Archivi categoria: horror

Anya’s ghost

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Vera Brosgol

Anya è intelligente, irritabile, ribelle, sempre a dieta: farebbe di tutto per fondersi con i ragazzi della scuola, per far dimenticare le sue origini russe e l’essere sovrappeso, per integrarsi, per trovare amici.

Emily è amabile, socievole, amante della moda e dei ragazzi, e decisamente morta diverse decine di anni prima.

Una caduta in un pozzo, una falange – così piccola, così inoffensiva – e Anya si ritrova con un’amica fantasma: utile, astuta, ma forse un po’ troppo intrigante, forse un po’ troppo prepotente…

Ottima storia di adolescenti e integrazione, vira con eleganza verso l’horror – non solo quello di una storia di fantasmi, ma quello di un’amicizia malata e prevaricante.

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The circle

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Damon Clark & Alyzia Zherno

Nuova città nuova scuola, nuovi compagni: dopo la morte della madre Christian si trasferisce col padre, con l’intento di lasciarsi il dolore alle spalle e riprendere a vivere.

Ma le cose non vanno bene: preso di mira a scuola dai bulli d’ordinanza, si trova attirato in un gruppo di ragazzi ai margini che lo coinvolgono in un rituale spaventoso…

Horror classico che vanta nella veste grafica il suo principale motivo d’interesse, è per il resto privo sia di originalità che di approfondimento: tutti i personaggi sono veramente di carta, senza  motivazioni per le azioni, anche le più orrende, che compiono, e la trama è tremendamente affrettata.

Rimane il dubbio che, nonostante la scarsa originalità della trama, qualcosa di meglio sarebbe potuto nascere se l’autore si fosse preso una trentina di pagine in più, danno carne e sangue ai personaggi.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione.

The creeping shadow

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Jonathan Stroud

 Lucy e Lockwood, George e Holly: vecchia squadra, nuovi inquietanti incarichi all’orizzonte.

E il sospetto – la certezza? – che ci sia in gioco molto di pi di quanto appare, e forze non sovrannaturali, ma altrettanto pericolose con cui avere a che fare.

L’apparizione improvvisa di una congregazione di pericolosi fantasmi in un villaggio nei pressi di londra, la sparizione di Fonti pericolosissime, i tentativi di depistaggio confermano tutti una cosa: che Lockwood e i suoi alleati, vecchi e nuovi, si stanno avvicinando al cuore del nemico – e che il nemico non ha nessuna intenzione di permetterlo.

Toni sempre più cupi, nonostante la sempre smagliante scrittura, per questo penultimo capitolo della serie soprannaturale di Jonathan Stroud: e se i personaggi crescono e i rapporti fra di loro si approfondiscono, mutano, evolvono, non si riesce ad evitare un senso di disagio al pensiero di cosa il diabolico autore possa avere in mente per loro (e per i lettori) nel volume in uscita quest’autunno.

…ma, d’altronde, a distanza di dieci anni io non mi sono ancora ripresa dalla fine della Trilogia di Bartimeus: prendete i miei presentimenti come i lamenti preventivi di un’acciaccata trentasettenne che non vuole -per piacere, signor Stroud! – che le venga fatto ancora del male. XD

Final girls

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Mira Grant

E se la nuova frontiera della psicoterapia fosse l’horror?

Se immergersi, con l’aiuto di un mix di farmaci e sotto rigoroso monitoraggio medico, in uno scenario accuratamente costruito utilizzando tutti i topoi del genere risanasse traumi, cancellasse fobie, ricucisse conflitti, cambiando attraverso l’esperienza (simulata, ma non per il corpo – e il corpo influenza la mente)  quello che siamo, ma in modo sottile, senza modificare la nostra personalità?

E se nel mezzo di una sessione l’orrore si scatenasse davvero nella clinica, e il sogno indotto diventasse davvero una corsa contro la morte per puro, semplice spavento?

Una novella che è un brillante mix di fantascienza e horror, e che con uno stile coinvolgente e brillante, personaggi credibili e un utilizzo geniale dei topoi del genere costruisce una storia che toglie il fiato, chiusa da un finale sorprendente.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^

Unfollow vol. 1

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Rob Williams & Michael Dowling

Il giovane, geniale inventore di un programma di messaggistica in 140 caratteri giace morente sulla sua isola privata.

In giro per il mondo, 140 persone di  ogni religione, razza, condizione sociale, carattere e inclinazione ricevono una notizia che cambierà il loro modo di vivere: il patrimonio multimiliardario del moribondo verrà suddiviso fra di loro – o meglio, fra quanti di loro saranno ancora in vita al decesso del “benefattore”.

Quanti, già oltremodo ricchi, resisteranno alla prospettiva di una ricchezza ancora più straordinaria, e quanti inizieranno una spietata caccia ai loro compagni?

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Sebbene l’idea non fosse originalissima, ma piuttosto una variante (l’ennesima) di Battle Royale o The Hunger Games, come i romanzi appena citati dimostrano lascia un margine notevole all’esplorazione della natura del singolo e delle interazioni fra gli individui e i gruppi – alleanze, contrasti, ribellioni.

Non basta, purtroppo, mettere in campo qualche elemento fantastico e una manciata di personaggi stravaganti al limite del demenziale per costruire delle buone premesse, né come horror né come prodotto in genere.

Dialoghi piuttosto goffi, una sceneggiatura poco efficace e tavole mediocri contribuiscono ad affossare  del tutto un prodotto che poteva comunque rivelarsi interessante.

Ringrazio l’editore per averi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione.

The rattler

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Jason McNamara &Greg Hinkle

Dove può portare l’ossessione? Dove può portare il desiderio di vendetta?  Ci sono dei confini, delle avvisaglie prima di varcare il limite della follia?

