trova il suddetto autore estremamente stimolante (anch’io, ma dato che sono una signora non dico cosa mi stimola…)

Ecco quindi il suo deliziato parere, e dato che è meno pigro di me, eccolo in inglese. 😉

As usual, Bruce Sterling’s narrative rests upon meticulous research for the “scenery” (i.e. the historical background) and deep understanding of the interplay of political and cultural forces influencing a society. In this peculiar work, this is also somewhat mirrored in the interplay of written words and graphical art referencing the historical context. Bruce Sterling has the gift of irony and the reader will easily find himself flipping page after page to the very end. A critique, but this can be a petty peeve of mine with all I have read from Sterling, is that I often find his characters a bit “cold”, more the expression of an analytical point of view than passionate human beings. I would like also to praise Warren Ellis’s introduction, which immediately gets to the point of Modernism and maybe elucidates its axioms better than Sterling himself.

Ringrazio l’editore per averci concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^

La fine del cerchio

Standard

24057078

Beatrice Masini

Un mondo deserto, tre gruppi di bambini: sbarcano guidati da un Adulto, uno che ricorda il mondo di prima, in una villa antica di grande bellezza; fra le foreste dell’Africa; in una città di mare, benedetta dal sole e dal vento. E devono imparare tutto, riscoprendolo.

Un romanzo breve, strano, sognante, privo di una vera trama (e che richiede una certa sospensione dell’incredulità – elettricità che arriva ancora?) ma ricco di colori, odori, sensazioni riscoperti come la prima volta, attraverso occhi di bambini; la sensazione di un mondo nuovo, da riconquistare e assaporare, la scoperta e riscoperta delle relazioni umane, della natura, degli animali; la crescita attraverso la collaborazione, la creazione di una nuova società – migliore, si spera.

In romanzo difficile da inquadrare, forse solo da godere per la limpidezza dello stile e il carico puramente sensoriale che, con maestria, riesce a trasmettere; forse, per questo, più per adulti che per i ragazzini a cui sembra apparentemente rivolto.

Cinder

Standard

Marissa Meyer

Cenerentola fa il meccanico e abita a Beijing.

Anzi, a NEW Beijing, la metropoli nata sulle ceneri della città precedente, distrutta durante la quarta guerra mondiale.

Dicevamo: Cenerentola fa il meccanico e abita a New Beijing.

Anzi, “fa il meccanico” è riduttivo: nonostante i suoi sedici anni ha fama di essere il miglior meccanico della città, in gradi di riparare qualsiasi androide e meccanismo elettronico su cui metta le mani. E’ grazie alla sua abilità che può mantenere la matrigna e le due sorellastre, ed è grazie alla sua abilità che una mattina si trova davanti l’idolo delle folle, lo scapolo più concupito dell’Impero tutto: il giovane, affascinante principe Kai, che le chiede di riparare un vecchio androide cui dichiara di essere affezionato.

E che, con garbo, inizia a corteggiarla.

Certo, Cinder si godrebbe di più la cosa (e i sentimenti che Kai suscita in lei) se lei stessa  non fosse un androide, e per questo considerata “cittadino di serie B”; se i Lunari non incombessero sulla Terra; se la mortale letumosis non facesse strage; e soprattutto se non si fosse trovata involontariamente al centro di un complotto.

Un retelling originalissimo e intelligente, cui rimprovero solo l’aver reso con pochi dettagli l’Oriente; aspetto comunque con impazienza il seguito, che avrà come coprotagonista Cappuccetto Rosso, e di cui è stata di recente svelata la copertina. ^^

E per chi voglia conoscere la timida Cinder undicenne, prima o dopo di aver stretto amicizia (perché non si può fare a meno di stringerci amicizia!) con quella sedicenne, può leggere il delicato piccolo prequel Glitches.

Ready player one

Standard

Ernest Cline

Wade vive in un mondo disastrato: le risorse energetiche sono al lumicino, la povertà e la fame dilagano, il clima è sconvolto.

Wade vive in un mondo meraviglioso, in cui può essere chi vuole, e accedere a tutto ciò che vuole: libri, film, videogiochi, conoscenza di ogni genere.

Wade vive in un mondo che ne contiene migliaia, tutti quelli raccontati o immaginati da scrittori e artisti nel corso dell’umanità più altri.

Perchè, come tutta la popolazione del primo mondo (devastato, rovinato, a pezzi) Wade ha libero accesso a OASIS, un sistema di simulazione che è il videogioco definitivo, e in cui si può vivere una vita completa, senza pressoché mai uscirne. Perché OASIS è un mondo (migliaia di mondi) da sogno.

E ancora più da sogno sarebbe vincere il contest organizzato in punto di morte dal genio che OASIS l’ha creato – e che impone di esplorare il mondo, risolvere gli indovinelli che ha disseminato nella realtà virtuale, utilizzando una sterminata conoscenza degli anni ‘80 e vincere tutto il patrimonio accumulato.

Wade è armato di film , telefilm, musica e libri, e disposto a tutto: è un gunter, e non vuol farsi fermare da niente.

