Archivi categoria: fantasy

The wren hunt

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Mary Watson

The Wren hunt si è rivelato uno strano miscuglio; da una parte elementi tipici di uno YA (un amore improvviso e contrastato, un accenno di triangolo), dall’altra un’ambientazione particolare: forme ancestrali di magia si mantengono nell’Irlanda dei nostri giorni, nutrite e nascoste ai più da clan rivali, gli Auguri e i Giudici, in lotta da secoli.

Complesso, affascinante, coerente il sistema di mitologia che fornisce carne e sangue alla vicenda, mentre proprio la protagonista, Wren , e il suo interesse amoroso risultano desolatamente stereotipati.

Senza infamia, ma senza particolare lode anche lo stile, che tenta un qualche lirismo ma senza troppo successo.

Una lettura che fa passare il tempo, ma poco di più.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria a scrivere questa recensione.

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The Toymakers

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Robert Dinsdale

Premessa: per decidere se The Toy Makers mi fosse piaciuto (e decidere che sì, mi era piaciuto, e parecchio pure) ho dovuto riflettere un paio di giorni.
Cosa inusuale, per una che di solito stabilisce se un romanzo è nelle sue corde alle prime trenta pagine ( e difficilmente sbaglia – è rarissimo che qualcosa che non mi è piaciuto alla prima si risollevi).
In buona parte credo che sia dovuto allo scarto tra le aspettative iniziali e il prodotto effettivo.
Insomma: mi capita fra le mani un romanzo ambientato fra il 1907 e il 1953, in un negozio di giocattoli a Londra.
Giocattoli meravigliosi, con più di un tocco di magia, e un negozio altrettanto magico: apre con la prima brina e chiude allo spuntare dei bucaneve.
Ogni anno, da vent’anni, generazioni di bambini affollano i suoi labirintici interni, scoprendo castelli di nubi, animali di pezza che volano davvero, scatole più grandi all’interno che all’esterno, soldatini che combattono battaglie complesse e sempre nuove.
E in questo negozio arriva Cathy, quindici anni e incinta, in fuga da una famiglia che vorrebbe farla rinunciare al bambino che porta in grembo; per decoro, decenza, vergogna.
Cosa ci può essere di più coccoloso di un romanzo ambientato in un negozio magico di giocattoli magici?
Ben poco, pensa una, ricordando con piacere The night circus.
E legge, incauta e impreparata.
Perché arrivano violenze sugli ebrei, e i campi di lavoro in Russia, e i traumi della prima guerra mondiale; i difficili rapporti fra fratelli; invidia e gelosia che infiltrano come veleno le generazioni; dolore e lontananza e tradimento; la degradante perdita della magia; e una sorprendente riflessione sul libero arbitrio.
Il tutto sullo sfondo di un mondo a parte, toccato solo dai maggiori eventi di due decenni, fino alla sua disgregazione, quando la realtà diventa troppo per la magia.
Ecco, questo è quello che mi sono trovata, stranita, per le mani: un’opera complessa e intelligente, che ribalta le aspettative del lettore, scavando a fondo e offrendo una molteplicità di piani di lettura.
Notevole, davvero.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^

The empty grave

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Jonathan Stroud

Il momento della resa dei conti è arrivato, e se i cinque ragazzi che si contrappongono all’agenzia che combatte gli spettri più potente del Regno Unito sembrano in netta minoranza, è solo se non si conosce la Lockwood & Co. e i suoi determinati associati.

Inizia quindi una battaglia senza regole per capire e provare quale è realmente l’origine del Fenomeno, e mettere un freno a decenni di terrore.

Capitolo finale della serie, The empty grave non è il migliore, ma mantiene un ritmo serrato e risolve tutti i nodi narrativi messi in campo nei quattro romanzi iniziali, senza lasciare pendenze, ma anche con poche sorprese, sia dal punto di vista della trama che di quello narrativo.

Rispetto alla saga di Bartimeus, sembra che Stroud abbia osato meno, preferendo mantenersi su un terreno più sicuro dal punto di vista narrativo.

Rimane comunque intrattenimento di qualità, scritto benissimo, con un mondo costruito in maniera solida e coerente e personaggi a cui è impossibile non affezionarsi.

Our dark duet

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Victoria Schwab

Sei mesi sono passati da quando Kate ha abbandonato Verity e il suo nome; sei mesi da quando August ha abbracciato un altro ruolo, accettando di combattere.

Sei mesi in cui le ombre si sono fatte più fitte, i mostri più forti.

Sei mesi in cui nuovi mostri sono nati, e sono in caccia.