Dieci anni fa Steve ha assistito impotente al rapimento della fidanzata, mai più ritrovata, nel buoi di una strada di campagna; da allora si è costruito una carriera mediatica come feroce persecutore di tutti gli autori di crimini sessuali, senza mai rinunciare alla speranza, un giorno, di ritrovarla.

Finché la voce di lei gli arriva dal corpo ancora caldo del padre, e inizia una folle corsa alla ricerca di Catherine – una corsa disseminata di cadaveri, in bilico tra realtà e incubo, ragione e follia.

Scoperta per caso, questa graphic novel è stata davvero un viaggio nell’orrore più profondo, quello dell’animo umano; nessuno è innocente, e ci si abbandona spontaneamente all’abisso delle emozioni più oscure, trasportati dal dolore e dall’ossessione.

Un disegno asciutto e convincente si adatta perfettamente a una storia di crudeltà e follia, in cui non esistono bianco e nero, ma solo tono più o meno opprimenti di grigio.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria ala stesura di questa recensione.

End of days

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Susan Ee

Susan Ee ha scritto una serie che, contro ogni aspettativa, mi ha tenuta incollata alle pagine dei primi due volumi; ritmo incalzante, buone scene sia d’azione che horror, personaggi che mi piacevano e poco romanticismo sono gli ingredienti di una ricetta che mi ha fatto passare più di uno spensierato pomeriggio di relax e divertimento.

End of days, l’ultimo volume della trilogia, è da una parte una conferma, dall’altra una delusione: il ritmo si mantiene sostenuto, ma tra il fatto che l’ormone prende il via e diventa centrale e una chiusura che ho trovato poco soddisfacente non l’ho trovato godibile come gli altri.

Inizio a pensare che l’abitudine di ricavare trilogie – quasi un obbligo, sembra – non possa che essere nocivo: ridotta a due volumi, la storia di Penryn sarebbe stata ancora più godibile nel complesso,e  avrebbe forse evitato una chiusura non all’altezza dei divertenti, piacevolissimi episodi precedenti – anche se, mi direte, il carico di romanticume (e l’ammirazione per splendidi addominali/spalle/altri muscoli assortiti del corpo perfetto di Raffe…) si sarebbe fatto più pesante da prima.

The hollow boy

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Jonathan Stroud

È sempre un piacere affidarsi alle cure della Lockwood & Co., e passare del tempo con i suoi eccezionali agenti: Anthony Lockwood, Esq., Lucy Carlyle e George Cubbins sono una garanzia contro i Visitatori, e vantano la risoluzione di casi estremamente complessi.

Se avete un’infestazione di qualche tipo non esitate a chiamarli!

Certo, non tutto va sempre liscio come l’olio (eufemismo per dire che di solito se la cavano per il rotto della cuffia), ma la loro professionalità (e una notevole dose di fortuna e riflessi rapidissimi XD)  li fa scintillare, sostanzialmente illesi, sotto i riflettori.

Anche se adesso l’arrivo di una nuova collega e due casi particolarmente complessi li metteranno a dura prova, dal momento che si troveranno ad affrontare le entità più difficili da vedere chiaramente: loro stessi e i loro sentimenti.

Brillante nella scrittura, sempre curatissimo nella costruzione del mondo, e con un paio di casi veramente intriganti a impegnare i nostri, The hollow boy è forse il miglior romanzo i una serie già eccellente: le luci e le ombre dei tre ragazzi si approfondiscono, dando vita a caratterizzazioni a tutto tondo e a relazioni complesse fra loro e con chi li circonda, costruendo credibilmente sia trama che personaggi.

Stroud si conferma una scrittore d’eccezione, solido nella struttura e leggero nello stile, e capace di gestire le sue  storie e sia sul breve (il singolo romanzo) che sul lungo periodo  (la serie nel suo complesso), migliorandosi costantemente.

Tabatha

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Neil Gibson & Caspar Wijngaard

Un gruppo di ladruncoli improvvisati; una villetta imbottita di strani oggetti – e con una padrona di casa, Tabatha, che non è decisamente quello che ci si potrebbe aspettare; qualche litro di sangue e diversi arti mozzati; una messe di citazioni da cogliere.

Sono gli ingredienti base di questa  ottima miniserie horror, disturbante e inquietante al punto giusto: Tabatha non è adatta agli stomaci delicati; ma chi è a caccia di emozioni, sebbene declinate in un contesto classico (e ricco di omaggi alla cultura nerd degli anni ’80 e ’90) e non eccezionalmente originali, si regalerà qualche ora di divertimento – e la scoperta di una coppia di artisti quantomeno promettenti.

Tabatha è uscito ieri in America; ringrazio l’editore per avermi fornito la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^

Lafcadio Hearn’s “The Faceless Ghost” and other macabre tales from Japan

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Sean Michael Wilson & Michiru Morikawa

Cosa potevo suggerirvi da leggere nel Giorno dei morti se non una bella raccolta di storie di fantasmi? 😉 Fantasmi giapponesi, spiriti senza riposo, creature che camminano di notte, bellissime donne che non sono quello che sembrano popolano la fantasia di ogni popolo, come scoprì il giornalista Lafcadio Hearn durante molte sere a lume di lampada, ascoltando i racconti della moglie giapponese.

Sono sei (delle decine raccolte durante i suoi anni in Giappone) le storie deliziosamente rese in fumetto dagli autori: tavole raffinate e inquietanti, dialoghi quando possibile adattati dall’originale, e una sensazione di costante disagio accompagnano storie che magari non spaventano, ma ti portano a leggerle ben prima che cali il buio.

Lafcadio Hearn’s “The Faceless Ghost” and Other Macabre Tales from Japan uscirà dopodomani in America; ringrazio l’editore per avermi fornito la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^