Su Goodreads qualcuno ha scritto che “Ready Player One è porno per i nostalgici”, ed è vero: se si è vissuti gli anni ’80 sarà difficile non andare in visibilio per i riferimenti espliciti e non a tutta la cultura che nutriva e nutre milioni di nerd. In aggiunta una scrittura pulita e piacevole e un mondo molto ben costruito (oddio, migliaia di mondi molto ben costruiti XD) fanno del romanzo di Ernest Cline qualcosa da ricordare e contagiare agli amici. Conosciuti giocando di ruolo, ovviamente. 😉

Ma rimane, comunque, un’occasione perduta: i temi più interessanti e più profondi vengo appena accennati (l’alienazione nei rapporti sociali, per dirne uno), e il romanzo si trasforma ben presto in un YA tipico, con la struttura da videogioco: piacevole, ma non pari alle sue premesse.

…o forse sono io “nerd per le cose sbagliate”, come sostiene un mio amico. XD

Trees vol. 1

Standard

Warren Ellis & Jason Howard

Dieci anni fa gli Alberi sono piombati nel mondo: strutture gigantesche, colonne che si innalzano verso il cielo, manufatti alieni che non comunicano, non agiscono, non reagiscono: immobili, incombono sulle città che li ospitano.

L’umanità si è abituata a loro – l’umanità si abitua a tutto; creando diversi sistemi economici e sociali all’ombra degli Alberi, studiandoli, chiedendosi a cosa servono davvero: non temendoli.

E in giro per il mondo le cose iniziano a cambiare, e personaggi a mettersi in moto: a Shu, in Cina, dove il governo lascia che all’ombra degli alberi ognuno viva come vuole, e scopra quello che realmente è; in una base in Antartide, dove un biologo ossessionato trova papaveri neri alla base dell’Albero che studia da anni; sul mare di Cefalù, dove una giovane donna viene addestrata alla violenza e al potere da un misterioso vecchio; a New York e a Mogadiscio, dove la politica si mette in moto per sfruttare gli alberi.

 

Una storia corale, misteriosa, caratterizzata da una miriade di protagonisti che lasciano il segno, sviluppati egregiamente in questo volume introduttivo: introduttivo forse per la vicenda, ma fondante per il cast di personaggi, caratterizzati con un’’abilità e una chiarezza che confermano Warren Ellis fra  massimi autori di fumetti contemporanei.

Sono affascinata, e sebbene la premessa degli Alberi mi ricordi un po’ troppo il magnifico Eden di Hiroki Endo, ho fiducia nel talento e nell’originalità di Ellis, e aspetto con impazienza di vedere come si svilupperà la vicenda.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione.

One trillion dollars

Standard

Andreas Eschbach

Premessa: sono una grande fan di Andreas Eschbach.

L’ultimo dei perfetti è uno dei miei romanzi preferiti, e sebbene l’abbia letto tre o quattro volte non ha mai mancato di commuovermi; Miliardi di tappeti di capelli è meraviglioso; e Lo specchio di Dio mi ha incollato alle sue pagine, sebbene sia partita prevenuta sa sul plot che sull’ambientazione.

Quando ho scoperto che non solo l’editore italiano non era interessato a pubblicare altro (anzi, ha fatto finire fuori catalogo due romanzi su tre… =.=’) ma che non c’era niente di tradotto nemmeno in inglese sono entrata in lutto, passando il tempo a contemplare su GoodReads la pila di intriganti romanzi su cui non avrei mai potuto posare le mie avide manine; finché su Netgalley non è comparso One trillion dollars.

Che, prontamente richiesto, si è dimostrato completamente differente da qual che mi aspettavo.

Non mi sono trovata davanti a un romanzo di fantascienza, per quanto umanizzata, ma davanti a un thriller economico ed ecologico, e un romanzo di formazione morale, sotto molti punti di vista.

Un ragazzo privo di particolari talenti eredita dal nulla un milione di milioni di dollari: una cifra inimmaginabile, che arriva dal lontano 1500 insieme a una profezia: serviranno a salvare l’umanità, restituendole il futuro.

John è una brava persona: non ha talenti, è vero, ma vuole fare la cosa giusta. Scoprendo nel tempo che la cosa giusta può essere non solo difficile da fare, ma anche solo da individuare, e che nemmeno l’uomo più potente del mondo può salvare l’umanità da solo.

Ho a tratti trovato difficile seguire il  romanzo: l’autore spiega con chiarezza i concetti base dell’economia globale e non, e le sfide ecologiche (popolazione, energia, materie prime) che stiamo affrontando; ma la mia ignoranza quasi completa in materia non mi aiutato.

Anche se posso dire con orgoglio che, come John, sono adesso più saggia e informata, e posso iniziare a progettare cosa fare, se mai dovessi ereditare un’inquietante somma di denaro: ammesso di non venirne schiacciata prima.

Un romanzo affascinante e intelligente, che conferma il valore di un autore troppo trascurato a livello internazionale.

 _____________________________________

Full disclosure: I’m a big, big, BIG Andreas Eschbach’s fan.

