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I supereroi detestano i carciofi

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Sébastien Perez & Benjiamin Lacombe

Ingredienti:

  • Pop art, che richiami l’America degli anni ‘60
  • L’arte inquietante e visionaria di Benjamin Lacombe
  • Supereroi
  • Testi brillanti e compositi

Mischiare con cura incorporando grande cura grafica e un formato adeguato, infornare con una buona traduzione e servire il piccolo capolavoro che ne risulta.

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Questo volume è una delizia, un divertissement perfetto per chiunque sia cresciuto (o stia crescendo) a pane e supereroi; l’equivalente su carta di quella divertente gemma che è Gli Incredibili della Pixar, si basa sulla stessa idea: prendere i cliché dei supereroi classici e mischiarli, producendo qualcosa di nuovo che strizza l’occhio al passato, e proprio per questo funziona così bene.

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Se si aggiungono i meravigliosi richiami alla pop art (che dai fumetti ha tratto tanto, tantissimo materiale e che tanto ne ha offerto come ispirazione grafica) e il mestiere eccezionale di un artista come Lacombe, il risultato (ossia, un libro che è un piacere da possedere) è assicurato.

C’era una volta

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Benjamin Lacombe

Non un libro, ma un’opera d’arte – o piuttosto una galleria di opere d’arte, di fiabe che saltano fuori dalla pagina e ti corrono incontro in costruzioni suggestive e raffinate di cartoncino sottile.

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Dodici quadri meravigliosi (la mia preferita è Peter Pan, ma non è facile scegliere…), anche se devo ammettere che è più un regalo che un adulto fa a sé stesso di un libro che possa essere apprezzato da un bambino.

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Gli amanti farfalla

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Benjamin Lacombe

Il Giappone medievale, una giovane donna che non si rassegna al proprio ruolo, un ragazzo che scopre di amarla: ingredienti semplici per una storia semplice, ma illuminata dalle splendide illustrazioni di Benjamin Lacombe, che richiamano fortemente la ricchezza visiva già dispiegata in Madame Butterfly sia per le ambientazioni, insieme dettagliate e sognanti, sia per le farfalle che tutto avvolgono.

Peccato che, come già per Ondine, Lacombe non si confermi all’altezza delle proprie illustrazioni come autore: i testi sono elementari, privi del pathos che una penna più abile avrebbe potuto donar loro, pur nella semplicità della narrazione, di cui si sarebbero potuti sfruttare gli elementi universali.

Rimane, in ogni caso, la meraviglia estetica di un maestro dell’illustrazione al lavoro, anche se non al suo meglio.

Madame Butterfly

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Benjamin Lacombe

“Oh, Butterfly! Non si dice forse che sfiorando le ali di una farfalla la si condanna a morte?”

E compiange il codardo Pinkerton la farfalla delicata che ha condannato a morte, sfiorandola con un amore che non ha voluto riconoscere, bruciando le sue ali come una fiamma con una falena.

Raccontata dal punto di vista di un Pinkerton pentito, la storia tragica dell’incantevole farfalla giapponese si dipana in un lunghissimo affresco tratteggiato dai pennelli di Benjamin Lacombe, maestro ne rendere la bellezza e l’oppressione, la grazia e la fragilità, l’incanto e la morte.

Un libro da toccare e ammirare, ancora più che da leggere; da studiare, alla ricerca dei dettagli raffinati e inquietanti che danno carne e sangue all’arte di Lacombe, al servizio qui di una storia straziante.

Ondine

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Benjamin Lacombe

Una fiaba dark, ispirata a un balletto. Un cavaliere affascinante, una ragazza senz’anima, una nobildonna crudele. Amore, dolore, tradimento. Vendetta.

Il materiale ideale per l’arte romantica e cupa di Benjamin Lacombe.

Peccato che il testo, essenziale e un poco sciatto nella resa, non sia all’altezza della magnificenza delle illustrazioni.

L’erbario delle fate

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Benjamin Lacombe

Credo sia ormai cosa evidente che Benjamin Lacombe ha conquistato il mio cuore – o meglio, se lo contende con la sua eccezionale conterranea Rebecca Dautremer.

Ma se anche non fossi stata fulminata sulla via di Damasco dalla sua inquietante Biancaneve, se pure non mi fossero passate per le mani le morbose illustrazioni che arricchiscono i Racconti del macabro di Poe, le pagine dell’Erbario delle fate mi avrebbero travolto sia con l’originalità della concezione, sia con l’abilità tecnica della realizzazione.

Agli inizi del ‘900 un botanico russo, su incarico di Rasputin, si reca nella mitica foresta di Broceliande per studiarne la vegetazione e cercare l’elisir di lunga vita; ma ben altro che piante vivono nella foresta: minuscole creature dalle curiose fattezze si mimetizzano con le piante, e sembrano possedere eccezionali virtù.

Cosa scoprirà il nostro botanico?

A parte gli splendidi disegni che illustrano la flora e la “fauna” della foresta, è incredibile la mimesi che si ottiene includendo nelle pagine documenti vari, che servono a raccontare la vicenda: il taccuino d’appunti dello scienziato, le lettere a casa, fotografie, articoli di giornale, specchio dei cambiamenti d’animo del protagonista, oltre che delle vicende che lo coinvolgono.

CAPOLAVORO, anche se, come per Principesse dimenticate o sconosciute, ci vuole un adulto per apprezzarne la geniale complessità, non un bambino.

Anche questo, un perfetto caso di mimesi. XD

Per scoprire e sfogliare questa gemma, almeno virtualmente, vi rimando al video postato dal bellissimo blog The untended garden. 🙂

Tales of the macabre

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Edgar Allan Poe & Benjamin Lacombe

Devo ammettere la mia colpa: non avevo mai letto prima i racconti di Edgar Allan Poe, nonostante (tra l’altro) il mio babbo ne fosse un grande estimatore.
Quando l’editore Archaia, via Netgalley, mi ha lanciato l’esca di un’edizione dei racconti illustrata dalla mano morbosa e inquietante di Benjamin Lacombe, l’eccezionale artista francese che ho scoperto con Biancaneve, l’occasione era creata: mesi da parte gli altri impegni librari mi sono dedicata alla golosa ammirazione dell’opera letteraria certo, ma anche della splendida edizione che è stata approntata.

Ed è su questo che mi concentrerò: sulle illustrazioni evocative e macabre, che si fondono con le atmosfere spesso morbose del testo; sulle ghirlande di rovi, ossa e lapidi che incorniciano i testi; sui capilettera illustrati.
Una sorprendente fusione di testo e immagine che ha come scopo l’immersione totale non in un racconto, o in tutti i racconti, ma nelle atmosfere soffocanti, morbose, ossessive che li pervadono – che dai racconti emanano.
Meraviglioso il testo, meravigliose le immagini: ma superiore alla somma delle due parti è il volume nel suo complesso.