Archivi categoria: avventura

Il libro della giungla

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Rudyard Kipling

Mowgli il ranocchio; il saggio e pigro Baloo; Akela, il capo dei lupi; Bagheera, nera come la notte.

E poi scimmie, bufali, manguste, elefanti, serpenti grandi e piccoli, velenosi e non; uccelli rapaci e sciacalli – tutte le creature della giungla sfilano in questa superba raccolta, in pare avventure di Mowgli, cucciolo d’uomo adottato dai lupi, in parte avventure grandiose di altri animali.

Un classico, e non a caso: l’avevo letto ragazzina, ma se avessi ricordato anche solo vagamente la meraviglia di personaggi e ambientazioni, l’ironia sottile, la fervida immaginazione, il lussureggiare della lingua l’avrei ripreso in mano molto prima.

E la meravigliosa lettura di Giuseppe Cederna, disponibile gratuitamente su Adaltavoce.it, è un ulteriore motivo per inoltrarsi nelle profondità misteriose della giungla.

Sulle ali della libertà

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Silvana De Mari

Genova, 1453.

Isabella viene promessa a quattordici anni a un uomo che non conosce, da raggiungere su un’isola aspra e selvaggia: la Corsica. Si imbarca con lei Gertrude, cameriera e confidente, e con lei viene catturata da un gruppo di scalcinati pirati.

Inizia così un lungo viaggio per i porti del Mediterraneo, in cui le ragazze impareranno il coraggio e la compassione.

Se vi sembra di aver già sentito quest’ultima frase è perché riassume tutti gli ultimi romanzi di Silvana De Mari, da Gli ultimi incantesimi in poi; sebbene lo stile sia sempre apprezzabile, pur con qualche trascuratezza,  e l’ambientazione vivace e interessante, gli ingredienti della minestra sono sempre gli stessi, compresa la prevedibilità dei personaggi secondari. Non ha aiutato, almeno per me, l’improbabilità di alcuni dettagli, dal marinaio monco al pirata ingenuo all’ammmore a prima vista, e la voce narrante francamente irritante dell’insopportabile, devota, predicante protagonista.

The night parade

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Kathryn Tanquary

Saki ha tredici anni, e per la festa di Obon sta venendo deportata nel villaggio d’origine di suo padre: niente centri commerciali, niente ricezione del telefono, niente di niente da fare se non assistere a noiose cerimonie  in onore degli antenati e venir sfruttata per aiutare l’anziana, fragile nonna. in più, quest’anno non ci sarà il nonno, prete del locale tempio, ad accoglierla e portarla in giro con sé: il nonno se ne è andato, e con lui la magia del villaggio.

O così crede Saki, finché una notte, dissacrando per sfida il cimitero locale, non viene trasportata di peso nel mondo degli spiriti, e scopre di avere solo tre notti per infrangere la maledizione di morte che le è cascata sulla testa.

Tre notti in cui avrà a che fare con tutti i demoni, i mostri e i personaggi fiabeschi della mitologia giapponese, e in cui scoprirà di avere la forza di opporsi ai bulli in questo mondo e nell’altro, e il vero valore delle cose.

The night parade è un incanto: solitamente diffido dei romanzi ambientati in Giappone e scritti da occidentali, ma leggendolo mi sono sentita trasportata di peso (come Saki 😉 ) all’interno de La città incantata di Miyazaki, o nella bellissima parte finale di Pom poko di Takahata, o in alcuni episodi di Ushio & Tora (di cui hanno realizzato fresco fresco un bellissimo anime – sapevatelo!), uno dei miei manga preferiti (e il motivo per cui conosco la geografia del nord del Giappone XD).

Volpi, tengu e kappa, tanuki e orchi, spiriti dal lungo collo e funzionari a forma di rana si susseguono in un vortice, accompagnando Saki alla scoperta di se stessa, in quello che è molto più di un viaggio nel mondo degli spiriti: è un percorso di crescita e conoscenza, di maturazione e empatia. A suo modo, di purificazione.

Solo una nota: sarebbe stato il caso, a fine volume, fornire un piccolo dizionario dei mostri e delle loro caratteristiche; al di fuori del Giappone non sono molto conosciuti, e sebbene per i principali vengano date descrizioni adeguate, una soluzione del genere avrebbe arricchito un romanzo già delizioso, spalancando la porta per il lettore verso nuove scoperte.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. 🙂

Sisters red

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Jackson Pearce

 

Georgia, sette anni fa. Un uomo affascinante si avvicina a due belle ragazzine vestite di rosso, che vivono in un cottage nella foresta con la nonna.
E sbrana la nonna prima di attaccare le bambine.

Oggi, Scarlett e Rosie sono due cacciatrici: conoscono il segreto dei Fenris, licantropi che perdono la loro anima umana e mutano in lupi, cacciando poi belle ragazza per sbranarle.
Scarlett è sfregiata dalle cicatrici del suo primo scontro con un Fenris, cicatrici nel corpo e nello spirito: l’unico amore, l’unica passione è la caccia. Ha imparato a attirare i lupi, adescarli, ucciderli, vendicando la morte della nonna e il suo stesso dolore.
Rosie deve la vita alla sorella, ma sebbene il suo cuore batta all’unisono con quello di Scarlett, sogna una vita diversa: una vita normale, da ragazza normale, che viaggia e ama.
Silas è il compagno di caccia di Scarlett, e conosce Rosie da sempre: perché allora quando si rivedono dopo un anno, tutto sembra diverso, e l’aria fra di loro diventa elettrica?
Proprio mentre i lupi iniziano a radunarsi in vista di un evento raro e importante, e Scarlett vuole approfittarne per cacciare, cacciare, cacciare…

Sono affascinata: questo romanzo è un disastro su tutti i fronti. Leggerlo è stata una penitenza delle peggiori, visto che pagine fragranti di storie scrtte molto meglio e decisamente più interessanti mi occhieggiavano dallo scaffale.

Stilisticamente sciatto, ambientazioni non pervenute né dal punto di vista geografico né da quello temporale (cerco ancora di capire che fine abbiano fatto internet e cellulari, visto che dovrebbe essere ambientato al giorno d’oggi), crateri nella trama, cattivi che sembrano Trudini da come vengono sconfitti al volo (ma cattivi cattivissimi, e tanti che sembrano “spuntare dalle fottute pareti”, per citare Tanabrus), personaggi di una piattezza che ricorda i campi di mais in Kentucky, e come tocco di classe una storia d’amore di sincera, imbarazzante semplicità. Nel senso di “stupidità”, non di “pulizia”.
Ci sarebbe altro, molto altro, ma ho già scritto in abbondanza durante il gruppo di lettura, e francamente Sisters red non è un romanzo che si meriti la fatica di rielaborare tutte le osservazioni che ho fatto per svergognarlo anche qua nel dettaglio.
Basti sapere che l’avrei piantato in asso a pagina quaranta, a dir tanto, se non fosse stato per YA e dintorni.

…e l’ho proposto io, mannaggia a me!

Mary Tempesta

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Alain Surget

Una ragazza come protagonista, un travestimento da uomo che la accompagna da quando ha sei anni e deve impersonare il fratellino morto, campi di battaglia, navi corsare, battaglie, duelli, tesori. Una vita vissuta alla ricerca dell’avventura, sotto un’identità che nega quella con cui è nata e che a sua volta ne è negata, in continuo conflitto, alla ricerca di un modo di vivere che non la spezzi in due.
Ma, nonostante il tema e il bellissimo inizio, non mi è piaciuto: i personaggi sono di carta velina, intercambiabili (inclusa la protagonista), dalle psicologie superficiali ed elementari. E tutta una serie di caratteristiche di Mary (la tendenza all'autolesionismo, per dire) vengono appena accennati, mentre i dialoghi fra le sue due identità sono di una banalità imbarazzante. Trascurata anche l'ambientazione storica: se non ci fossero state le date non avrei saputo se era il '700, il '500 o un qualsiasi altro secolo dotato di armi da fuoco e navi corsare. Pirate di Celia Rees è di ben altra pasta, sebbene sia una storia completamente inventata invece che appassionante storia vera, come quella di Mary Reed.
 
Ultima nota, che ritengo comunque importante – visto soprattutto che si ripete in tutti i romanzi Rizzoli su cui ho ultimamente messo le mani: il testo è pieno di errori anche gravissimi: in Mary Tempesta, in particolare, ho perso il conto del numero di “e” congiunzioni sostituite alle “è” verbo, e viceversa. Per me è un peccato mortale.

Figlio della fortuna

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Anne-Laure Bondoux

Galia Bohéme:  narratrice e avventuriera, madre in prestito e viaggiatrice, depositaria di storie meravigliose e vere sulla nascita di Kumail: solo lei sa che il ragazzino in realtà si chiama Blaise, Blaise Fortune, e che la sua fortuna  sta in una madre francese e nel suo passaporto – garanzia di un futuro migliore, un futuro francese, lontano dalle insidie del Caucaso in fiamme degli anni Novanta.
Galia che ride, racconta, lotta; rimbrotta e consola; insegna a vivere; progetta. E garantisce affetto e calore a un ragazzino perso in un mondo incomprensibile, ne mantiene limpido lo sguardo e puro e saldo il cuore.
 
Aspettavo da tempo di leggere qualcosa di Anne-Laure Bondoux, ma devo ammettere che sono rimasta delusa da Figlio della fortuna: una scrittura molto piana, completamente prima di scatti e impennate; personaggi che mi hanno coinvolto poco, nonostante le potenzialità di Galia e un ricco cast di comprimari; un’ambientazione superficiale, che poco rende della complessità del Caucaso allora e adesso (anche se Galia avverte “Non cercare di comprendere il Caucaso”).
 
Mi aspettavo troppo? E’ possibile, dopo i commenti letti in rete su questo e sugli altri romanzi della Bondoux; le darò un’altra possibilità? Di sicuro, soprattutto se dovesse capitarmi per le mani Le lacrime dell’assassino. Ma non mi affannerò nella ricerca, purtroppo. E dico purtroppo perché la frenesia di metter le mani su altri romanzi di un autore di cui ho letto qualcosa è segno, per me, di un obiettivo raggiunto: il piacere di leggere.

Trappola sul Fiume Mare

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Eva Ibbotson

Maia sognava da tempo una famiglia: da quando la sua splendida mamme e il suo papà sono rimasti vittime di un incidente lasciandola sola, Maia ha vissuto nel dolore della loro assenza e nella speranza che qualche parente ancora ingnoto la prendesse con sé: l’affetto che riceve nel collegio è infatti tanto, ma non paragonabile all’amore da cui era circondata un tempo.
Per questo le sembra di esser precipitata in un sogno quando scopre che un cugino del padre, la moglie e le  due graziose figliolette sono stati rintracciati nella lussureggiante Amazzonia e sono lieti d accoglierla con sé e nonostante il timore che un viaggio così lungo e la sua rigida, occhialuta nuova governante le incutono si lancia in quello che sarà ben più di un viaggio dall’altra parte del mondo: sarà un viaggio alla scoperta dei propri limiti e desideri, e del fatto che una famiglia la si costruisce col cuore e le esperienze comuni ben più che con i legami di sangue.
 
Puro, purissimo feuilleton per ragazzi Trappola sul Fiume Mare riporta sulla pagina moltissimi dei temi cari a Eva Ibbotson: la natura, pericolosa e affascinante;  le culture altre; la musica;  l’amicizia vera, fondata sulle affinità e sulle differenze insieme.
Delizioso, sebbene preferisca atmosfere più europee.
 
…e unica nota stonatissima la copertina: non avessi saputo chi era l’autrice, non l’avrei toccato nemmeno con un bastone. Tremenda!

Angel

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L. A. Weatherly

Se questo è il PAradiso, DATEMI L'INFERNO.

Una madre persa nel suo mondo, una zia che le ospita mugugnando, la fama di stramba e la capacità di vedere i futuri possibili della gente tenendone la mano: questa è Willow, sedici anni e moltissima tristezza nel cuore.
 
Niente padre, niente madre, niente fratello, tutti persi nella battaglia che è stato addestrato a combattere; una preparazione militare, la capacità di vedere le aure della gente, una mira impeccabile. E la consapevolezza che gli angeli sono tra noi, si nutrono di noi, e che si possono – devono – uccidere. Questo è Alex, diciassette anni e una vita passata cacciando esseri di luce.
 
Perché l’unico angelo buono è un angelo morto.
Ma come reagire se si scopre che l’incantevole ragazzina che ti hanno ordinato di assassinare è un semiangelo che non immagina do esserlo, e potrebbe essere la chiave di volta della sconfitta degli esseri alati?
 
Un paranormal romance incalzante, dal ritmo rapido e dallo svolgimento concitato: fughe e attacchi intervallati solo dai batticuori dei due protagonisti, che trovano sollievo nell’amore l’uno per l’altro alle rispettive, profondissime solitudini.
 
Molto bella l'idea di angeli predatori, intenzionati a conquistare un mondo ricco di bestiame cui attingere, e ottima la resa dei personaggi di contorno, soprattutto la famiglia di Willow (splendida la madre, realistica la zia) e Nina, la sua amica del cuore; e di Beth, la chiave di volta, il motivo scatenate: la ragazza perfetta imprigionata nella sua perfezione.
 
Troppo romantico per i miei gusti, ma fa passare piacevolissimamente un paio di serate, e lascia con la curiosità di saperne di più, e di mettere il naso ancora un po’ nelle angeliche macchinazioni.

Superspy

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Matt Kindt

Strana e affascinante graphic novel, racconta in brevissimi sketch le vite – e le morti – di spie impegnate su vari fronti durante la seconda Guerra Mondiale.
Particolarissima la costruzione e la sceneggiatura: squarci spettacolari, con una frammnetazione narrativa che solo alla fine, lentamente, si risompone creando con abilità notevole un quadro comune: le tessere di un mosaico che, infine, mostrano una storia unitaria – e insiemele decine di sigoli drammi, vite, eventi che l’hanno composta.

Davvero notevole.

Il signore delle mosche

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William Golding 

Un'isola dispersa nel nulla. Un aereoplano che precipita. Un gruppo di ragazzi di ogni età.

Cosa si è disposti a fare per sopravvivere? E, soprattutto: è vero che i bambini sono sempre, intrisecamente, innocenti?

Da leggere, a mio parere, senza se e senza ma. Un libro duro e terrificante, illuminante nella costruzione di una società nuova e distorta, ben lontana dai topoi sia del buon selvaggio che dell'innata bontà infantile. Un libro per cui si deve essere pronti, comunque: importante nello stile, sottile e inquietante nello svolgimento delle tematiche.