L’ultimo dei perfetti is one of my favourite novels: I’ve read and reread it, and I cried every time; Miliardi di tappeti di capelli is fascinating, almost hypnotical; and Lo specchio di Dio got me hooked from the first page.

So I’ve been in mourning ever since I discovered that there were not others translated in either in Italian nor English, and totally thrilled when I saw One trillion dollars on Netgalley.

This is not what I expected: Eschbach accostumed me to well written, really human science fiction; here he concocts a fascinating economical thriller, well documented and well grounded, with a credible, likeable main character: a young man, a good man, with no talents, that receives an unbelievable amount of money and only wants to do the right thing, hopefully not being crushed by his money in the meantime.

And discovers that  the right thing can be difficult to achieve or that can be many right thing; or that the right thing can be the wrong thing; and that the future of humanity can’t be saved by a single man, even the most powerful in the world, but only by cooperation.

I found sometime difficult to follow the novel: the author makes a great job explaining economy, both global and “minimal”, and the biggest ecological challenges we have before us, but my almost total ignorance in these matters was a problem; but I can say that I’ve grown with John to a major awareness, and that I can start to plan what would I do if I ever inherited  one trillion dollars; in the meantime changing some little habits: in the end, the ocean is made by drops of  water. J

An intelligent and fascinating novel, that confirms the value of an author not enough recognized out of his country.

Ringrazio l’editore per avermi fornito la copia necessaria alla stesura di questa recensione  – e mi auguro che qualcuno dia al signor Eschbach l’attenzione che merita anche in Italia.

You

Standard

Austin Grossman

 Sono gli anni ’90, e Russel viene assunto per il lavoro dei suoi sogni, anche se a lungo ha tentato di negarlo perseguendo un cammino di vita più convenzionale: diventa game designer per la Black Art, innovativa casa di produzione di videogiochi, fondata da tre suoi amici del liceo.

E inizia un cammino di scoperta (ri-scoperta) di sé stesso, un percorso di crescita interiore, e insieme un’indagine per capire cosa sia successo a Simon – il geniale amico morto in circostanze poco chiare dopo aver accennato a una rivoluzione nel mondo dei videogame.

You non è quello che ci si potrebbe aspettare. Contrariamente a Ready Player One – a cui è stato accostato spesso, come se bastasse avere come tema i videogiochi perché due romanzi siano imparentati… – non è un romanzetto d’avventura con moderate spruzzatine di fantascienza (…no, Ready Player One non m’è piaciuto XD): è invece una costruzione più complessa, un po’ storia dei videogiochi, un po’ romanzo di fantascienza, un po’ giallo, e molto, molto, molto romanzo di formazione.

La scrittura è scorrevole, le vicende interessanti, i personaggi molto umani nelle loro debolezze; ma nonostante mi sia piaciuto, so che me lo sarei goduto molto di più se avessi avuto un passato da videogiocatrice – cosa che mi manca; ho l’impressione di essermi persa tutta la parte più tecnica, e non posso che dispiacermene.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^

La ragazza meccanica

Standard

 

Paolo Bacigalupi

 In un mondo travolto dalle malattie portate dal cibo transgenico, in cui nazioni intere sono crollate sotto il peso delle carestie e delle epidemie, in cui le calorie e  i joule prodotti da uomini e animali sono una nuova unità di misura, in cui le grandi aziende alimentari influenzano la politica dei governi nel bene e nel male, la Thailandia continua a lottare.

Chiusi i propri confini, lavora per riprodurre il cibo di un tempo, e tenere fuori sia le aziende alimentari che le patologie sempre in agguato, grazie al potentissimo Ministero dell’ambiente; e nella sua capitale, nella Bangkok che è la Città degli Esseri Divini, si muove una Ragazza Meccanica: prodotta in laboratorio come incantevole giocattolo per un alto dirigente giapponese, abbandonata da lui per le strade della città, considerata con ribrezzo e orrore dalla stragrande maggioranza della popolazione, lotta per sopravvivere in un ambiente ostile.

E in questa lotta giornaliera costruisce frammento per frammento la consapevolezza della sua identità e del suo valore.

Incrociano il suo cammino Anderson Lake, agente sotto copertura della potentissima AgriGen; la leggendaria Tigre di Bangkok, incorruttibile funzionario del Ministero dell’ambiente, e la sua silenziosa sottoposta Kanya; Hong Sek, il contorto cinese sopravvissuto al genocidio del suo popolo in Malesia, costantemente alla ricerca di una possibilità di ricostruire la propria ricchezza e fortuna; e la miriade di personaggi che popolano una grande città, resa miracolosamente viva dalla puntigliosa, coloristica scrittura di Paolo Bacigalupi.

Ho trovato La ragazza  meccanica un romanzo notevolissimo: l’autore costruisce una realtà e un mondo credibili e dettagliati, affascinanti nella loro perfetta coerenza storica ed economica, e ne mostra le sfaccettature più interessanti, costruendo una vicenda complessa con precisione da orologiaio.

Un risultato eccezionale, che spero venga confermato dalle opere successive dell’autore.

Ringrazio l’editore per avermi fornito la copia necessaria alla recensione, e per la sua disponibilità a mettermi in contatto con l’autore. 🙂