Archivi categoria: fantasy

Our dark duet

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Victoria Schwab

Sei mesi sono passati da quando Kate ha abbandonato Verity e il suo nome; sei mesi da quando August ha abbracciato un altro ruolo, accettando di combattere.

Sei mesi in cui le ombre si sono fatte più fitte, i mostri più forti.

Sei mesi in cui nuovi mostri sono nati, e sono in caccia.

E con uno di essi ritorna Kate, con l’unico obbiettivo di distruggerlo.

Ma sono i mostri dentro di noi i primi nemici; e se è possibile cambiare, espiare i propri peccati, diventare quello che altri pensano che possiamo e dobbiamo essere, quanto è giusto farlo?

Un finale pieno di azione ed emozione, che lascia spunti di riflessione inaspettati in quello che si presenta come un urban fantasy per ragazzi.

Per fortuna, nonostante tutto, e nonostante i costi, “per come la vedo io, la luce sta vincendo”.

Ottima come sempre la scrittura, ben sviluppati Kate e August; lasciano a desiderare i comprimari minori o, perlomeno, quelli non presenti nel primo volume: poco più che macchiette, privi di una personalità propria.

Ma è un difetto minore: si viene trascinati dalla complessità di Kate e dalla lotta interiore di August, dai dilemmi che li attanagliano: e c’è spazio per poco altro,  a parte l’emozione.

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Preloved

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Shirley Marr

E se il tuo ragazzo ideale fosse brillante, intelligente, spiritoso, e morto da trent’anni?

La madre di Amy – fedele alle proprie origini cinesi e alle superstizioni ancestrali di quel popolo – le ha raccomandato per tutta la vita di fare attenzione, o avrebbe portato a casa con sé un fantasma.

Comunque, se anche Amy ci avesse creduto, nessuna di queste raccomandazioni riguardava un pendente da poco prezzo cascato sulla testa di Rachel, la sua umorale, sconsiderata, desideratissima migliore amica, e recuperato da Amy.

Quindi, che fare, quando un sedicenne degli anni Ottanta inizia a infestarti, seguendoti ovunque, e dichiarando chiaro e tondo che Rachel è la reincarnazione del suo unico grande amore, e che devi aiutarlo a scoprire cosa è successo quel giorno d’estate di trent’anni fa?

E soprattutto, cosa fare se ti rendi conto che l’unica cosa che vorresti è che lui guardasse te, non lei, e potesse rimanere?

Preloved si è rivelato un romanzo piccolo nelle dimensioni, ma pieno di sentimento; a partire da uno spunto originale e divertente, l’autrice ha costruito una storia di crescita personale e scoperta di sé credibile e tenera, prendendo per mano Amy e facendole fare un viaggio alla scoperta dei sentimenti – amore, amicizia, affetto in famiglia, e di quanto sia importante ricordare il passato, ma non farsene soffocare. Una piccola, piccola gemma, che meriterebbe ben altra risonanza di quella che ha finora ottenuto; purtroppo l’esser stato scritto e pubblicato nella lontana Australia rende difficile procurarselo, e lo ha finora condannato a una fortuna molto minore di atri romanzi meno meritevoli.

Se potete, leggetelo. ^^

Now I rise

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Kiersten White

Lada è tornata in Transilvania, ed è ben decisa a prendere il potere.

Muhamat sogna Costantinopoli, ed è pronto a qualsiasi cosa per conquistarla. Come è pronto a qualsiasi cosa per riavere Lada accanto a sé.

Radu ha scelto di non seguire la sorella, e di rimanere a fianco di Muhamat, seguendo il suo cuore e la sua religione: ma fin dove si può spingere questa fedeltà?

Separati, i tre ragazzi esplorano i limiti della crudeltà e del tradimento, del desiderio e della fedeltà a sé stessi e ad altri, scoprendo che non ci sono limiti stabiliti, nemmeno quelli imposti da cuore o fede.

