Archivi categoria: fantasy

Grayling’s song

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Karen Cushman

Quando Hanna Strong; fattucchiera e guaritrice, inizia a trasformarsi in un albero dopo che la sua casa è stata bruciata da un incendio magico e il suo grimorio rubato, solo la figlia Grayling può salvarla.

Ma per salvarla deve raccogliere il suo coraggio e lasciare la vita tranquilla e sicura nella valle, incamminandosi per il mondo alla ricerca di streghe e stregoni che ancora non abbiano subito la stessa sorte di Hanna, armata solo di qualche pozione, la sua conoscenza delle erbe e le canzoni che le vengono dal cuore.

Presto si uniscono a lei un topo mutaforma, una strega del tempo, un’incantatrice, un’apprendista lamentosa e un mago che legge il formaggio: scalcinata combriccola che nasconde molto più di quello che dà a vedere.

Un tocco di magia differenzia questo nuovo delizioso romanzo di Karen Cushman dai purissimi romanzi storici precedenti. Ma non cambia l’attenta ricostruzione di una realtà contadina, né la delicata attenzione a una storia di crescita e maturazione.

Un altro piccolo gioiello.

The best of Subterranean

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Io diffido delle antologie multiautore: di solito si trova un misto di pezzi buoni e di pezzi disastrosi, vaganti in un brodo di racconti neutri, privi di sapore riconoscibile.

Perché allora richiedere – e affrontare – 758 pagine e trenta racconti?

Perché alcuni degli autori mi attraggono come il Nord attrae l’ago della bussola.

Io leggo K. J. Parker, e John Scalzi, e Catherynne Valente (anche se con le riserve che sono state confermate da questa lettura) e non capisco più nulla.

E perché la curiosità di scoprire nuove voci è sempre forte – e, in questo caso, premiata. ^^

La mia previsione si è rivelata sbagliata: alcuni racconti incolori, alcuni – pochi – da occhi al cielo, ma una percentuale davvero alta di gemme di rara bellezza, quasi tutte disponibili gratuitamente in Rete. Che, quindi, segnalo. ^^

The last log of the Lachrymosa di Alastair Reynolds è il raccont, dalle tinte nemmeno tanto vagamente horror, di una missione su un pianeta alieno – una missione che va decisamente, decisamente male;

The seventeenth kind di Michael Marshall Smith è il rutilante resoconto di una vendita televisiva dai risvolti – e dai contatti col “pubblico” – decisamente imprevisti;

lo spegnersi della razza umana è raccontato nello stupendo Dispersed by the Sun, Melting in the Wind by Rachel Swirsky;

un automa, un bambino e un geniale inventore affetto da demenza sono i protagonisti dello steampunk Tanglefoot di Cherie Priest, che nasconde una delicata rappresentazione della malattia;

Hide and Horns è la città in cui arriva il riluttante eroe western di Joe Lansdale, protagonista di un’avventura ai confini dell’horror, ma con un tocco di surreale umorismo;

Younger women di Karen Joy Fowler racconta il rapporto contrastato tra una madre e una figlia adolescente, e come il vampiro di turno, da vero parassita, riesca a sfruttarne le crepe;

Last breath di Joe Hill porta il lettore in visita a un museo molto speciale – che non tutti apprezzano, purtroppo;

White Lines on a Green Field di Catherynne M. Valente conferma il mio giudizio – e i miei dubbi – sull’autrice: il talento per una scrittura evocativa, l’abilità nel rimaneggiare miti e leggende di ogni parte del mondo, e il sospetto che usi questi suoi talenti per impacchettare splendidamente quelle che sono scatole vuote. Rimane un racconto straniante e interessante;

The Least of the Deathly Arts di Kat Howard è un’inusuale storia d’amore e poesia, fra la Morte e la giovane studiosa che si è dedicata anima e corpo al suo studio;

Water Can’t be Nervous di Jonathan Carroll è un’altra inusuale storia, ma di un amore (più amori, nei secoli) che finiscono, perché l’eternità porta inevitabilmente noia; e di come un dio faccia ammenda della sua incostanza con le sue amanti, realizzando un sogno:

The Crane Method di Ian R. MacLeod ci porta nella pericolosa giungla della vita accademica degli studiosi di storia medievale inglese – e se pensate che sia un argomento noioso, sapete meno di Jon Snow;

