Archivi categoria: fumetti

Cast no shadow

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Nick Tapalanski & Anissa Espinosa

Un ragazzo senza ombra, malinconico e isolato nonostante quella prorompente forza della natura che è la sua migliore amica, trova una fidanzata.
Una ragazza sensibile, dolce, divertente, un po’ d’altri tempi: perfetta, se non fosse che è un fantasma, legata alla dimora in cui abitava in vita, teatro di un tremendo omicidio.
Una delicatissima storia d’amore e amicizia (adoro Layla, l’inarrestabile migliore amica – che lui lo voglia o no – di Greg, il protagonista), di solitudine e crescita, illustrata con abilità e fantasia dal talento dii Anissa Espinosa.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^

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Pashmina

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Nidhi Chanani

Priyanka vorrebbe essere chiamata Pri, ma sua madre non vuole saperne.

Come non vuole raccontarle dell’India, da cui è partita prima che nascesse, ma ai cui costumi continua a esser fedele; e come non vuole raccontare a Priyanka di suo padre.

Pri non vuole essere indiana, vorrebbe integrarsi completamente a scuola; ma la febbre di conoscenza cresce, e il desiderio di scoprire la verità sul passato di sua madre e di un Paese che sembra uscito dalle fiabe la divora.

Finché non indossa lo scialle della madre, e viene trasportata in un’India di sogno. troppo bella per esser vera…

Una piacevole storia d’adolescenza e di ricerca della  propria identità, in cui però rimane tutto estremamente superficiale; i personaggi sono davvero solo di carta, la vicenda è forse troppo semplice (o semplicistica) e tutti gli spunti che si sarebbero potuti sviluppare (le difficoltà di un rapporto madre-figlia, il passato doloroso, la diversità culturale, la ricerca di indipendenza e identità non solo della protagonista, ma anche delle donne intorno a lei) rimangono appena sbozzati.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^

Marco Polo

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Marco Tabilio

Nel 1271 Marco ha diciassette anni, e vive al crocevia fra Oriente e Occidente: il porto di Venezia risuona di lingue e profumi esotici, e ogni giorno merci raffinate e strane arrivano da tutto il mondo, riempendogli occhi e cuore di desiderio.

Non desiderio di ricchezze, ma di orizzonti sconosciuti.

E quando il padre Niccolò riparte per la corte di Kublai Khan, signore dello sterminato impero mongolo, per Marco inizia l’avventura di tutta la vita: percorsa la via della seta, diventa uomo di fiducia del Khan, e per decenni ne è gli occhi e le orecchie nel suo impero, ambasciatore e consigliere.

Anni dopo, in prigione a Genova, racconta le sue avventure: nasce così Il Milione.

E così nasce anche questa bellissima biografia di Marco Polo, lussureggiante di sogni e immagini, precisa e insieme evocativa di un mondo lontano, barbaro e splendido.

Un autore da tenere d’occhio, Marco Tabilio: a una solida sceneggiatura unisce infatti un tratto personale e variato, adattabile e suggestivo insieme.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. 🙂

Red Team vol. 2: Double tap, centre mass

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Garth Ennis & Craig Cermak

L’amato Maritozzo, da decenni esploratore della migliore produzione fumettistica americana, legge e recensisce il secondo volume di Red team. ^^

Take a few, selected, highly-trained, well-intentioned people. Assign the responsibility to protect the sheep and to hunt down the wolves. We are talking about super-heroes, don’t we? Or, since we story involves cops and drug dealers, we are talking about heroes, don’t we?

No. We are talking about men and women. And men and women sometimes fail.

Once there was Red Team: for people put in charge with dealing with the worst-of-the-worst among criminals. They did their job. And they gave themselves a mission, and went over the edge. Because justice requires rules, like it or not.

Now only two of Red Team members remain, a man and a women, now workings as ordinary cops. But let Fate drop into their hands the lead to another big drug operation and another villain who must be stopped to make the world a better place… what then? I won’t spoil you any surprise, but let me say this: the greatness of Ennis is to let his characters make their own minds, and their own mistakes, in the light of past lessons and in the shadows of their own weaknesses. And since we are talking about people and not guys flying around in spandex, our cops have families and relationships and sometimes they develop feelings which can jeopardize what little peace they can find at home.

Another central theme is death in the line of duty. The event is not played out as Shakesperian drama, neither with the callousness of certain procedurals in which bodies are just the fuel to drag on the show. Ennis’s characters fear for their own life just as any ordinary human being would. Their job – a demanding, never-ending one – has gifted them with the ability to immediately and precisely weight the danger level of any situation: and more than a few times, they know that nothing can save them. There are those gifted with the braveness to go on their way despite of this, and those who have traced the line never to be stepped over. What they all have in common is the knowledge that death is not glorious, it just sucks and it is ultimately inevitable.

I have been following Ennis’s work through the years since his run on Hellblazer. I am familial both with his <<as crazy as I can be>> stories and with his <<as grim as I can be>> stories. Through the years he managed to write about a Preacher on a quest to literally meet God and he showed he could re-invent the Punisher after decades of stale continuity.

I noticed an evolution in his writing and how he depicts his characters. It looks to me that Mr Ennis is more and more bored by the exceptional and the uncanny and attracted to what all human beings – as unique as we would like to be – share in common.

Is it grim? Is it funny? One way or the other, Ennis we will find a way to make it into a good story.

Ringrazio l’editore per avermi/gli/ci concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. 😉

Anya’s ghost

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Vera Brosgol

Anya è intelligente, irritabile, ribelle, sempre a dieta: farebbe di tutto per fondersi con i ragazzi della scuola, per far dimenticare le sue origini russe e l’essere sovrappeso, per integrarsi, per trovare amici.

Emily è amabile, socievole, amante della moda e dei ragazzi, e decisamente morta diverse decine di anni prima.

Una caduta in un pozzo, una falange – così piccola, così inoffensiva – e Anya si ritrova con un’amica fantasma: utile, astuta, ma forse un po’ troppo intrigante, forse un po’ troppo prepotente…

Ottima storia di adolescenti e integrazione, vira con eleganza verso l’horror – non solo quello di una storia di fantasmi, ma quello di un’amicizia malata e prevaricante.

The Wendy Project

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Melissa Jane Osborne & Veronica Fish

Una notte di primavera la macchina guidata da Wendy, sedici anni, vola nel lago.

Ne riemergono lei e il fratello John, mentre il piccolo Michael è sparito.

Ma Wendy lo sa, lo ha visto: un ragazzo vestito di verde lo ha portato via in volo, verso la seconda stella a destra.

Nessuno le dà retta, non i suoi genitori, non la psicologa che le chiede di parlare per immagini, affidandole un quaderno.

E nel fondersi di fantasia e realtà, verità e allucinazione, Wendy dovrà trovare la forza di andare avanti.

Delicata storia sul lutto e il senso di colpa tracciata attraverso tavole dai colori acquerellati riprende e sfrutta con originalità la figura di Peter Pan e i suoi comprimari, ricordandone il ruolo originale: colui che accompagna i bambini dopo la morte, perché non abbiano paura.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. 🙂

The circle

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Damon Clark & Alyzia Zherno

Nuova città nuova scuola, nuovi compagni: dopo la morte della madre Christian si trasferisce col padre, con l’intento di lasciarsi il dolore alle spalle e riprendere a vivere.

Ma le cose non vanno bene: preso di mira a scuola dai bulli d’ordinanza, si trova attirato in un gruppo di ragazzi ai margini che lo coinvolgono in un rituale spaventoso…

Horror classico che vanta nella veste grafica il suo principale motivo d’interesse, è per il resto privo sia di originalità che di approfondimento: tutti i personaggi sono veramente di carta, senza  motivazioni per le azioni, anche le più orrende, che compiono, e la trama è tremendamente affrettata.

Rimane il dubbio che, nonostante la scarsa originalità della trama, qualcosa di meglio sarebbe potuto nascere se l’autore si fosse preso una trentina di pagine in più, danno carne e sangue ai personaggi.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione.

I kill giants

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Joe Kelly & JM Ken Niimura

Barbara conosce i giganti.

Sa tutto di loro e della loro malvagità, dei loro piani per scatenare l’inferno sulla terra e distruggere la razza umana.

Ne conosce tipi e punti deboli, preferenze e abitudini: e sa di essere l’unica  a poterli combattere.

Come combatte ogni giorno con i mostri della vita quotidiana: quello innominabile che si annida al piano di sopra della sua villetta, quelli che circolano per la scuola e la deridono.

Sola. Finché…

I kill giants ha vinto tutto quello che si poteva vincere nel suo campo.

Per me, ha vinto ancora poco.

Una storia profondissima e struggente sulla vita, la morte, l’accettazione, la paura, l’amicizia. Sul coraggio di vivere, perché altrimenti si è già morti. Sulla necessità di combattere contro i propri mostri, ma sopratutto di conoscerli – e riconoscerli, perché la paura che ne abbiamo può mascherarli.

Un capolavoro.

CineMAH – Il buio in sala

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Leo Ortolani

Per citare la prefazione di Doc Manhattan, si può andare al cinema tranquilli: se anche il film farà schifo, sappiamo che Leo Ortolani ci regalerà una recensione  fenomenale.

Premessa: io sono una fan di antica (no, non vecchia – proprio antica) data dell’autore di Rat-Man, e adoro il suo blog.

In particolare, si sarà capito, le geniali recensioni che posta ogni tanto, e che siano di blockbuster o altro.

Sarà che mi ci ritrovo, che vi devo dire.

Quindi, più che coccolare la raccolta delle suddette recensioni, centellinandole prima  e rileggendole (con gli stessi isterici attacchi di risa volta dopo volta) non potevo fare – o meglio, posso solo consigliarla di cuore agli amanti del cinema (e del cinemah!).

Everafter vol. 1

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Dopo il glorioso, emozionante finale di Fables le cose sono profondamente cambiate nel mondo degli umani: le fiabe si sono ritirate, è vero, ma nuove ne nascono ogni giorno, e ogni giorno fioriscono streghe e stregoni: umani che sviluppano poteri magici delle specie più varie, innocui o meno innocui, gestibili o meno.

Una nuova realtà richiede nuovi strumenti per essere gestita – sopratutto se la fine del mondo conosciuto è una delle possibilità che si presentano quotidianamente o quasi in seguito ai suddetti mutamenti:  e allora intervengono gli Shadow Players, un gruppo di fiabe antiche e nuove e di umani, che si sono incaricati di prevenire, documentare,  eliminare le minacce magiche. A qualsiasi costo.

Una rutilante avventura, in cui magia e tecnologia si intrecciano a combattimenti e una sana dose di spionaggio che strizza consapevolmente l’occhio alla spia delle spie, James Bond.

Sebbene manchi della carica emotiva e della profondità delle serie principale, e abbia trovato francamente esagerata la nonchalanche con cui vengono amministrate morti orribili, sono 160 pagine di divertimento senza pensieri.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione.