Archivi categoria: contemporary

Macerie prime

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Zerocalcare

Zerocalcare è diventato adulto, è diventato famoso, guadagna bene.

E con la fama, l’esposizione sui social, il benessere sono arrivate nuove sfide: sfide che lo portano lontano, a confrontarsi con le proprie ansie, con quello che è sempre stato, con quello che vuole diventare: con il cambiamento.

Con gli amici di sempre, intrappolati in un’esistenza immutata e immutabile (Secco e Deprecabile), o che lottano per cambiare una vita precaria, insoddisfacente, dolorosa, che azzoppa i desideri di indipendenza di un’intera generazione con la mancanza di prospettive, denaro, lavoro (Katia, Sarah).

Il peso del passato, la lotta per il futuro, la paura di non riconoscersi, il non riconoscere gli amici di sempre, il baratro fra chi vivacchia, non per desiderio, e chi ha successo: è un volume amaro e talvolta spietato nel rendere un periodo di cambiamento necessario e  dubbi che lo accompagnano, sia per il protagonista che per chi lo circonda.

Primo di un dittico, spero che sia solo la pars destruens di un percorso che lasci qualche speranza: perché altrimenti l’amarezza sarebbe davvero troppa.

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Se basta un fiore

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Giulia Blasi

Max e Clara: due adolescenti separati da una siepe e dall’antipatia che divide le loro famiglie.

Da una parte il giardino dei genitori di Clara, sceneggiatori di sinistra di mentalità aperta e abitudini abbastanza sregolate; dall’altra la famiglia di Max, con un padre palazzinaro senza scrupoli, una madre trofeo, e cinque figli in fuga, ognuno a modo loro.

E poi, un’estate, e un’amicizia che cresce come una pianta: non seminata, non curata, semplicemente perché trova le condizioni perfette per spuntare – ed evolversi.

Ho scoperto un romanzo molto più intelligente e profondo del leggero YA che mi aspettavo; un romanzo che mostra le crepe nascoste in ognuno, e non ha timore di far crescere i personaggi, con le perdite e i guadagni che inevitabilmente segnano l’adolescenza: il cambiamento di sé, il cambiamento degli altri, la mutevole forma dei rapporti umani.

Davvero consigliato.

Oggi forse non ammazzo nessuno

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Randa Ghazy

Jasmine ha ventitrè anni, va all’università, sta lottando contro il matrimonio della sua migliore amica, e sebbene sia religiosa non crede nei fondamentalismi.

Jasmine è una giovane musulmana presa in mezzo: tra Occidente e Oriente, tra religione ed estremismo, tra amici che la vedono come corpo estraneo e correligionari che la vedono come corpo estraneo anch’essi: polemica, ferocemente ironia, provocatoria, cerca di definire la propria identità in un mondo pieno di luoghi comuni, che vorrebbe solo sfatare per esser giudicata per quello che è: una persona, da conoscere.

Ma vincere i pregiudizi degli altri non è nulla rispetto a vincere i propri, e imparare che avere opinioni ben definite e insindacabili su tutto può essere la via della rovina, se non si è disposti a metterle in discussione. Da una parte e dall’altra.

Randa Ghazi scrive un romanzo interessante, in cui riversa tutto il suo dolore e la sua frustrazione (e quella di milioni di musulmani moderati, immagino) alle dichiarazioni spesso gorssolane di opinionisti e giornalisti.

Ma a parte il fatto che Jasmine mi stava fondamentalmente antipatica, che il linguaggio volutamente volgare mi irritava (e non mi cadono perle e rose dalla bocca, credetemi), ho trovato che mancasse un vero confronto: non una parola sul terrorismo, e non una parola sul perché mai i musulmani moderati si pronuncino condannando gli atti più brutali e violenti contro i Paesi che li hanno ospitati.

Finché non saranno quei milioni a far sentire la loro voce e a prendere posizione dubito che si potrà iniziare un vero processo di integrazione; e se i romanzi a tema mi hanno sempre dato fastidio, tanto più lo fanno i romanzi a tema con note di vittimismo, e scarsa predisposizione all’analisi sincera di tutti gli aspetti della questione che pretendono di analizzare.

Queen Street

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Emmanuelle Chateauneuf

Aimee e Melodie: la prima una giovane madre, immigrata in Canada dalle Filippine, coraggiosa e impulsiva. La seconda sua figlia, sette anni e un’immaginazione scatenata, che le permette di trasformare una realtà di emarginazione e solitudine in un mondo incantato di supereroi. E supereroine, ovviamente.

Una storia piccola, di coraggio e amore, difficoltà e successi di ogni giorno, all’interno di una comunità che protegge e aiuta, costituendo una famiglia allargata ricca di calore.

Piacevole, anche se non eccessivamente originale, sguardo sulla comunità orientale in Canada e sulle difficoltà quotidiane degli immigrati nel freddo, lontano Paese del nord.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione.

Nuvole di ketchup

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Annabel Pitcher

Si firma Zoe, ma non è il suo nome.

Ha quindici anni, scrive di notte nella pace di un casotto degli attrezzi che la sua famiglia ha in giardino.

E scrive a un condannato a morte, perché da un anno muore dentro anche lei: la colpa la distrugge, il silenzio la annichilisce. Ha bisogno di parlare, ha bisogno di liberarsi. Ha bisogno di assolversi.

Anche se in realtà, man mano che si procede nella lettura del romanzo, si scopre che c’è ben poco di cui sentirsi in colpa: un tradimento, sì. Un errore, nel rendersi conto che il ragazzo con cui si sta non è quello che si ama. La confusione di un’adolescente che scopre il sesso e il proprio corpo, abbandonata nella mareggiata del desiderio.

Ma, alla fine, all’occhio del lettore si risolve tutto in un triangolo adolescenziale; e per quanto sia gradevole la scrittura dell’autrice, e credibili le dinamiche familiari di Zoe (una madre oppressiva, una sorellina disabile, un’altra sorella che ha bisogno di attenzioni ma non sa come ottenerle) non si può fare a meno di provare irritazione per la sua stupidità, e noia per l’intera vicenda.

Forse, semplicemente, non ho più l’età per i contemporary per ragazzi.

 

Per questo mi chiamo Giovanni

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Luigi Garlando

Se non fosse stato per Chagall non avei mai preso in mano questo piccolo romanzo.

E sarebbe stato un vero peccato, perché la vita di Giovanni Falcone merita di essere ricordata e celebrata, nel coraggio eccezionale di un uomo normale: un uomo che voleva servire lo Stato, liberando i suoi concittadini dall’oppressione di una piovra che, quando ha iniziato a combatterci contro, non veniva nemmeno riconosciuta.

E Luigi Garlando lo fa benissimo: senza prediche, ma con esempi vivi dalla vita quotidiana, e con un brio che travolge  di pagina in pagina.

Un solo neo, per me: manca un indice con brevi biografie di coloro che vengono citati nel testo. Giovanni, certo, ma anche i suoi alleati e i suoi nemici, e le vittime lasciate sul campo dal Mostro.

Anche loro meritano di essere conosciuti e ricordati dai nostri ragazzi, perché sono stati sì parte viva della storia di Giovanni Falcone, ma anche della loro.

Un romanzo da leggere, leggere a voce alta, regalare: perché il coraggio, quello vero, vive in eterno.

Sweet bean paste

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Durian Sukegawa

 

Sentaro si sente un fallito.

Ha rinunciato al suo sogno di diventare uno scrittore, e dopo un periodo in carcere lavora di malavoglia in un baracchino di doriyaki, dolci giapponesi farciti di crema di fagioli rossi. Preferirebbe decisamente lavorare in un bar, data la sua passione per gli alcolici, ma ha un debito da pagare – e la dignità di volerlo saldare.

l’incontro con Tokue, anziana sorridente dalle dita contorte e dal meraviglioso talento per la pasticceria, cambia le carte in tavola per lui e per Wakana, adolescente in cerca di conforto che frequenta il baracchino.