The Tomb of the Pontifex Dvorn di Robert Silverberg conferma il meraviglioso talento di questo scrittore; un’altra storia di passioni accademiche si trasforma nella cronaca di un sogno d’infanzia realizzato;

A Small Price to Pay for Birdsong di K.J. Parker è il racconto più bello di tutta la raccolta: una storia di musica, passione, talento e degli abissi dell’animo umano;

The Truth of Fact, the Truth of Feeling di Ted Chiang è una profonda, affascinante riflessione sulla verità e la menzogna; la verità e la menzogna dei ricordi individuali, la verità e la menzogna delle parole, orali o scritte. E il fatto che, forse, non esiste una sola, univoca verità.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^

Mightier than the sword

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K. J. Parker

Un’imperatrice dalla volontà di ferro; un’imperatore morente; prede di barbari che attaccano i monasteri dell’Impero, radendoli al suolo.

Un nipote nell’esercito, che come legato ha il dovere di porre fine a questa faccenda.

O almeno così lo informa la zia imperatrice, prima di spedirlo a nord.

Inizia così un pellegrinaggio fra i monasteri, un rosario di incontri con amici perduti e parenti impresentabili, con un contorno di una storia d’amore inopportuna, un tradimento, una ribellione e l’ascesa di un nuovo imperatore.

Il tutto racchiuso in un prezioso manoscritto, che in poche pagine rivela nuovamente il talento e l’ironia di K. J. Parker, distillando in una deliziosa novella quelli che avrebbero potuto essere due o tre romanzi.

Adorabile.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^

Everafter vol. 1

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Dopo il glorioso, emozionante finale di Fables le cose sono profondamente cambiate nel mondo degli umani: le fiabe si sono ritirate, è vero, ma nuove ne nascono ogni giorno, e ogni giorno fioriscono streghe e stregoni: umani che sviluppano poteri magici delle specie più varie, innocui o meno innocui, gestibili o meno.

Una nuova realtà richiede nuovi strumenti per essere gestita – sopratutto se la fine del mondo conosciuto è una delle possibilità che si presentano quotidianamente o quasi in seguito ai suddetti mutamenti:  e allora intervengono gli Shadow Players, un gruppo di fiabe antiche e nuove e di umani, che si sono incaricati di prevenire, documentare,  eliminare le minacce magiche. A qualsiasi costo.

Una rutilante avventura, in cui magia e tecnologia si intrecciano a combattimenti e una sana dose di spionaggio che strizza consapevolmente l’occhio alla spia delle spie, James Bond.

Sebbene manchi della carica emotiva e della profondità delle serie principale, e abbia trovato francamente esagerata la nonchalanche con cui vengono amministrate morti orribili, sono 160 pagine di divertimento senza pensieri.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione.

The dispatcher

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John Scalzi

C’è un mondo in cui è impossibile morire ammazzati.

Ogni vittima di omicidio – con l’eccezione, forse, di una su un milione – si materializza, fresca come una rosa e nuda come un verme, nella propria casa.

Non si sa perché questo succeda. Si sa solo che succede, e che si aprono moltissime possibilità – oltre alla necessità di una figura professionale che provveda omicidi programmati per salvare la vita a vittime di incidenti stradali, o di operazioni chirurgiche ad alto rischio.

Tony Valdez è uno di loro, ma quando un suo collega scompare e la polizia chiede il suo aiuto, porta alla luce tutto un mondo sotterranei fatto di grigi commerci – e insospettati atti di pietà.

Come sempre per John Scalzi l’idea è affascinante e la scrittura brillante; questa novella dà comunque un’impressione di incompiuto, come se fosse un romanzo (noir) in bozzolo, ma non avesse avuto lo spazio di sviluppare appieno le sue potenzialità.

Una lettura comunque rapida e piacevole.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^

Skullsworn

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Brian Staveley

Nonostante la premessa non fosse fra le più originali (ultimamente è un tripudio di giovani assassine di talento affiliate a scuole, ordini religiosi, supermercati et similia) il romanzo prometteva di rivelarsi un buon intrattenimento.
Invece, nonostante uno stile passabile, mi sono trovata metà annoiata metà irritata: devoti di un Dio della Morte che uccidono random, senza motivi, ma non sono psicopatici (o almeno non vengono rappresentati come tali; la promessa dell’insta-love per lo gnokkone di turno; dialoghi che tentano di essere brillanti ma risultano forzati; personaggi piatti e prevedibili.
Se un romanzo che promette omicidi come se piovessero ti fa da sonnifero, c’è qualcosa che davvero non va.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione.

