Archivi categoria: fumetti

SHOCK Anthology

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AA.VV.

Quindici storie brevissime, tra le quattro e le quindici tavole.

Una miriade di autori, coloristi, illustratori, fra cui alcuni dei miei preferiti: Charles Vess (con un bellissimo, bellissimo pezzo su Istambul), Michael Zulli, Neil Gaiman, Brian Azzarello.

E completa libertà di temi e ambientazioni.

 

Sono questi gli ingredienti di una raccolta che paga, come tutte le antologie multiautore, la differenza di talento fra i vari artisti, con pezzi meno interessanti che vanno a scontrarsi con alcuni di qualità media e con altri di eccezionale bellezza.

E questi ultimi non mancano, e spaziano in ogni genere: dal fantasy allo storico-biografico, dalla fantascienza alla fiaba più sognante al noir.

Fatevi un favore, e andate a caccia di queste perle: non le indico apposta, per lasciare il piacere della scoperta. 😉

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione.

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Herding cats

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Sarah Andersen

L’ansia, le scadenze, la creatività, l’amore, i gatti, l’inverno: condensata in poche, geniali vignette c’è tutta la vita, sopratutto interiore, di quella che ho scoperto essere un’artista sincera e sensibile.

Saggia, con il sorriso, e un oceano di forza interiore che usa per sopravvivere al mondo e a sé stessa ogni giorno.

Perfetto per farsi due risate, perfetto per trovare di che pensare, perfetto per sentirsi vicino qualcuno.

Perfetto.

Lydie

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Jordi Lafebre & Zidrou

In una città francese esiste una stradina, un vicolo cieco: è un universo a parte, un microcosmo in cui tutti si conoscono e sia aiutano, formando una comunità così stratta da distinguere fra i Mustachios (i Baffuti, dal poster di un neonato con i baffi che caratterizza la strada) e… bè, tutti gli altri.

E in questa stradina arriva un giorno una nuova abitante: Lydie, figlia della dolce Camille, ragazza madre un po’ lenta ma benvoluta da tutti. Lydie che è morta alla nascita, ma è tornata dopo due mesi a consolare sua madre – e che solo lei vede.

Inizia così una gara di cuore per sostenere l’inganno negli anni, e evitare a Camille ogni sofferenza.

Ma… se non fosse solo una fantasia?

Lydie è una graphic novel di delicatezza estrema: attraverso una vicenda di dolore costruisce un vero e proprio mondo di affetto e solidarietà, creato da una bambina che non esiste (o sì?) e dal buon cuore di chi vuole proteggere un’innocente.

Bellissime anche le tavole, dallo stile piacevolmente datato, che riportano nella ricchezza dei dettagli un mondo che non è più.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura  di questa recensione. ❤

Brazen

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Pénélope Bagieu

Donne che hanno cambiato il mondo. Donne che hanno aperto la strada a coloro che le hanno seguite: riformatrici, scienziate, attrici, nuotatrici, cantanti; casalinghe e esperte di scene del crimine insieme; ereditiere e amanti d’arte.

Si potrà dire che un’operazione del genere era stata fatta, con buoni risultati, da Storie della buonanotte per bambine ribelli, e sarebbe vero; ma preferisco questo Brazen, che corregge i difetti del volume precedente.

Non ci sono fiabe, fra queste biografie e a fumetti.

Ci sono donne vere, che subiscono (e si ribellano) alla violenza; che lottano contro pregiudizi e povertà; che fanno scelte sbagliate, hanno problemi con mariti e figli, provano una strada dopo l’altra, hanno amanti, si ammalano, muoiono.

Storie vere di donne vere, che hanno una sola cosa in comune: il testardo coraggio delle proprie idee.

E la passione, sempre.

Da regalare e regalarsi.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^

Queen Street

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Emmanuelle Chateauneuf

Aimee e Melodie: la prima una giovane madre, immigrata in Canada dalle Filippine, coraggiosa e impulsiva. La seconda sua figlia, sette anni e un’immaginazione scatenata, che le permette di trasformare una realtà di emarginazione e solitudine in un mondo incantato di supereroi. E supereroine, ovviamente.

Una storia piccola, di coraggio e amore, difficoltà e successi di ogni giorno, all’interno di una comunità che protegge e aiuta, costituendo una famiglia allargata ricca di calore.

Piacevole, anche se non eccessivamente originale, sguardo sulla comunità orientale in Canada e sulle difficoltà quotidiane degli immigrati nel freddo, lontano Paese del nord.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione.

In real life

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Cory Doctorow & Jen Wang

Qual è la “vita vera” di Anda? quella in cui è una solitaria ragazzina sovrappeso, brillante nella programmazione ma altrimenti del tutto normale, o quella in cui è una delle migliori giocatrici di Coarsgold Online, il popolarissimo multiplayer in cui tutti la conoscono e la ammirano?