E con uno di essi ritorna Kate, con l’unico obbiettivo di distruggerlo.

Ma sono i mostri dentro di noi i primi nemici; e se è possibile cambiare, espiare i propri peccati, diventare quello che altri pensano che possiamo e dobbiamo essere, quanto è giusto farlo?

Un finale pieno di azione ed emozione, che lascia spunti di riflessione inaspettati in quello che si presenta come un urban fantasy per ragazzi.

Per fortuna, nonostante tutto, e nonostante i costi, “per come la vedo io, la luce sta vincendo”.

Ottima come sempre la scrittura, ben sviluppati Kate e August; lasciano a desiderare i comprimari minori o, perlomeno, quelli non presenti nel primo volume: poco più che macchiette, privi di una personalità propria.

Ma è un difetto minore: si viene trascinati dalla complessità di Kate e dalla lotta interiore di August, dai dilemmi che li attanagliano: e c’è spazio per poco altro,  a parte l’emozione.

Preloved

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Shirley Marr

E se il tuo ragazzo ideale fosse brillante, intelligente, spiritoso, e morto da trent’anni?

La madre di Amy – fedele alle proprie origini cinesi e alle superstizioni ancestrali di quel popolo – le ha raccomandato per tutta la vita di fare attenzione, o avrebbe portato a casa con sé un fantasma.

Comunque, se anche Amy ci avesse creduto, nessuna di queste raccomandazioni riguardava un pendente da poco prezzo cascato sulla testa di Rachel, la sua umorale, sconsiderata, desideratissima migliore amica, e recuperato da Amy.

Quindi, che fare, quando un sedicenne degli anni Ottanta inizia a infestarti, seguendoti ovunque, e dichiarando chiaro e tondo che Rachel è la reincarnazione del suo unico grande amore, e che devi aiutarlo a scoprire cosa è successo quel giorno d’estate di trent’anni fa?

E soprattutto, cosa fare se ti rendi conto che l’unica cosa che vorresti è che lui guardasse te, non lei, e potesse rimanere?

Preloved si è rivelato un romanzo piccolo nelle dimensioni, ma pieno di sentimento; a partire da uno spunto originale e divertente, l’autrice ha costruito una storia di crescita personale e scoperta di sé credibile e tenera, prendendo per mano Amy e facendole fare un viaggio alla scoperta dei sentimenti – amore, amicizia, affetto in famiglia, e di quanto sia importante ricordare il passato, ma non farsene soffocare. Una piccola, piccola gemma, che meriterebbe ben altra risonanza di quella che ha finora ottenuto; purtroppo l’esser stato scritto e pubblicato nella lontana Australia rende difficile procurarselo, e lo ha finora condannato a una fortuna molto minore di atri romanzi meno meritevoli.

Se potete, leggetelo. ^^

Now I rise

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Kiersten White

Lada è tornata in Transilvania, ed è ben decisa a prendere il potere.

Muhamat sogna Costantinopoli, ed è pronto a qualsiasi cosa per conquistarla. Come è pronto a qualsiasi cosa per riavere Lada accanto a sé.

Radu ha scelto di non seguire la sorella, e di rimanere a fianco di Muhamat, seguendo il suo cuore e la sua religione: ma fin dove si può spingere questa fedeltà?

Separati, i tre ragazzi esplorano i limiti della crudeltà e del tradimento, del desiderio e della fedeltà a sé stessi e ad altri, scoprendo che non ci sono limiti stabiliti, nemmeno quelli imposti da cuore o fede.

E che non ci si può fidare di nessuno, sopratutto di chi ci è più vicino.

Sebbene inferiore all’appassionante And I darken – le dinamiche dei tre protagonisti sono annacquate dalla distanza, e i comprimari non sono all’altezza di renderne la complessità – questo secondo capitolo risulta comunque una lettura affascinante e ricca di interesse, sia a livello puramente di intrattenimento che di spunti di riflessione più profondi su amore, amicizia, fedeltà, tradimento.

Non vedo l’ora di artigliare il terzo. OO

The last Namsara

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Kirsten Ciccarelli

Draghi che sono fonte di storie, storie che nutrono il fuoco dei draghi, attirandoli come mosche al miele. E per questo le antiche storie sono proibite: dànno potere ai nemici che si vogliono sterminare, creature infide colpevoli di tradimento.

Questo sa Asha. Questo, e che lei è l’Iskari, colpevole di malvagità, creatura del buio, e che solo una caccia dietro l’altra, una testa di drago via l’altra può espiare il suo peccato.

Almeno fino a che il matrimonio con il principale generale delle truppe del re suo padre non le toglierà anche la gioia della lotta.