E che non ci si può fidare di nessuno, sopratutto di chi ci è più vicino.

Sebbene inferiore all’appassionante And I darken – le dinamiche dei tre protagonisti sono annacquate dalla distanza, e i comprimari non sono all’altezza di renderne la complessità – questo secondo capitolo risulta comunque una lettura affascinante e ricca di interesse, sia a livello puramente di intrattenimento che di spunti di riflessione più profondi su amore, amicizia, fedeltà, tradimento.

Non vedo l’ora di artigliare il terzo. OO

The last Namsara

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Kirsten Ciccarelli

Draghi che sono fonte di storie, storie che nutrono il fuoco dei draghi, attirandoli come mosche al miele. E per questo le antiche storie sono proibite: dànno potere ai nemici che si vogliono sterminare, creature infide colpevoli di tradimento.

Questo sa Asha. Questo, e che lei è l’Iskari, colpevole di malvagità, creatura del buio, e che solo una caccia dietro l’altra, una testa di drago via l’altra può espiare il suo peccato.

Almeno fino a che il matrimonio con il principale generale delle truppe del re suo padre non le toglierà anche la gioia della lotta.

Ma forse le cose non stanno come le sono state raccontate, e le antiche, proibite storie nascondono altre verità…

La premessa del romanzo è intrigante: basata sul potere delle storie, forgiata nella mitologia.

Dopodichè, a pagina trenta, entra in scena lo schiavo fascinoso che non ha paura della protagonista nonostante la sua fama, le chiede un ballo (…), suona il liuto, e ti rendi conto che è uno dei tanti romance sotto mentite spoglie.

E io sono stanca di prendere in mano fantasy, o distopici, o fantascienza, o thriller, e trovarmi messa alle strette da un romanzo d’ammmmore. -.-

Del resto, poco altro raccomanda il romanzo: lo stile è corretto ma piuttosto piatto, con puntatine di infodumping non troppo fastidiose ma presenti; i personaggi non hanno ombre: sono figurine di carta, appena sbozzati e totalmente stereotipati; la costruzione del mondo vorrebbe essere complessa ma anch’essa risulta poco più di un fondale dipinto; e ho l’impressione che, se mi fossi disturbata ad arrivare fino in fondo, avrei scoperto che i colpacci di scena che vengono vagamente promessi nel primo quarto del romanzo erano esattamente quelli che mi immaginavo.

Mi terrò il (vago, peraltro) dubbio.

E aspetterò il ritorno di Lada: se voglio principesse che spacchino fondoschiena, so che sposso sempre contare su di lei. XD

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. 🙂

Cast no shadow

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Nick Tapalanski & Anissa Espinosa

Un ragazzo senza ombra, malinconico e isolato nonostante quella prorompente forza della natura che è la sua migliore amica, trova una fidanzata.
Una ragazza sensibile, dolce, divertente, un po’ d’altri tempi: perfetta, se non fosse che è un fantasma, legata alla dimora in cui abitava in vita, teatro di un tremendo omicidio.
Una delicatissima storia d’amore e amicizia (adoro Layla, l’inarrestabile migliore amica – che lui lo voglia o no – di Greg, il protagonista), di solitudine e crescita, illustrata con abilità e fantasia dal talento dii Anissa Espinosa.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^

Murder, magic, and what we wore

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Kelly Jones

Nella Londra del 1818 rimangono ben poche scelte per una signorina di buona famiglia colpita dalla doppia disgrazia della morte all’estero del proprio padre e dalla scoperta di un’inaspettata rovina economica.

Lo sa bene miss Annis Whitwort, che si torva da un giorno all’altro a confrontarsi col dolore della perdita del genitore, la convinzione che  sia stato ucciso (perché lei sa da anni che il padre era una spia!) e la prospettiva di doversi impiegare come governante o dama di compagnia per far fronte ai debiti che spuntano come funghi.

Ma miss Annis non è una sedicenne qualunque, e non ha imparato a navigare le acque insidiose della società londinese per niente: scoprire di poter cucire incantesimi e decidere di aprire un negozio di modista davvero speciale (ovviamente, non con il suo aspetto!) mentre si propone al governo come spia sono un tutt’uno.

Inizia così la doppia vita di una signorina della buona società, il cui unico talento sono i vestiti, ma la cui determinazione risulta essere ben superiore a una certa volubilità di carattere.

Romanzo piacevole, regala ore di intrattenimento e puro divertimento, sebbene la sua superficialità e certe soluzioni un poco ingenue mi abbiano impedito di godermelo completamente.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^

Grayling’s song

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Karen Cushman

Quando Hanna Strong; fattucchiera e guaritrice, inizia a trasformarsi in un albero dopo che la sua casa è stata bruciata da un incendio magico e il suo grimorio rubato, solo la figlia Grayling può salvarla.

Ma per salvarla deve raccogliere il suo coraggio e lasciare la vita tranquilla e sicura nella valle, incamminandosi per il mondo alla ricerca di streghe e stregoni che ancora non abbiano subito la stessa sorte di Hanna, armata solo di qualche pozione, la sua conoscenza delle erbe e le canzoni che le vengono dal cuore.

Presto si uniscono a lei un topo mutaforma, una strega del tempo, un’incantatrice, un’apprendista lamentosa e un mago che legge il formaggio: scalcinata combriccola che nasconde molto più di quello che dà a vedere.

Un tocco di magia differenzia questo nuovo delizioso romanzo di Karen Cushman dai purissimi romanzi storici precedenti. Ma non cambia l’attenta ricostruzione di una realtà contadina, né la delicata attenzione a una storia di crescita e maturazione.

Un altro piccolo gioiello.

The best of Subterranean

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Io diffido delle antologie multiautore: di solito si trova un misto di pezzi buoni e di pezzi disastrosi, vaganti in un brodo di racconti neutri, privi di sapore riconoscibile.

Perché allora richiedere – e affrontare – 758 pagine e trenta racconti?

Perché alcuni degli autori mi attraggono come il Nord attrae l’ago della bussola.

Io leggo K. J. Parker, e John Scalzi, e Catherynne Valente (anche se con le riserve che sono state confermate da questa lettura) e non capisco più nulla.

E perché la curiosità di scoprire nuove voci è sempre forte – e, in questo caso, premiata. ^^

La mia previsione si è rivelata sbagliata: alcuni racconti incolori, alcuni – pochi – da occhi al cielo, ma una percentuale davvero alta di gemme di rara bellezza, quasi tutte disponibili gratuitamente in Rete. Che, quindi, segnalo. ^^

The last log of the Lachrymosa di Alastair Reynolds è il raccont, dalle tinte nemmeno tanto vagamente horror, di una missione su un pianeta alieno – una missione che va decisamente, decisamente male;

The seventeenth kind di Michael Marshall Smith è il rutilante resoconto di una vendita televisiva dai risvolti – e dai contatti col “pubblico” – decisamente imprevisti;

lo spegnersi della razza umana è raccontato nello stupendo Dispersed by the Sun, Melting in the Wind by Rachel Swirsky;

un automa, un bambino e un geniale inventore affetto da demenza sono i protagonisti dello steampunk Tanglefoot di Cherie Priest, che nasconde una delicata rappresentazione della malattia;

Hide and Horns è la città in cui arriva il riluttante eroe western di Joe Lansdale, protagonista di un’avventura ai confini dell’horror, ma con un tocco di surreale umorismo;

Younger women di Karen Joy Fowler racconta il rapporto contrastato tra una madre e una figlia adolescente, e come il vampiro di turno, da vero parassita, riesca a sfruttarne le crepe;