Perché attraverso la scoperta del passato di Tokue i più giovani scoprono anche il coraggio di cambiare, e cercare la propria via, senza lasciarsi influenzare da ciò che è stato.

delicato romanzo sulle seconde possibilità, mette in scena tre generazioni apparentemente sconfitte dalla vita, che nel succedersi delle stagioni prendono in mano il loro destino, riconoscendo il valore di ogni vita, ogni esperienza, ogni attimo.

Da questo bel romanzo è stato tratto un film altrettanto suggestivo, Le ricette della signora Toku: non consiglio l’uno o l’altro, ma solo di goderseli entrambi. 🙂

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^

Calvin

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Martine Leavitt

Calvin ha diciassette anni, e ha sempre sentito una connessione con il personaggio di Calvin and Hobbes.

Il giorno in cui è nato Bill Watterson ha pubblicato l’ultima striscia; suo nonno gli ha messo nella culla una tigre di pezza chiamata Hobbes, amata follemente fino a che non è stata uccisa dalla lavatrice; la sua migliore amica/nemica/vicina di casa si chiama Susie.

Ma quando Hobbes la tigre comincia a comparirgli davanti e gli viene diagnosticata una schizofrenia, il bisogno di incontrare Bill Watterson per chiedergli un’ultima striscia in cui si veda Calvin cresciuto – e sano – diventa impellente.

Inizia così un pellegrinaggio attraverso la distesa ghiacciata del lago Eyre, accompagnato solo da Hobbes e da Susie – che possono essere o non essere reali -, mentre i confini tra realtà e allucinazione sfumano sempre di più, fra la neve.

Delicato e ironico proprio come il fumetto a cui si ispira, Calvin è un romanzo intelligente che tratta senza pietismi un tema importante come la malattia mentale.

The Wendy Project

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Melissa Jane Osborne & Veronica Fish

Una notte di primavera la macchina guidata da Wendy, sedici anni, vola nel lago.

Ne riemergono lei e il fratello John, mentre il piccolo Michael è sparito.

Ma Wendy lo sa, lo ha visto: un ragazzo vestito di verde lo ha portato via in volo, verso la seconda stella a destra.

Nessuno le dà retta, non i suoi genitori, non la psicologa che le chiede di parlare per immagini, affidandole un quaderno.

E nel fondersi di fantasia e realtà, verità e allucinazione, Wendy dovrà trovare la forza di andare avanti.

Delicata storia sul lutto e il senso di colpa tracciata attraverso tavole dai colori acquerellati riprende e sfrutta con originalità la figura di Peter Pan e i suoi comprimari, ricordandone il ruolo originale: colui che accompagna i bambini dopo la morte, perché non abbiano paura.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. 🙂

The sacred lies of Minnow Bly

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Stephanie Oakes

Chi è Minnow Bly?

La violenta adolescente che ha ridotto in fin di vita un ragazzo?

La vittima straniata e straniante di un culto religioso che le ha tolto dodici anni di vita?

La ragazza a cui hanno strappato le mani, o l’assassina del santone a cui tutti si affidavano?

Minnow tace. Tace durante il ricovero in ospedale; tace durante il processo; tace in riformatorio.

Finché l’amicizia con la sua travolgente compagna di cella e la proposta di uno psichiatra dell’FBI – “Parlami, e darò parere favorevole alla tua liberazione” – iniziano a sgretolare prima il complesso muro di credenze che l’ha imprigionata per anni, e quindi la sua solitudine.

Anche se la verità è avvolta in menzogne, e Minnow non ha alcuna intenzione di liberarla…

Affascinante analisi di una ragazza traumatizzata ma forte, che lotta per liberare sé stessa e chi ama; che d’istinto è ribelle, se ribellione vuol dire usare il cuore e il cervello; che sogna e lotta per una vita vera e libera.

Un romanzo sensibile e inquietante sui meccanismi della fede e del potere, sulla forza del gruppo e il coraggio dei singoli, e sulla volontà di cambiamento.