E qual è quella di Raymond poverissimo ragazzino cinese, che lavora su Coarsegold predandone le risorse su commissione di un’azienda, mantenendosi così in una situazione di sopravvivenza – ma, appunto, riuscendo a vivere?

E cosa succede quando le due realtà collidono, e Anda si rende conto, grazie a Raymond, che quello che succede online può influenzare la realtà e viceversa, e che i soli pericoli non sono le creature fantastiche che popolano i vari livelli del gioco?

Gradevole riflessione sulla realtà virtuale e i rapporti che si creano fra i giocatori, Real life è anche una riflessione sull’economia dietro la rete, e sulla vita in Paesi privi delle tutele ottenute in Occidente in decenni di lotte.

Gradevole graficamente, la graphic novel soffre forse di un’eccessiva semplificazione delle problematiche, ma può comunque essere un buon punto di partenza per approfondimenti e discussioni sul corretto utilizzo della Rete e su realtà distanti dalla nostra.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^

Dimentica il mio nome

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Zerocalcare

Nella sua opera forse più sentita e complessa Zerocalcare si mette a nudo, rendendo omaggio a una nonna che per lui ha rappresentato il mondo: mostrandone la generosità, il lento declino, il dolore lasciato dalla sua morte, e intanto intrecciano il racconto (fantastico o meno) dell’avventurosa giovinezza della nonna stessa, in giro per l’Europa, a cavallo della guerra.

Ma non è la trama che conta, per me: è il ricordo presentato col cuore in mano, la rappresentazione sincera e malinconica di un affetto che lo ha formato, sostenuto, reso quello che è, e che nell’assenza del corpo non può venire a mancare.

Sarà che mi ci sono trovata molto, e che a ogni pagina rivedevo la mia, di nonna, ma Dimentica il mio nome mi ha commosso infinitamente, ben al di là del riconoscimento di una qualità di narrazione disegno sempre più matura ed efficace, che pure è innegabile.

Un richiamo al cuore, oltre che alla mente.

Consigliatissimo.

Murena

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Jean Dufaux

In una Roma soffocata da scandali e intrighi, il giovane Lucio Murena si trova a dover difendere sé stesso e l’amata madre dalla più pericolosa delle nemiche: Agrippina, che dopo aver fatto qualsiasi cosa per arrivare al trovo e assicurare la successione al figlio Nerone, non è certo disposta a cedere il vantaggio conquistato.

Anche se fra lei e il suoi progetti si dovessero frapporre l’imperatore Claudio e il suo amato figlio Britannico.

Una ricostruzione sanguinosa e veritiera della Roma imperiale, che se pecca un poco nella scrittura evoca con efficacia quei tempi di lussuria e intrighi con tavole magnifiche.

E ci mette il dubbio che, a distanza di duemila anni, ben poco sia cambiato.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione.

Cronache birmane

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Guy Delisle

Sempre al seguito della moglie Nadège, amministrativa di Medici Senza Frontiere, Guy Delisle si trasferisce per un anno in Myanmar, un tempo chiamata Birmania: è il 2007, Aung San Suu Kyi è ancora prigioniera in casa sua e il  Paese, oppresso da una povertà diffusa e feroce, è sotto una dittatura militare.

Ed è con la scollamento dalla realtà conosciuta che Delisle, adesso con un neonato al seguito, si scontra nella realtà quotidiana: i divieti surreali, la censura opprimente e spesso demenziale, la difficoltà a reperire beni comunissimi in occidente (pannolini e inchiostro di china) danno vita a un quaderno di tavole brevi, quasi appunti, che con acutezza e ironia dipinge la quotidianità di un Paese lontanissimo.

Forse meno incisivo delle successive Cronache di Gerusalemme, ma in ogni caso più che meritevole di lettura.

Monet

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Salva Rubio

Ninfee e papaveri: anche chi non sa niente di arte (o chi non ama gli Impressionisti, come il Maritozzo) ha davanti agli occhi Il campo di papaveri o lo stagno ricoperto di ninfee, dall’acqua sempre cangiante, che ha occupato gli ultimi anni della lunga, travagliata, produttiva esistenza di Monet.

E proprio partendo dalla sua vecchiaia l’autore ripercorre questa esistenza: la passione folle per la pittura, la vita familiare complicata, la povertà, la brama di riformare un modo di dipingere ormai stantio, di creare una nuova via: la via della luce.

E gli amici, i nemici, i colleghi, che si avvicendano sullo sfondo di una Parigi, di una Francia ricca di talenti quanto la Firenze del ‘400, la Roma del ‘500, l’Atene di Pericle, attizzando il fuoco di una fucina di idee che cambierà il mondo dell’arte.

Sostenuto da tavole bellissime, che riprendono con sottigliezza e intelligenza dipinti di Monet e di altri, questa graphic novel porta alla scoperta dell’uomo oltre il pittore: un uomo che non si è sempre comportato al meglio (sopratutto con quella santa donna della prima moglie), ma che ha creduto profondamente nella sua arte, e non si è lasciato distogliere dal suo sogno.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. 🙂