Ma forse le cose non stanno come le sono state raccontate, e le antiche, proibite storie nascondono altre verità…

La premessa del romanzo è intrigante: basata sul potere delle storie, forgiata nella mitologia.

Dopodichè, a pagina trenta, entra in scena lo schiavo fascinoso che non ha paura della protagonista nonostante la sua fama, le chiede un ballo (…), suona il liuto, e ti rendi conto che è uno dei tanti romance sotto mentite spoglie.

E io sono stanca di prendere in mano fantasy, o distopici, o fantascienza, o thriller, e trovarmi messa alle strette da un romanzo d’ammmmore. -.-

Del resto, poco altro raccomanda il romanzo: lo stile è corretto ma piuttosto piatto, con puntatine di infodumping non troppo fastidiose ma presenti; i personaggi non hanno ombre: sono figurine di carta, appena sbozzati e totalmente stereotipati; la costruzione del mondo vorrebbe essere complessa ma anch’essa risulta poco più di un fondale dipinto; e ho l’impressione che, se mi fossi disturbata ad arrivare fino in fondo, avrei scoperto che i colpacci di scena che vengono vagamente promessi nel primo quarto del romanzo erano esattamente quelli che mi immaginavo.

Mi terrò il (vago, peraltro) dubbio.

E aspetterò il ritorno di Lada: se voglio principesse che spacchino fondoschiena, so che sposso sempre contare su di lei. XD

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. 🙂

Cast no shadow

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Nick Tapalanski & Anissa Espinosa

Un ragazzo senza ombra, malinconico e isolato nonostante quella prorompente forza della natura che è la sua migliore amica, trova una fidanzata.
Una ragazza sensibile, dolce, divertente, un po’ d’altri tempi: perfetta, se non fosse che è un fantasma, legata alla dimora in cui abitava in vita, teatro di un tremendo omicidio.
Una delicatissima storia d’amore e amicizia (adoro Layla, l’inarrestabile migliore amica – che lui lo voglia o no – di Greg, il protagonista), di solitudine e crescita, illustrata con abilità e fantasia dal talento dii Anissa Espinosa.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^

Murder, magic, and what we wore

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Kelly Jones

Nella Londra del 1818 rimangono ben poche scelte per una signorina di buona famiglia colpita dalla doppia disgrazia della morte all’estero del proprio padre e dalla scoperta di un’inaspettata rovina economica.

Lo sa bene miss Annis Whitwort, che si torva da un giorno all’altro a confrontarsi col dolore della perdita del genitore, la convinzione che  sia stato ucciso (perché lei sa da anni che il padre era una spia!) e la prospettiva di doversi impiegare come governante o dama di compagnia per far fronte ai debiti che spuntano come funghi.

Ma miss Annis non è una sedicenne qualunque, e non ha imparato a navigare le acque insidiose della società londinese per niente: scoprire di poter cucire incantesimi e decidere di aprire un negozio di modista davvero speciale (ovviamente, non con il suo aspetto!) mentre si propone al governo come spia sono un tutt’uno.

Inizia così la doppia vita di una signorina della buona società, il cui unico talento sono i vestiti, ma la cui determinazione risulta essere ben superiore a una certa volubilità di carattere.

Romanzo piacevole, regala ore di intrattenimento e puro divertimento, sebbene la sua superficialità e certe soluzioni un poco ingenue mi abbiano impedito di godermelo completamente.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^

Grayling’s song

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Karen Cushman

Quando Hanna Strong; fattucchiera e guaritrice, inizia a trasformarsi in un albero dopo che la sua casa è stata bruciata da un incendio magico e il suo grimorio rubato, solo la figlia Grayling può salvarla.

Ma per salvarla deve raccogliere il suo coraggio e lasciare la vita tranquilla e sicura nella valle, incamminandosi per il mondo alla ricerca di streghe e stregoni che ancora non abbiano subito la stessa sorte di Hanna, armata solo di qualche pozione, la sua conoscenza delle erbe e le canzoni che le vengono dal cuore.

Presto si uniscono a lei un topo mutaforma, una strega del tempo, un’incantatrice, un’apprendista lamentosa e un mago che legge il formaggio: scalcinata combriccola che nasconde molto più di quello che dà a vedere.

Un tocco di magia differenzia questo nuovo delizioso romanzo di Karen Cushman dai purissimi romanzi storici precedenti. Ma non cambia l’attenta ricostruzione di una realtà contadina, né la delicata attenzione a una storia di crescita e maturazione.

Un altro piccolo gioiello.