Last breath di Joe Hill porta il lettore in visita a un museo molto speciale – che non tutti apprezzano, purtroppo;

White Lines on a Green Field di Catherynne M. Valente conferma il mio giudizio – e i miei dubbi – sull’autrice: il talento per una scrittura evocativa, l’abilità nel rimaneggiare miti e leggende di ogni parte del mondo, e il sospetto che usi questi suoi talenti per impacchettare splendidamente quelle che sono scatole vuote. Rimane un racconto straniante e interessante;

The Least of the Deathly Arts di Kat Howard è un’inusuale storia d’amore e poesia, fra la Morte e la giovane studiosa che si è dedicata anima e corpo al suo studio;

Water Can’t be Nervous di Jonathan Carroll è un’altra inusuale storia, ma di un amore (più amori, nei secoli) che finiscono, perché l’eternità porta inevitabilmente noia; e di come un dio faccia ammenda della sua incostanza con le sue amanti, realizzando un sogno:

The Crane Method di Ian R. MacLeod ci porta nella pericolosa giungla della vita accademica degli studiosi di storia medievale inglese – e se pensate che sia un argomento noioso, sapete meno di Jon Snow;

The Tomb of the Pontifex Dvorn di Robert Silverberg conferma il meraviglioso talento di questo scrittore; un’altra storia di passioni accademiche si trasforma nella cronaca di un sogno d’infanzia realizzato;

A Small Price to Pay for Birdsong di K.J. Parker è il racconto più bello di tutta la raccolta: una storia di musica, passione, talento e degli abissi dell’animo umano;

The Truth of Fact, the Truth of Feeling di Ted Chiang è una profonda, affascinante riflessione sulla verità e la menzogna; la verità e la menzogna dei ricordi individuali, la verità e la menzogna delle parole, orali o scritte. E il fatto che, forse, non esiste una sola, univoca verità.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^

Mightier than the sword

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K. J. Parker

Un’imperatrice dalla volontà di ferro; un’imperatore morente; prede di barbari che attaccano i monasteri dell’Impero, radendoli al suolo.

Un nipote nell’esercito, che come legato ha il dovere di porre fine a questa faccenda.

O almeno così lo informa la zia imperatrice, prima di spedirlo a nord.

Inizia così un pellegrinaggio fra i monasteri, un rosario di incontri con amici perduti e parenti impresentabili, con un contorno di una storia d’amore inopportuna, un tradimento, una ribellione e l’ascesa di un nuovo imperatore.

Il tutto racchiuso in un prezioso manoscritto, che in poche pagine rivela nuovamente il talento e l’ironia di K. J. Parker, distillando in una deliziosa novella quelli che avrebbero potuto essere due o tre romanzi.

Adorabile.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^

Everafter vol. 1

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Dopo il glorioso, emozionante finale di Fables le cose sono profondamente cambiate nel mondo degli umani: le fiabe si sono ritirate, è vero, ma nuove ne nascono ogni giorno, e ogni giorno fioriscono streghe e stregoni: umani che sviluppano poteri magici delle specie più varie, innocui o meno innocui, gestibili o meno.

Una nuova realtà richiede nuovi strumenti per essere gestita – sopratutto se la fine del mondo conosciuto è una delle possibilità che si presentano quotidianamente o quasi in seguito ai suddetti mutamenti:  e allora intervengono gli Shadow Players, un gruppo di fiabe antiche e nuove e di umani, che si sono incaricati di prevenire, documentare,  eliminare le minacce magiche. A qualsiasi costo.

Una rutilante avventura, in cui magia e tecnologia si intrecciano a combattimenti e una sana dose di spionaggio che strizza consapevolmente l’occhio alla spia delle spie, James Bond.

Sebbene manchi della carica emotiva e della profondità delle serie principale, e abbia trovato francamente esagerata la nonchalanche con cui vengono amministrate morti orribili, sono 160 pagine di divertimento senza pensieri.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione.