Archivi categoria: fumetti

Dimentica il mio nome

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Zerocalcare

Nella sua opera forse più sentita e complessa Zerocalcare si mette a nudo, rendendo omaggio a una nonna che per lui ha rappresentato il mondo: mostrandone la generosità, il lento declino, il dolore lasciato dalla sua morte, e intanto intrecciano il racconto (fantastico o meno) dell’avventurosa giovinezza della nonna stessa, in giro per l’Europa, a cavallo della guerra.

Ma non è la trama che conta, per me: è il ricordo presentato col cuore in mano, la rappresentazione sincera e malinconica di un affetto che lo ha formato, sostenuto, reso quello che è, e che nell’assenza del corpo non può venire a mancare.

Sarà che mi ci sono trovata molto, e che a ogni pagina rivedevo la mia, di nonna, ma Dimentica il mio nome mi ha commosso infinitamente, ben al di là del riconoscimento di una qualità di narrazione disegno sempre più matura ed efficace, che pure è innegabile.

Un richiamo al cuore, oltre che alla mente.

Consigliatissimo.

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Murena

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Jean Dufaux

In una Roma soffocata da scandali e intrighi, il giovane Lucio Murena si trova a dover difendere sé stesso e l’amata madre dalla più pericolosa delle nemiche: Agrippina, che dopo aver fatto qualsiasi cosa per arrivare al trovo e assicurare la successione al figlio Nerone, non è certo disposta a cedere il vantaggio conquistato.

Anche se fra lei e il suoi progetti si dovessero frapporre l’imperatore Claudio e il suo amato figlio Britannico.

Una ricostruzione sanguinosa e veritiera della Roma imperiale, che se pecca un poco nella scrittura evoca con efficacia quei tempi di lussuria e intrighi con tavole magnifiche.

E ci mette il dubbio che, a distanza di duemila anni, ben poco sia cambiato.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione.

Cronache birmane

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Guy Delisle

Sempre al seguito della moglie Nadège, amministrativa di Medici Senza Frontiere, Guy Delisle si trasferisce per un anno in Myanmar, un tempo chiamata Birmania: è il 2007, Aung San Suu Kyi è ancora prigioniera in casa sua e il  Paese, oppresso da una povertà diffusa e feroce, è sotto una dittatura militare.

Ed è con la scollamento dalla realtà conosciuta che Delisle, adesso con un neonato al seguito, si scontra nella realtà quotidiana: i divieti surreali, la censura opprimente e spesso demenziale, la difficoltà a reperire beni comunissimi in occidente (pannolini e inchiostro di china) danno vita a un quaderno di tavole brevi, quasi appunti, che con acutezza e ironia dipinge la quotidianità di un Paese lontanissimo.

Forse meno incisivo delle successive Cronache di Gerusalemme, ma in ogni caso più che meritevole di lettura.

Monet

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Salva Rubio

Ninfee e papaveri: anche chi non sa niente di arte (o chi non ama gli Impressionisti, come il Maritozzo) ha davanti agli occhi Il campo di papaveri o lo stagno ricoperto di ninfee, dall’acqua sempre cangiante, che ha occupato gli ultimi anni della lunga, travagliata, produttiva esistenza di Monet.

E proprio partendo dalla sua vecchiaia l’autore ripercorre questa esistenza: la passione folle per la pittura, la vita familiare complicata, la povertà, la brama di riformare un modo di dipingere ormai stantio, di creare una nuova via: la via della luce.

E gli amici, i nemici, i colleghi, che si avvicendano sullo sfondo di una Parigi, di una Francia ricca di talenti quanto la Firenze del ‘400, la Roma del ‘500, l’Atene di Pericle, attizzando il fuoco di una fucina di idee che cambierà il mondo dell’arte.

Sostenuto da tavole bellissime, che riprendono con sottigliezza e intelligenza dipinti di Monet e di altri, questa graphic novel porta alla scoperta dell’uomo oltre il pittore: un uomo che non si è sempre comportato al meglio (sopratutto con quella santa donna della prima moglie), ma che ha creduto profondamente nella sua arte, e non si è lasciato distogliere dal suo sogno.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. 🙂

Dodici

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Zerocalcare

Un uomo si risveglia in ospedale.

Non c’è nessuno in giro, non ricorda cosa è successo, non sa quanto è rimasto privo di sensi.

E quando esce per strada, scopre che il mondo che conosceva non è più: zombi vagano per le vie della sua amata città, terrorizzando coloro che non sono stati contagiati.

Solo un gruppo di coraggiosi si arma per combatterli – e sopravvivere.

..

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No, non è la trama di The walking dead. XD

O, meglio, non è solo la trama di The walking dead, ma anche quella di Dodici di Zerocalcare, che da fan sfegatato della serie la riprende, rendendole omaggio nel trasportare la fine del mondo a Rebibbia, e mettendo in scena uno scalcagnato gruppo di combattenti composto da lui stesso (accompagnato dal fedele Armadillo) e dai suoi amici di sempre, Secco e Cinghiale – senza che l’Apocalisse scalfisca la corazza di nevrosi, piccole follie e abitudini che tutti loro si portano dietro  nel quotidiano, e che costituiscono la vera trama dei fumetti dell’autore.

Purtroppo, nonostante le tavole sempre curatissime e i sorrisi che riesce a strappare, Dodici risulta la sua opera più debole: non c’è elaborazione dei personaggi né della vicenda, e non basta lo straniante espediente di trasportare tutto a Rebibbia per salvare la narrazione.

Comunque piacevole da leggere, non è certo la graphic novel che consiglierei per iniziare a conoscere Zerocalcare; non rende la profondità di riflessione, analisi e sentimento di cui si è dimostrato capace in altre occasioni.

The wild storm vol. 1

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Warren Ellis

Questo il parere del Maritozzo sull’ultima fatica di Warren Ellis. ^^

Sono un lettore appassionato di Warren Ellis, su cui però negli anni mi sono formato questa opinione: aldilà dell’indubbia professionalità, è uno scrittore che ha moltissimo da dire su alcune tematiche (in primis il futurismo nelle sue più varie declinazioni), ma che risulta poco flessibile quando non gioca sul suo terreno.

In questo caso, è l’operazione in sé a essere inevitabilmente rischiosa: affrontare in maniera aggiornata e credibile un universo narrativo che porta addosso l’odore incancellabile degli anni ’90. E questo, per i lettori di comics della mia generazione, è tutto meno che positivo: gli anni ’90 sono stati sì l’epoca della liberazione degli autori verso le clausole vessatorie delle case editrici maggiori, ma anche quelle in cui si è barattata la credibilità delle storie e lo sviluppo dei personaggi con tanta violenza ipercinetica, fucili mitragliatori più grossi di Terminator, capigliature improbabili e, non scordiamocelo, tasche-tasche-tasche-tantissime-inutili-tasche! (Ogni riferimento a Liefeld è naturalmente casuale…).

Ma torniamo a noi. Warren Ellis sa scrivere? Cacchio, sì, molto bene. Ha le idee chiare su cosa vuole raccontare? Check anche su questa casella, e anzi le appendici mettono bene in chiaro che la sceneggiatura è stata preceduta da un buon lavoro di riflessione sugli elementi-chiavi dell’universo narrativo da ri-raccontare. E allora cos’è che francamente non mi ha convinto? Mah, forse il fatto che da un lato si basi su presupposti inesorabilmente fragili, dall’altro che la trama si caratterizzi fin dall’inizio come un preludio a The Authority. E non perché Warren Ellis voglia essere auto-celebrativo, ma proprio perché The Authority era in un certo senso l’unico modo di redimere quel genere di personaggi e situazioni.

L’aspetto grafico è invece di primissima qualità ed è evidente la sintonia sceneggiatore/disegnatore, soprattutto nell’ottica del tecnofoticismo.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^

Cici’s journal

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Joris Chamberlain & Aurelie Neyret

Cici vuole diventare una scrittrice, e sa bene che per realizzare il suo sogno è necessario moltissimo lavoro – scrivere, scrivere, scrivere e studiare le persone, scoprire le loro storie e imparare chi si cela sotto il viso di ogni giorno.

E così le sue giornate sono piene di corse in bicicletta, chiacchiere con le sue amiche, appunti nel suo diario e… un mistero da risolvere: dove va lo strano vecchio che ogni fine settimana esce dal bosco con secchi di vernice vuoti?

Nonostante la sua fervente immaginazione Cici non riesce a capire – quindi, non resta che lanciarsi in un’investigazione con tutti i crismi, che porterà alla scoperta di un luogo veramente magico.

Deliziosa graphic novel intermezzata dalle pagine fitte di foto, macchie, appunti e disegni del diario di Cici, ha testi accessibili ma brillanti, personaggi a cui ci si affeziona senza neanche accorgersene e tavole assolutamente meravigliose.

Un gioiellino!

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^

Anne of Green Gables

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Mariah Marsden & Brenna Thummler

Anna è una delle ragazzine che mi scaldano il cuore: le sue avventure mi accompagnano ancora nei momenti in cui sono giù, regalandomi un sorriso nei momenti in cui ne ho più bisogno.

E proprio per questo dovrei tenermi lontana da qualsiasi adattamento (vero, Netflix? >.<), e proprio per questo regolarmente non ci riesco.

Questa graphic novel si è rivelata piacevole: le tavole hanno un tratto particolare che si adatta bene alla vicenda, sopratutto nei bellissimi colori acquerellati in cui spiccano i capelli rossi di Anne.

Ma, come spesso accade, non si è sfruttato quanto sarebbe stato possibile il testo originale: le didascalie si sarebbero potute trarre tranquillamente dal romanzo, mantenendo il tocco ironico e leggero che lo caratterizza.

Gradevole, nel complesso, ma non imperdibile se non per un vero appassionato.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. 🙂

Cast no shadow

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Nick Tapalanski & Anissa Espinosa

Un ragazzo senza ombra, malinconico e isolato nonostante quella prorompente forza della natura che è la sua migliore amica, trova una fidanzata.
Una ragazza sensibile, dolce, divertente, un po’ d’altri tempi: perfetta, se non fosse che è un fantasma, legata alla dimora in cui abitava in vita, teatro di un tremendo omicidio.
Una delicatissima storia d’amore e amicizia (adoro Layla, l’inarrestabile migliore amica – che lui lo voglia o no – di Greg, il protagonista), di solitudine e crescita, illustrata con abilità e fantasia dal talento dii Anissa Espinosa.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^

Pashmina

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Nidhi Chanani

Priyanka vorrebbe essere chiamata Pri, ma sua madre non vuole saperne.

Come non vuole raccontarle dell’India, da cui è partita prima che nascesse, ma ai cui costumi continua a esser fedele; e come non vuole raccontare a Priyanka di suo padre.

Pri non vuole essere indiana, vorrebbe integrarsi completamente a scuola; ma la febbre di conoscenza cresce, e il desiderio di scoprire la verità sul passato di sua madre e di un Paese che sembra uscito dalle fiabe la divora.

Finché non indossa lo scialle della madre, e viene trasportata in un’India di sogno. troppo bella per esser vera…

Una piacevole storia d’adolescenza e di ricerca della  propria identità, in cui però rimane tutto estremamente superficiale; i personaggi sono davvero solo di carta, la vicenda è forse troppo semplice (o semplicistica) e tutti gli spunti che si sarebbero potuti sviluppare (le difficoltà di un rapporto madre-figlia, il passato doloroso, la diversità culturale, la ricerca di indipendenza e identità non solo della protagonista, ma anche delle donne intorno a lei) rimangono appena sbozzati.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^