Demon sitter

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Royce Buckingham

Nat ha sedici anni e vive in una grande villa nei sobborghi di Seattle.

Sentirebbe forse la solitudine, orfano e senza amici, dopo la morte dell’uomo che l’ha accolto con sé, ma il pericolo è scongiurato dal fatto che la casa è popolata di demoni più o meno amabili (in genere meno, come è giusto che sia per i demoni…), e che lui ne sia il Custode, incaricato di contenerli e accudirli.

Finché il desiderio di normalità non prende il sopravvento, Nat chiede all’efficiente, graziosa bibliotecaria Sandy di uscire, il demone più pericoloso del branco evade e un uomo che si è dato al Caos rientra in città…

Una trama semplice e ricca di azione sostiene una vicenda divertente, che ha nell’amicizia e nella forza che dà il tema principale; la scrittura è semplice – un po’ troppo, per i miei gusti – ma si sorride comunque per le rapide ore che occupa la lettura.

Artemis Fowl

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Eoin Colfer

Chi è Artemis Fowl?

Di certo si sa cosa è: un genio del crimine, discendente di una dinastia di brillanti malfattori che vuole riabilitare; una mente diabolica; uno stratega impeccabile.

E un dodicenne.

Un dodicenne che ha elaborato il piano più ardito mai concepito con un unico, preciso scopo: sottrarre il favoleggiato ma non per questo meno reale) oro delle Fate.

Anche se questo dovesse scatenare una guerra fra il mondo fantastico e il mondo umano?

Che domande, CERTO!

Inizia così una divertente, rutilante avventura, in un mondo preciso e dettagliato che mischia il fantasy puro con brillanti soluzioni tecnologiche, e con una folla di personaggi di ogni razza che non possono non restare impressi.

E che Artemis stia correndo il rischio di riscoprire la sua… umanità?

Delizioso, e perfetto per passare qualche ora spensierata.

Solo Flora

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Stefania Bertola

 Flora ha quindici anni, una madre biologa marina, un’amica del cuore e un fidanzato che ama. Non c’è nessuno più normale di lei, e questo verrà confermato quando, rifiutandosi di seguire la madre per un anno in Australia, si trasferisce a San Mirtillo, un’ora di treno da Federico, e una delle ventisei comunità Different riconosciute in Italia.

In che senso Different, vi chiederete? Nel senso che vi abitano, legalmente riconosciuti e parificati nelle scuole, tutte le creature magiche del territorio: fate e streghe, vampiri e leprecauni, gnomi e stregoni popolano il vivace (e vitale, anche nelle abitazioni…) paesello, e guardano con disprezzo e stupore la Normal che si è trasferita a casa della zia. Una zia, inutile dirlo, di cui non si parla molto in casa…

Inizia così una commedia esilarante, fatta di stregoni misteriosi e baci rubati, complotti per sabotare il concerto di fine anno, dubbi amorosi e streghe gelose, che prendendo in giro tutti gli stereotipi dei paranormal romance più diffusi dimostra con garbo come, in fondo, nell’amore non ci siano Different.

Un romanzo delizioso, curatissimo in tutti gli ironici particolari, che si legge in un soffio, confermando il talento comico di Stefania Bertola.

In Calabria

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Peter S. Beagle

Cosa succederebbe se in una minuscola, remota fattoria – tre mucche, tre gatti, una capra e un cane – sperduta nei monti calabresi un giorno iniziasse a brucare un unicorno?

Come potrebbe la sua meraviglia – il puro miracolo della sua esistenza – sopravvivere alle pressioni del mondo di oggi?

E’ quello che si chiede Claudio Bianchi, proprietario della fattoria, strenuamente determinato a proteggere la fiaba che gli sta toccando l’esistenza, cambiandola con delicatezza ma in modo radicale.

Sullo sfondo, la magia di una natura selvaggia, e di un’ambientazione inusuale appena rovinata dai costanti errori e imprecisioni negli intermezzi in italiano che l’autore si ostina a spargere come coriandoli nel testo.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione.