Archivi categoria: fumetti

Anya’s ghost

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Vera Brosgol

Anya è intelligente, irritabile, ribelle, sempre a dieta: farebbe di tutto per fondersi con i ragazzi della scuola, per far dimenticare le sue origini russe e l’essere sovrappeso, per integrarsi, per trovare amici.

Emily è amabile, socievole, amante della moda e dei ragazzi, e decisamente morta diverse decine di anni prima.

Una caduta in un pozzo, una falange – così piccola, così inoffensiva – e Anya si ritrova con un’amica fantasma: utile, astuta, ma forse un po’ troppo intrigante, forse un po’ troppo prepotente…

Ottima storia di adolescenti e integrazione, vira con eleganza verso l’horror – non solo quello di una storia di fantasmi, ma quello di un’amicizia malata e prevaricante.

The Wendy Project

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Melissa Jane Osborne & Veronica Fish

Una notte di primavera la macchina guidata da Wendy, sedici anni, vola nel lago.

Ne riemergono lei e il fratello John, mentre il piccolo Michael è sparito.

Ma Wendy lo sa, lo ha visto: un ragazzo vestito di verde lo ha portato via in volo, verso la seconda stella a destra.

Nessuno le dà retta, non i suoi genitori, non la psicologa che le chiede di parlare per immagini, affidandole un quaderno.

E nel fondersi di fantasia e realtà, verità e allucinazione, Wendy dovrà trovare la forza di andare avanti.

Delicata storia sul lutto e il senso di colpa tracciata attraverso tavole dai colori acquerellati riprende e sfrutta con originalità la figura di Peter Pan e i suoi comprimari, ricordandone il ruolo originale: colui che accompagna i bambini dopo la morte, perché non abbiano paura.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. 🙂

The circle

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Damon Clark & Alyzia Zherno

Nuova città nuova scuola, nuovi compagni: dopo la morte della madre Christian si trasferisce col padre, con l’intento di lasciarsi il dolore alle spalle e riprendere a vivere.

Ma le cose non vanno bene: preso di mira a scuola dai bulli d’ordinanza, si trova attirato in un gruppo di ragazzi ai margini che lo coinvolgono in un rituale spaventoso…

Horror classico che vanta nella veste grafica il suo principale motivo d’interesse, è per il resto privo sia di originalità che di approfondimento: tutti i personaggi sono veramente di carta, senza  motivazioni per le azioni, anche le più orrende, che compiono, e la trama è tremendamente affrettata.

Rimane il dubbio che, nonostante la scarsa originalità della trama, qualcosa di meglio sarebbe potuto nascere se l’autore si fosse preso una trentina di pagine in più, danno carne e sangue ai personaggi.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione.

I kill giants

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Joe Kelly & JM Ken Niimura

Barbara conosce i giganti.

Sa tutto di loro e della loro malvagità, dei loro piani per scatenare l’inferno sulla terra e distruggere la razza umana.

Ne conosce tipi e punti deboli, preferenze e abitudini: e sa di essere l’unica  a poterli combattere.

Come combatte ogni giorno con i mostri della vita quotidiana: quello innominabile che si annida al piano di sopra della sua villetta, quelli che circolano per la scuola e la deridono.

Sola. Finché…

I kill giants ha vinto tutto quello che si poteva vincere nel suo campo.

Per me, ha vinto ancora poco.

Una storia profondissima e struggente sulla vita, la morte, l’accettazione, la paura, l’amicizia. Sul coraggio di vivere, perché altrimenti si è già morti. Sulla necessità di combattere contro i propri mostri, ma sopratutto di conoscerli – e riconoscerli, perché la paura che ne abbiamo può mascherarli.

Un capolavoro.

CineMAH – Il buio in sala

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Leo Ortolani

Per citare la prefazione di Doc Manhattan, si può andare al cinema tranquilli: se anche il film farà schifo, sappiamo che Leo Ortolani ci regalerà una recensione  fenomenale.

Premessa: io sono una fan di antica (no, non vecchia – proprio antica) data dell’autore di Rat-Man, e adoro il suo blog.

In particolare, si sarà capito, le geniali recensioni che posta ogni tanto, e che siano di blockbuster o altro.

Sarà che mi ci ritrovo, che vi devo dire.

Quindi, più che coccolare la raccolta delle suddette recensioni, centellinandole prima  e rileggendole (con gli stessi isterici attacchi di risa volta dopo volta) non potevo fare – o meglio, posso solo consigliarla di cuore agli amanti del cinema (e del cinemah!).

Everafter vol. 1

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Dopo il glorioso, emozionante finale di Fables le cose sono profondamente cambiate nel mondo degli umani: le fiabe si sono ritirate, è vero, ma nuove ne nascono ogni giorno, e ogni giorno fioriscono streghe e stregoni: umani che sviluppano poteri magici delle specie più varie, innocui o meno innocui, gestibili o meno.

Una nuova realtà richiede nuovi strumenti per essere gestita – sopratutto se la fine del mondo conosciuto è una delle possibilità che si presentano quotidianamente o quasi in seguito ai suddetti mutamenti:  e allora intervengono gli Shadow Players, un gruppo di fiabe antiche e nuove e di umani, che si sono incaricati di prevenire, documentare,  eliminare le minacce magiche. A qualsiasi costo.

Una rutilante avventura, in cui magia e tecnologia si intrecciano a combattimenti e una sana dose di spionaggio che strizza consapevolmente l’occhio alla spia delle spie, James Bond.

Sebbene manchi della carica emotiva e della profondità delle serie principale, e abbia trovato francamente esagerata la nonchalanche con cui vengono amministrate morti orribili, sono 160 pagine di divertimento senza pensieri.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione.

Real friends

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Shannon Hale

Shannon Hale dichiara nella postfazione che non avrebbe mai pensato di scrivere un memoir: posso solo esser grata che l’abbia fatto, scavando nei ricordi dell’infanzia normale di una bambina speciale.

Piena di inventiva, amante delle parole, goffa, timida, soggetta a crisi d’ansia che contiene contando ossessivamente, disperatamente sola a casa e a scuola, Shannon affronta nel  corso delle elementari un percorso di consapevolezza nei confronti di sé stessa e del rapporto con gli altri.

Desiderosa di fare amicizie si scontra con le oscure, incomprensibili dinamiche della popolarità e dei gruppi, con la sopraffazione e la maldicenza fra ragazzine, con il bullismo e l’esclusione: anni dopo compone un ritratto stranamente doloroso della crudeltà dell’infanzia, in cui molti si possono ritrovare – i bambini particolari, sempre ai margini, assorbiti  e respinti a seconda della marea sociale, in un moto ondivago che li rende sempre più ansiosi, sempre meno sicuri di sé.

Infine, la crescita: che in parte si rivela scoprire i dolori e le ansie che altri nascondono, anche chi ci ha fatto male.

Accompagnato da illustrazioni brillanti e ricche di immaginazione, è il racconto semplice e sentito di una solitudine, che aiuta chi ci è passato – e chi ci sta passando – a capire che non è solo, e che i veri amici ci sono: vanno scoperti.

Diario del cattivo papà 1&2

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Guy Delisle

Un papà fumettista, distratto e anticonvenzionale, una mamma assente, risucchiata da un lavoro totalizzante, e i loro due bambini: sono i personaggi che popolano le tavole (e la vita quotidiana) di Guy Delisle, il papà in questione, che registra con stralunata ironia scherzi atroci, distrazioni, piccoli inganni, storie dell’orrore in una carrellata di scene tragicomiche che ritraggono la vita di una famiglia forse-normale.

Delizioso, da gustare pagina per pagina, e da annotare negli scherzi peggiori. XD

 

Our cats are more famous than us 1&2

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Yoko Ota & Ananth Hirsh

Quattro amici semplici, calorosi, ironici condividono un appartamento e le piccole cose della vita quotidiana.

Niente di eccezionale, se due di loro – Yoko e Ananth – non fossero dei fumettisti di talento, che registrano manie, incidenti, abitudini della quotidianità con umorismo, ritraendo una famiglia allargata affezionata e sincera.

Tavole che strappano sorrisi e scaldano il cuore, facendoti sentire parte del loro gruppo, pronto a una serata pizza-e-giochi-da-tavolo fra amici.

E poi, Yuko ama i draghi – c’è bisogno di dire altro? 😉

Un polpo alla gola

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Zerocalcare

Che cos’è quel peso sul petto, quel nodo che ci impedisce di respirare liberamente, quel bagaglio che ci sembra di portare sempre sulla schiena, come lo zaino di libri delle medie?

Può dari che sia il senso di colpe, un polpo gigantesco che ci soffoca.

Una cattiva azione mai scontata, un dolore inflitto, una vigliaccheria custodita per anni, che cresce con noi e non viene dimenticata: forse assimilata, appesantendoci giorno dopo giorno.

E’ questa la geniale immagine che mette in campo Zerocalcare nella storia che fin’ora ho amato di più: una storia di infanzia e crescita, delle piccole crudeltà che segnano noi e gli altri da bambini e di cui non riusciamo a liberarci, perché in un modo o nell’altro ci modellano, intrecciati in una storia compatta e coerente, sostenuta da tavole splendidamente disegnate e organizzare.

Se non l’avete letto – o se siete vissuti (beati voi!) fino a oggi in un atollo corallino della Micronesia, e non avete sentito parlare di Zerocalcare – correte ad accattarvelo: non vi deluderà.